L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari
La storia insegna, nel passato, le proteste, sono quasi sempre partite da un particolare episodio, o da una situazione esasperata. Attualmente, in Francia, appare innescata dai problemi riguardanti la scuola pubblica, in Spagna, dalla carenza o dai costi delle abitazioni. Personalmente, a parte la specificità dei singoli problemi, credo che il fulcro delle proteste sia univoco, dovuto alle estreme DISEGUAGLIANZE SOCIALI, ormai insopportabili, peraltro, vendute spesso come la panacea per lo sviluppo del progresso e dell’economia nel libero mercato, divenute un cancro incurabile ed inoperabile che, peraltro, già in alcuni Paesi, mina nel profondo le stesse democrazie, trasformandole, in Autocrazie.
Un illuminato imprenditore del passato, Adriano Olivetti, sosteneva che nessun dirigente dovesse guadagnare oltre dieci volte lo stipendio minimo pagato in azienda. Questa chiara, lungimirante, razionale affermazione, oggi, appare purtroppo, tristemente patetica. I “manager” di alto livello, guadagnano in tanti casi cifre astronomiche, ma anche a livello inferiore, spesso, centinaia di migliaia di euro, mentre gli stipendi medi, anche dei laureati, soprattutto nel privato, ma non solo, rendono difficile il vivere quotidiano, impossibile l’acquisto di una casa o il solo pagamento dell’affitto. Inoltre, in tanti settori, alcuni persino finanziati con soldi pubblici, si pagano cifre astronomiche rispetto a qualsiasi stipendio da lavoro dipendente, pensiamo a tante posizioni nello spettacolo, nello sport, nei media.
Purtroppo, ciò è dovuto anche alle grandi masse più o meno “canalizzate dalle mode del momento”, che seguono eventi quasi sempre effimeri, senza pensare che in tal modo, fomentano le enormi ed incontrollate diseguaglianze sociali. Solo questo, dovrebbe forse portare delle riflessioni. Del resto, parlo in generale, il circolo appare tristemente vizioso: enormi quantità di denaro consentono di acquisire media e social, con gli stessi, si canalizzano persino i voti. Non è già accaduto in alcuni Paesi del Mondo? I dati sulla libertà di stampa fanno inorridire. Venendo al nostro Paese, la progressività fiscale, anche delle imposte dirette è tremendamente dubbia, un solo esempio: l’imposta sul reddito delle persone fisiche, l’Irpef, prevede una percentuale del 43% per tutti i redditi, ripeto per tutti i redditi oltre i 50.000 euro annui, quindi oltre a tale soglia, un lavoratore che guadagna poche migliaia di euro netti al mese, paga la stessa aliquota fiscale di un milionario o miliardario! Appare una follia in contrasto con la Costituzione, che prevede la progressività fiscale, ma come sempre, viene citata quando conviene. Inoltre, pesa soprattutto sui meno abbienti l’enorme debito pubblico, che preclude adeguati finanziamenti ai servizi fondamentali, come la sanità universale, solo per citare quello forse più importante, ma anche sull’istruzione, sulle carceri, sulla sicurezza. Potrei continuare a lungo. Eppure, spesso, si scaricano le colpe della situazione generale sull’immigrazione, che al contrario, se fosse controllata e regolare, sarebbe un supporto fondamentale per la crescita del Paese ed il mantenimento in salute della previdenza e della sanità, considerando anche la gravissima denatalità che ci affligge. Invece, cosa è stato realizzato o elaborato in questi anni? Di sicuro, lo ripeto, un debito pubblico elevatissimo che rimarrà un macigno per le future generazioni, con interessi annui pericolosamente elevati, cui si aggiungerà tra poco il rimborso del prestito del PNRR, quasi da tutti, citato come una conquista o una panacea per i mali dell’economia. Non basta. Negli anni abbiamo assistito ad un’apertura dirompente al precariato. Poi la parziale distruzione dell’art. 18, una tutela per i lavoratori, conquistata con lotte serrate. Non da ultimo la compressione dei salari, con contratti inadeguati, ma anche per l’eccessiva tassazione sugli stessi, mentre esplodevano quelli di tantissime posizioni dirigenziali, l’esatto contrario di quanto sosteneva Adriano Olivetti, ancora più grave a mio avviso, nel settore pubblico, visto l’enorme debito. Intanto, pagano sicuramente i soliti noti, ed i lavoratori dipendenti e pensionati, in questo caso hanno un ruolo di fondamentale importanza, ai pensionati, si blocca parzialmente persino l’adeguamento all’inflazione, così anche i più fortunati, tra pochi anni, saranno in difficoltà. L’età pensionabile è ormai vicina ai 70 anni, non si poteva fare altro, sostengono alcuni, il Paese rischiava la bancarotta negli anni dello “spread” elevatissimo! Certo, ma bisogna pensarci prima, perché altrimenti, appena si sviluppa qualsiasi crisi (pandemia, economia energia, guerre, ecc) chi ha debito elevato è sempre in estrema difficoltà ! In sostanza comunque, i lavoratori pagano contributi per oltre quarant’anni, per ottenere una pensione media che difficilmente consentirà loro di sopravvivere decentemente, persino per i pochi anni che gli rimarranno da vivere. Il tutto, mentre sanità ed assistenza, hanno sempre meno possibilità di aiutare anche gli anziani bisognosi. Non è questa la situazione reale?
In sostanza, la vita dei cittadini “normali” non appare certo migliorata negli ultimi decenni. Eppure, non si auspicava un Mondo impossibile, dove tutti sono uguali, ma semplicemente un Mondo un poco più giusto, più umano, più vivibile, più eguale, non un serbatorio di diseguaglianze, consono solo alle autocrazie, con gli squallidi pretoriani a difendere i presidi, pagati con cifre assurde rispetto a qualsiasi lavoro. I generatori delle proteste, a mio modesto avviso, in buona parte sono questi. Le giovani generazioni iniziano a reagire. Serve il dialogo costante ed inarrestabile, non la guerra, peraltro combattuta soprattutto dai meno abbienti, con intere generazioni cancellate o massacrate nel corpo e nella mente, servono leggi a tutela della vita dei cittadini, serve una reale progressività fiscale, che riduca drasticamente le abnormi differenze, cause non certo secondarie delle ingiustizie e del disagio sociale.
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