Doppio monito della Commissione europea all’Italia in tema di norme per l’efficienza energetica degli edifici. L’organo esecutivo dell’Unione Europea ha deciso di inviare un parere motivato al nostro Paese, invitandolo a recepire integralmente le norme UE sull’efficienza energetica.
Inoltre, ha invitato l’Italia a presentare il proprio progetto di piano nazionale di ristrutturazione edilizia. Si tratta dello strumento strategico richiesto a ciascun Paese dell’Unione Europea dalla Direttiva Case Green.
Che riflessi possono avere queste decisioni sul nostro Paese e sulla filiera dell’edilizia?
Il doppio monito all’Italia sull’efficienza energetica degli edifici
Il nostro Paese non è l’unico ad aver ricevuto il monito UE su entrambi i fronti, ma questo non è consolante, specie considerando che – nel caso dell’Energy Efficiency Directive – gli Stati membri dovevano notificare le misure di recepimento entro l’11 ottobre 2025. Per quanto riguarda il Piano nazionale di ristrutturazione edilizia, che doveva essere consegnato entro fine 2025, l’Italia non l’ha ancora consegnato.


Come riporta il testo della Direttiva (UE) 2024/1275,
“gli Stati membri dovrebbero stabilire una traiettoria nazionale” per la ristrutturazione progressiva del parco immobiliare residenziale nazionale “in linea con la tabella di marcia nazionale, gli obiettivi 2030, 2040 e 2050 contenuti nel piano nazionale di ristrutturazione degli edifici dello Stato membro”.
In entrambi i casi, l’Italia e gli altri Paesi interessati hanno due mesi di tempo per rispondere e completare il recepimento, nel caso dell’EED, oppure per presentare la bozza del NBRP. Altrimenti, la Commissione potrebbe decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, richiedendo sanzioni pecuniarie.
I passaggi che hanno portato alla decisione della Commissione UE
Nel caso di mancato recepimento integrale delle norme UE sull’efficienza energetica, la Commissione ricorda che gli Stati membri dovevano notificare le misure di recepimento entro l’11 ottobre 2025. La direttiva rifusa introduce misure più ambiziose in materia di efficienza energetica degli edifici per contribuire a ridurre il consumo energetico complessivo nell’UE.
A novembre 2025, la Commissione ha inviato lettere di messa in mora a 26 Stati membri per non aver recepito integralmente la direttiva nel diritto nazionale. Dopo aver esaminato le misure specifiche e le spiegazioni fornite da Italia, Grecia, Malta e Spagna, ha concluso che questi Stati membri non hanno ancora recepito integralmente la direttiva.
Il secondo richiamo riguarda invece il persistente mancato invio del progetto di Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (NBRP). Gli Stati membri avrebbero dovuto inviarlo entro il 31 dicembre 2025.
A seguito delle lettere di messa in mora inviate lo scorso marzo per la mancata presentazione della bozza del Piano nazionale nei termini previsti, l’Italia e altri otto Stati membri non hanno ancora provveduto alla presentazione.
Cosa succede ora in Italia?
Quali sono le conseguenze che rischia l’Italia, dal punto di vista giuridico? In assenza di una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione può decidere di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea con possibili sanzioni pecuniarie; al momento, «anche se la procedura di infrazione non si è ancora conclusa», segnalano Giovanni Ferasin e Andrea Pellizzari, avvocati dello studio Casa & Associati.
Cosa rischia ora l’Italia?
«Se l’Italia prosegue su questa linea, la Commissione potrebbe decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con la possibilità di sanzioni pecuniarie». Il legale è comunque ottimista: «prevedo che entro fine anno l’Italia presenterà una propria proposta per l’adeguamento alla direttiva case Green e EED. Va detto, in ogni caso, che quelli fissati sono obiettivi comunque ambiziosi».
L’importanza della stabilità normativa per le imprese
Dal punto di vista legale, quanto conta avere una certa stabilità normativa quando imprese e investitori devono programmare interventi edilizi su orizzonti di diversi anni? «La prevedibilità normativa è cruciale per entrambi, dato l’orizzonte pluriennale degli interventi urbanistici ed edilizi. Uno sviluppo urbanistico ordinato va fatto sulla base di una normativa certa e contando su un orizzonte temporale lungo anche perché le normative hanno riflessi importanti non solo sull’edilizia, ma anche sull’urbanistica», aggiunge Ferasin.
Riuscire ad attuare quanto prima EED e EPBD è importante. Pur avendo ambiti e finalità differenti, le due direttive sono collegate: quella sull’efficienza energetica fornisce il quadro complessivo, focalizzandosi in particolare sugli edifici pubblici, l’EPBD interviene specificamente sulla prestazione energetica degli edifici.
Cosa attende l’Italia
I due mesi fissati dalla Commissione Europea saranno sufficienti all’Italia per mettersi in regola con le richieste UE? «Volendo fare una previsione più dal punto di vista politico che normativo, data la situazione del patrimonio immobiliare, l’Italia recepirà le misure riguardanti il miglioramento delle prestazioni energetiche entro i due mesi richiesti dalla Commissione UE per quanto riguarda le nuove costruzioni. Per quanto concerne, invece, il patrimonio esistente, o si concederà ai proprietari degli immobili un termine ampio – dai 10 ai 15 anni – per adeguarsi, altrimenti riuscire a elevare l’efficienza energetica degli edifici sarà alquanto difficile, anche con incentivi fiscali favorevoli», afferma Pellizzari. In ogni caso, obbligare i proprietari a intervenire «è una misura politicamente controproducente oltre che difficilmente proponibile». Secondo i due legali, è probabile che l’Italia privilegi un sistema di incentivi pubblici rispetto all’introduzione di obblighi diretti generalizzati per i proprietari privati.
«Ci aspettiamo che l’Italia invii delle controdeduzioni al parere e una regolamentazione concreta sugli incentivi e poi verrà verificato fra diversi anni se questi strumenti hanno dato i risultati sperati», concludono Ferasin e Pellizzari.
La necessità di rispettare i tempi
Per la filiera dell’edilizia, la questione non riguarda quindi soltanto il rispetto delle scadenze europee. Tempi e modalità con cui l’Italia recepirà le direttive e definirà il Piano nazionale di ristrutturazione saranno determinanti per dare a imprese e investitori un quadro normativo più stabile, necessario per programmare gli interventi e valutare gli investimenti. Altrettanto centrale sarà la definizione degli strumenti di incentivo destinati a sostenere l’efficientamento del patrimonio edilizio esistente.
FAQ procedura di infrazione efficienza energetica
Quando la Commissione avvia una procedura di infrazione?
La Commissione europea verifica che il diritto dell’UE sia applicato correttamente e nei tempi previsti dagli Stati membri. Le procedure di infrazione sono utilizzate in modo strategico, dando priorità alle violazioni con maggiore impatto su cittadini, imprese, obiettivi dell’UE e libertà fondamentali.
Le principali violazioni riguardano: mancato recepimento o notifica delle direttive; legislazione nazionale non conforme; violazione di trattati; regolamenti o decisioni UE e applicazione scorretta o mancata del diritto europeo.
L’obiettivo della procedura è assicurare il rispetto del diritto UE nell’interesse generale.
Cosa prevede la Direttiva UE sull’efficienza energetica?
La direttiva stabilisce obiettivi per il consumo e il risparmio energetico, con particolare attenzione alle misure per alleviare la povertà energetica. Prevede inoltre obiettivi per il consumo delle autorità pubbliche e per la ristrutturazione degli edifici di proprietà delle autorità pubbliche. Introduce il principio dell’efficienza energetica come principio fondamentale della politica energetica dell’UE, che impone agli Stati membri dell’UE di considerare l’efficienza energetica in tutte le decisioni politiche pertinenti e nei principali investimenti, nel settore energetico e non solo.
Quali sono le sanzioni previste nel caso di condanna della Corte di Giustizia Europea?
Se si giunge alla condanna per omessa trasposizione di una direttiva legislativa (art. 260, par. 3, TFUE), le sanzioni possono consistere in due tipi: una somma forfettaria o una penalità giornaliera.
Per somma forfettaria si intende una sanzione una tantum basata sulla gravità e sulla durata dell’infrazione, calcolata moltiplicando un importo giornaliero base per i giorni di infrazione, applicando un fattore moltiplicativo specifico per la capacità finanziaria dell’Italia.
La penalità giornaliera, invece, è una multa periodica da pagare per ogni giorno di ritardo a partire dalla sentenza della Corte, calcolata con un importo giornaliero, fino all’avvenuto recepimento completo.
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