Incarichi sospetti per le curatele fallimentari, nuove indagini anche a Foggia. Si allarga l’inchiesta sull’avvocatessa arrestata


L‘inchiesta sull’avvocatessa barlettana Antonella Daleno, finita agli arresti domiciliari insieme al marito Salvatore “Titti” Liso nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità nella gestione delle curatele fallimentari, potrebbe aprire un nuovo fronte giudiziario anche a Foggia. Al centro degli ulteriori accertamenti ci sono gli incarichi di gestore della crisi che la professionista avrebbe ottenuto dalla Camera di commercio, secondo gli investigatori anche grazie all’interessamento del marito, già componente del consiglio camerale.

A riferirlo è La Gazzetta del Mezzogiorno, che nell’edizione del 13 ottobre ricostruisce gli sviluppi dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Trani. Gli approfondimenti ancora in corso potrebbero essere stralciati dal procedimento principale e trasmessi, per competenza territoriale, alle Procure di Bari e Foggia.

Non si tratta, dunque, di un nuovo procedimento già formalmente trasferito alla magistratura foggiana, ma di un possibile sviluppo investigativo che emerge dagli atti dell’inchiesta.

Almeno trenta incarichi e il sospetto delle assegnazioni pilotate

Secondo quanto riportato dal quotidiano pugliese, gli investigatori stanno approfondendo l’assegnazione di almeno trenta incarichi di gestore della crisi ottenuti da Daleno attraverso la Camera di commercio.

L’ipotesi investigativa è che il marito Salvatore Liso possa aver favorito l’attribuzione delle pratiche alla professionista grazie ai rapporti maturati all’interno dell’ente camerale.

Un aspetto che avrebbe assunto ulteriore rilevanza dopo l’agosto 2024, quando Daleno, venuta a conoscenza della scoperta degli ammanchi nelle curatele fallimentari, avrebbe deciso di rinunciare agli incarichi e valutato persino la cancellazione dall’Ordine degli avvocati.

Le intercettazioni, tuttavia, avrebbero restituito agli investigatori un quadro differente.

Nonostante le rinunce formali, la professionista avrebbe continuato a occuparsi delle pratiche attraverso altri soggetti.

“Avendo rinunciato ai vari incarichi”, scrive il gip nell’ordinanza citata dalla Gazzetta, Daleno, insieme al marito e ad altre persone riconducibili alla Camera di commercio, avrebbe continuato a operare “dietro le quinte”.

Nelle conversazioni intercettate, la stessa avvocatessa si sarebbe definita “gestore di fatto” delle procedure.

Le pratiche riassegnate e il possibile coinvolgimento delle Procure di Foggia e Bari

È proprio questo il passaggio che potrebbe determinare l’apertura di ulteriori filoni investigativi.

Secondo la ricostruzione pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno, dalle intercettazioni sarebbe emersa la disponibilità di un referente dell’Organismo di composizione della crisi a consentire a Daleno di continuare a gestire informalmente alcune pratiche di sovraindebitamento, nonostante fossero state riassegnate a un altro professionista.

Gli inquirenti ipotizzano un meccanismo finalizzato a indirizzare le procedure ancora economicamente remunerative verso un soggetto vicino all’avvocatessa.

Si tratterebbe, secondo l’ipotesi accusatoria, soprattutto di incarichi per i quali restavano da incassare acconti e rispetto ai quali Daleno aveva già svolto una parte consistente dell’attività professionale.

Il sospetto è che le pratiche siano state trasferite a un professionista con il quale la donna avrebbe potuto concordare le modalità di fatturazione.

Su questi rapporti e sulle modalità di gestione degli incarichi sono ancora in corso accertamenti che potrebbero approdare anche alla Procura della Repubblica di Foggia.

Al momento, tuttavia, non sono precisati nell’articolo della Gazzetta i singoli incarichi eventualmente riconducibili al territorio foggiano, né le ragioni specifiche della possibile competenza della magistratura dauna.

I 200mila euro sottratti alle curatele e le misure cautelari

L’indagine principale, coordinata dai pubblici ministeri Marco Gambardella e Francesco Tosto, era partita da una denuncia del direttore della cancelleria fallimentare del Tribunale di Trani, successiva alla segnalazione di movimenti sospetti da parte di Banca Intesa sul conto di una procedura.

Daleno, 63 anni, già giudice onorario a Potenza, è accusata di essersi appropriata di circa 200mila euro provenienti dai conti di sette procedure fallimentari delle quali era curatrice.

Secondo l’accusa, avrebbe successivamente tentato di sottrarre il proprio patrimonio alle pretese del fisco e degli altri creditori, con il presunto coinvolgimento di familiari e professionisti.

La Procura aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per cinque indagati. Il gip Zeno ha invece disposto gli arresti domiciliari per Daleno e il marito Salvatore Liso.

Per l’avvocato barese Francesco Romanello Pomes, difeso da Gaetano Sassanelli, è stata applicata un’interdizione di sei mesi. Interdizione di tre mesi per la notaia Francesca Paola Napoletano e sospensione di sei mesi per Ignazio Portoghese, funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Bari.

Disposti inoltre il divieto di dimora ad Andria per Giuliana Liso, sorella di Salvatore, e per il marito Domenico Eugenio Di Camillo, e il divieto di dimora a Barletta per Rosaria Daleno, sorella dell’avvocatessa.

Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono peculato, corruzione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il giudice, tuttavia, non ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza in relazione all’ipotesi di trasferimento fraudolento di valori.

La difesa: “Beni venduti per restituire le somme”

Intanto prendono il via gli interrogatori di garanzia.

Daleno e Liso, assistiti dall’avvocato Mario Malcangi di Trani, potranno fornire la propria versione dei fatti.

La professionista, secondo quanto ricostruito dal quotidiano, era già stata interrogata due anni fa e aveva ammesso le proprie responsabilità in relazione ai prelevamenti dai conti delle curatele.

La linea difensiva sostiene che i coniugi abbiano venduto negli ultimi anni i propri beni per restituire le somme dovute al nuovo curatore fallimentare.

Una ricostruzione diversa da quella prospettata dall’accusa, secondo la quale alcune compravendite immobiliari sarebbero state organizzate per sottrarre il patrimonio alle pretese dell’Agenzia delle Entrate.

Nei prossimi giorni saranno ascoltati anche gli altri professionisti destinatari delle misure interdittive.

Resta aperto, intanto, il capitolo degli incarichi di gestione della crisi. Un filone che potrebbe estendere l’attenzione della magistratura oltre il territorio di Trani, coinvolgendo anche Bari e Foggia, qualora gli approfondimenti investigativi confermassero la necessità di trasmettere gli atti alle Procure territorialmente competenti.

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