Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha portato in Senato i numeri del censimento della ricettività extralberghiera e ha annunciato che il codice identificativo nazionale è entrato nella cassetta degli attrezzi del fisco. Per chi gestisce un albergo è la prima volta che il confronto con le locazioni turistiche poggia su una base di dati pubblica e verificabile.
Il CIN affitti brevi è diventato lo strumento con cui il governo conta e controlla la ricettività extralberghiera italiana. Nel question time al Senato del 9 ottobre il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha parlato di 590.291 locazioni censite e di 506.296 strutture già dotate del codice. Ha aggiunto che attraverso quel codice è ora possibile verificare flussi fiscali e dichiarazioni dei redditi.
Che cosa dicono i numeri del CIN affitti brevi
Le due cifre vanno lette insieme. Se le locazioni censite sono 590.291 e quelle con codice assegnato 506.296, restano circa 84mila posizioni che il sistema conosce ma che non hanno ancora completato il passaggio. È la zona grigia su cui si concentreranno i controlli, e non è un dettaglio marginale: parliamo di una struttura su sette fra quelle mappate.
Il ministro ha definito il risultato un punto di svolta: grazie al sistema, ha detto in Aula, per la prima volta sono state misurate e catalogate tutte le strutture. Al netto della formula, il senso è che la dimensione del fenomeno smette di essere una stima di parte e diventa un numero con cui tutti devono fare i conti, albergatori e gestori di locazioni brevi compresi.
Come il codice entra nei controlli fiscali
La novità operativa del CIN affitti brevi si chiama Lens, la funzionalità attiva dal 2025 per gli operatori comunali, la Guardia di finanza e la Polizia locale. Nel 2026 l’accesso al sistema si è ampliato in misura rilevante e il perimetro di utilizzo è cambiato: dal controllo amministrativo dell’annuncio si è passati all’incrocio con i flussi fiscali.
Il ministero sta inoltre lavorando con le piattaforme online perché le verifiche sugli annunci diventino sistematiche e periodiche, e non episodiche. Il disegno è quello di una catena chiusa fra banca dati, portali di prenotazione e autorità di controllo. Se funzionerà davvero, è presto per dirlo: l’annuncio riguarda il metodo, non ancora i risultati.
A che punto è la banca dati strutture ricettive
La banca dati strutture ricettive è l’infrastruttura su cui tutto questo si appoggia, e il codice identificativo ne costituisce la chiave di accesso. Nata come anagrafe, sta assumendo la funzione di registro di riferimento per i Comuni che gestiscono l’imposta di soggiorno e per chi programma i servizi su un territorio.
Per un albergatore la differenza è concreta. Fino a ieri, quando segnalava una concorrenza non dichiarata, il suo interlocutore comunale non aveva un elenco a cui attingere. Con una banca dati strutture ricettive popolata e interrogabile, la segnalazione diventa una verifica su un codice, non un’opinione.
Perché le associazioni leggono gli stessi dati in modo opposto
Il contesto è teso. Il 7 ottobre Federalberghi ha diffuso il suo monitoraggio, realizzato con Incipit consulting e Inside Airbnb, parlando apertamente di shadow economy: 571.982 annunci Airbnb in Italia ad agosto 2026, il 7,2 per cento in più in un anno, con il 67,5 per cento pubblicato da chi gestisce più alloggi e il 57,6 per cento disponibile oltre sei mesi l’anno. La lettura dell’associazione è che non si tratti di integrazione del reddito ma di attività economica a tutti gli effetti.
Aigab ha replicato parlando di attacchi scomposti e rivendicando che un comparto dotato di codice, banca dati e controlli fiscali costanti non può essere descritto come sommerso. Le due posizioni sono distanti, ma convergono su un punto che interessa tutti: le regole vanno applicate a chi non le rispetta, non all’intero settore.
Qui sta il passaggio utile per il nostro comparto. Finché la discussione resta sulle etichette, il terreno comune non si trova. Quando si sposta sui numeri del CIN affitti brevi e sulle 84mila posizioni ancora scoperte, il confronto diventa verificabile e le proposte si possono misurare.
Il tavolo del 22 ottobre e la proposta europea
Il 22 ottobre il ministero del Turismo ha convocato alla propria sede un tavolo con le associazioni dell’ospitalità alberghiera ed extra-alberghiera sulla proposta di regolamentazione europea in materia di locazioni brevi. È il secondo appuntamento dopo quello del 16 settembre, al termine del quale Mazzi aveva definito il documento di Bruxelles una minaccia per il ceto medio d’Europa.
Il tema europeo cambia la scala del ragionamento. Una cornice comune sulle locazioni brevi inciderebbe su obblighi informativi, responsabilità delle piattaforme e capacità dei Comuni di porre limiti. Per il nostro Paese significa decidere se il codice identificativo resta uno strumento nazionale o diventa il tassello italiano di un registro europeo.
Sullo sfondo resta la richiesta, avanzata anche da Confindustria Alberghi con il suo piano decennale per il turismo, di smettere di affrontare il tema a colpi di norme separate. La regolazione delle locazioni brevi, l’imposta di soggiorno e la gestione dei flussi sono la stessa partita, come mostrano anche le posizioni espresse dal ministro sull’overtourism.
Che cosa cambia nel lavoro di chi gestisce un hotel
Il primo effetto è informativo. Sapere quante locazioni brevi regolari insistono sulla tua destinazione e quante sono ancora in sospeso ti dà un dato di mercato che prima non avevi, e che puoi usare quando discuti tariffe, stagionalità e posizionamento con il tuo revenue manager o con la tua banca.
Il secondo è relazionale. Le prossime settimane vedranno Comuni e associazioni locali muoversi su regolamenti e controlli. Se la tua struttura fa parte di un consorzio o di un’associazione territoriale, è il momento di portare numeri sulla tua destinazione, estratti dalla banca dati strutture ricettive, invece di posizioni generiche: in questa fase pesa chi arriva al tavolo con i dati in mano.
Il terzo è commerciale, ed è il meno ovvio. Un comparto extralberghiero più regolare non è automaticamente un concorrente più debole: è un concorrente che sale di qualità e di prezzo. La distanza fra un albergo e un appartamento gestito bene non si gioca più sulla regolarità, ma sul servizio, sulla costanza e su quello che una struttura ricettiva sa garantire ogni giorno.
Fonti: question time al Senato del 9 ottobre 2026, dichiarazioni del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi; Ministero del Turismo, convocazione del tavolo sulle locazioni brevi del 22 ottobre 2026; Federalberghi, monitoraggio degli affitti brevi del 7 ottobre 2026 con Incipit consulting e Inside Airbnb; TTG Italia; L’Agenzia di Viaggi; Travelnostop; Ansa.
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