Una città nata dall’idea di un uomo solo che tra l’altro non ci abitò mai. Ispirata al modello delle città-giardino inglesi, fu la prima in Italia ad essere completata: camminare per le sue vie significa sentirsi immergere nella natura e nella città allo stesso tempo.
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# Una cooperativa, una legge sulle case popolari e un’idea presa dall’Inghilterra: così nasce Cusano Milanino

L’idea del Milanino nasce da un uomo che non ci abitò mai. Luigi Buffoli, nato a Chiari, nel Bresciano, aveva fondato nel 1886 l’Unione Cooperativa e nel 1909 ne era diventato presidente. Per realizzare un quartiere di case belle ma economiche, il 21 maggio 1909 fu costituita la Società Anonima Cooperativa degli Inquilini di Milanino, che sfruttava i vantaggi della legislazione sulle case popolari, a partire dalla legge Luzzatti del 1903.
Il 31 luglio 1909 Buffoli presentò il progetto al consiglio comunale di Cusano sul Seveso. Il modello era quello delle garden city di Ebenezer Howard, che Buffoli aveva visitato in Inghilterra per prenderne ispirazione. La scelta dei terreni di Cusano ricadde soprattutto sulla convenienza economica, sul gradevole contesto ambientale e sulla vicinanza con Milano, da cui il nome Milanino, cioè piccola Milano.
I primi abitanti arrivarono nella primavera del 1911 e l’edificazione di ville e villette proseguì fino al 1923. Buffoli però non ne vide il compimento: morì nel 1914, a 64 anni, e l’arrivo della Grande Guerra segnò una battuta d’arresto nella crescita del paese. Nonostante questo, e nonostante un uomo che dedicò gran parte della sua vita alla cooperazione senza arricchirsi, la piccola città esiste ancora.
Ma com’è fatta, nel dettaglio, una città giardino progettata a tavolino?
# Il viale di sessanta metri, le strade curve e i lotti immersi nel verde

Il primo piano regolatore del Milanino, firmato dall’ingegnere Giannino Ferrini nel 1909, ha un disegno originale: una grande arteria centrale, l’attuale viale Buffoli, lunga 1,4 chilometri e larga 60 metri, con la zona centrale sistemata a giardino. Ai lati sono previste arterie circolari a nord e a sud, collegate da vie radiali con una grande piazza come fulcro. Il risultato è un impianto basato su un ampio asse alberato rettilineo e su sinuose strade residenziali. Le prime lottizzazioni comprendevano terreni di dimensioni differenti, con lotti compresi anche tra 500 e 1.500 metri quadrati, destinati a ville e villette in stile liberty ed eclettico, immerse tra zone verdi private e pubbliche.
Per chi non poteva permettersi una villa, la Cooperativa Inquilini costruì anche piccole case a schiera, ancora visibili, destinate all’affitto per i soci. L’idea di Buffoli era infatti quella di creare un paese nel quale la casa nel verde non fosse riservata esclusivamente ai ceti più abbienti, ma potesse diventare parte di un progetto cooperativo e sociale. Grazie a Milanino, Cusano sarebbe poi diventato uno dei primi piccoli comuni italiani a dotarsi di una propria pianificazione urbanistica organica.
# L’omaggio a Buffoli e la Società della Seta Artificiale

Ma la città non si è dimenticato del suo papà. Nel 1920, il 24 ottobre, fu inaugurato a Milanino il monumento a Luigi Buffoli, ancora oggi al centro della città giardino, a sei anni dalla sua morte. Progettato dall’architetto Ulisse Stacchini, fu realizzato dall’Unione Cooperativa per ricordare il suo fondatore. Una curiosità riguarda la sua tomba: prima di morire, Buffoli espresse il desiderio di essere sepolto a Cusano, con il viso rivolto al Milanino, la città da lui voluta.
Nel 1914 il Comune aveva deliberato di cambiare la propria denominazione da Cusano sul Seveso a Cusano Milanino, scelta formalizzata l’anno successivo con decreto del 1° agosto 1915. La zona, però, non rimase a lungo soltanto un’oasi residenziale. Nel 1925 si installò a Cusano anche la Società per le Applicazioni della Seta Artificiale, che arrivò a occupare circa 300 persone, mentre nello stesso periodo si sviluppava lo stabilimento Gerli per la produzione del rayon. Gli abitanti del paese, insomma, vivevano in un’oasi di villette ma erano immersi nel lavoro: tra gli operai delle fabbriche, i pendolari verso Milano e le famiglie delle case a schiera. Il giardino, per Buffoli, non era un lusso, ma un modo di abitare la periferia industriale.
E cosa è rimasto, un secolo dopo, di quell’idea?
# Oggi: un centro tutelato che ha resistito al cemento

Dopo un secolo, Milanino mantiene ancora oggi i suoi caratteri originari, nonostante lo sviluppo edilizio del secondo dopoguerra. Il paese è oggetto di una specifica tutela urbanistica e il suo patrimonio storico e paesaggistico è protetto anche a livello regionale: il vincolo ambientale risale al 1984, mentre nel 2010 il Milanino e il suo parterre verde sono stati ulteriormente riconosciuti come area di interesse culturale e paesaggistico. La città è inoltre entrata nel circuito delle Giornate FAI, con ville, viale Buffoli e altri luoghi della città giardino aperti o valorizzati nell’ambito delle iniziative del Fondo Ambiente Italiano.
L’interesse non sta in un singolo palazzo, ma nel contesto urbanistico unitario di primo Novecento. È un esempio quasi unico in Italia di città giardino su modello anglosassone, mentre è spesso indicato anche come la prima città giardino italiana. Camminare per Milanino oggi significa passare dal rettilineo di viale Buffoli alle strade secondarie, dove ville liberty e giardini si alternano a edifici più recenti. Il comune di Cusano Milanino, che nel suo complesso occupa 3,11 chilometri quadrati, conta 19.025 residenti al 1° gennaio 2025 ed è confinante con Cinisello Balsamo, Bresso, Cormano e Paderno Dugnano. Un secolo dopo, il sogno cooperativo di Buffoli è ancora una passeggiata fuori porta: a pochi minuti dalla città, sembra di stare in un altro paese.
Continua la lettura con: Il quartiere delle rane rimasto fermo al Seicento
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