È stata presentata oggi a Villa Lubin la Relazione annuale del CNEL sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini. (Clicca qui per leggere la notizia)
La relazione, predisposta e inviata al Parlamento e al Governo, è prevista dall’articolo 10-bis della cosiddetta “Legge Mattarella” (n. 936/1986) che disciplina il funzionamento e le attribuzioni del CNEL, e introdotta dalla riforma del lavoro pubblico del 2009 (n.15/2009).
Ha aperto i lavori il presidente del CNEL Renato Brunetta. Sono intervenuti la consigliera, Marcella Mallen, Filippo Patroni Griffi, giudice della Corte Costituzionale, Monica Parrella, coordinatrice unità di missione PNRR della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Francesco Maria Chelli, presidente ISTAT.
BRUNETTA: IL PNRR SI CHIUDE MA IL SUO METODO DEVE RESTARE
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) si chiude, ma il metodo che ha portato nella pubblica amministrazione deve diventare permanente. È il messaggio del presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), Renato Brunetta, che ha aperto i lavori. La Relazione viene trasmessa ogni anno a Parlamento e Governo. Quest’anno il documento coglie il passaggio dalla stagione straordinaria del Piano all’amministrazione ordinaria. “Per cinque anni gli uffici pubblici hanno lavorato con il cronometro dei target e delle milestone in mano, una verifica ogni sei mesi, ogni rata europea legata a un risultato”, ha ricordato Brunetta. Chiuso il Piano, resta da capire se quella disciplina sopravviverà. “La risposta della Relazione è netta. Nella pubblica amministrazione il PNRR ha lasciato soprattutto un metodo, e quel metodo ha già cominciato a generare altre riforme”. Il “metodo PNRR”, secondo Brunetta, deve diventare “un metodo permanente di amministrazione e di governo, oltre la durata dei singoli programmi e dei singoli esecutivi”. “Il PNRR si chiude. Il suo metodo deve restare. Target e milestone, appunto”, ha aggiunto.
PNRR STRESS TEST SUPERATO DA MACCHINA PUBBLICA E POLITICA
“Il PNRR è stato un grande stress test della capacità amministrativa del Paese. Cinque anni di ‘stress formativo’ hanno fatto bene alla macchina pubblica”. Per Brunetta “la prova è stata superata”. La Corte dei conti ha rilevato un’attuazione in linea con gli impegni europei, e le stime richiamate nella Relazione attribuiscono al Piano circa un punto di prodotto interno lordo di crescita aggiuntiva all’anno tra il 2021 e il 2025. La prova, ha osservato Brunetta, ha riguardato anche la politica. “Il PNRR è stato impostato dal governo Conte II, rivisto e avviato dal governo Draghi, modificato e portato a compimento dal governo Meloni. È forse l’eredità istituzionale più importante del Piano”.
IL PNRR HA RIPRESO L’IMPIANTO DELLA RIFORMA DEL 2009
Senza la riforma della macchina pubblica, collocata tra le riforme orizzontali del PNRR, “nessun investimento sarebbe arrivato a terra”, ha ricordato Brunetta, presidente del CNEL e ministro per la Pubblica amministrazione nel governo Draghi. Quella stagione si aprì nel marzo 2021 con il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, firmato a Palazzo Chigi con le confederazioni sindacali. Riprendeva l’impianto del decreto legislativo n. 150 del 2009, che legava obiettivi, misurazione, valutazione, trasparenza e premialità. “Un decreto dalla vita difficile, che dopo tante modifiche, osserva la Relazione, resta la disciplina di riferimento”. Le due stagioni si tengono nel Piano integrato di attività e organizzazione, che ha riunito in un solo documento i tanti piani di ogni ente, segnando il passaggio “da una logica di adempimento a una programmazione integrata”.
CONCORSI CHIUSI IN SEI MESI CONTRO I DUE ANNI DI PRIMA
Nella pubblica amministrazione il PNRR “ha agito come un modello generativo. Oggi un concorso si chiude in media in circa sei mesi, contro i due anni di prima”, ha sottolineato. Il portale inPA conta 2,7 milioni di iscritti, più della metà sotto i quarant’anni. Syllabus, il programma per la formazione partito nel febbraio 2022, ha superato il milione di utenti. Sul digitale, secondo Brunetta, il Piano ha dato una dimensione di sistema a un percorso cominciato prima. Tra il 2008 e il 2011, quando lo stesso Brunetta era ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, arrivarono il certificato medico online, la posta elettronica certificata e la riscrittura del Codice dell’amministrazione digitale. Il PNRR ha aggiunto la migrazione al cloud e la Piattaforma digitale nazionale dati.
PRIMI RISULTATI MA AMMINISTRAZIONE A DUE VELOCITÀ
Gli effetti del PNRR sulla pubblica amministrazione “cominciano a vedersi”, ha evidenziato ancora il presidente del CNEL, ma “non tutto procede allo stesso passo”. Il programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori ha superato i tre milioni di beneficiari. Il programma è gestito dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, guidato da Marina Calderone. Gli organici dei centri per l’impiego sono cresciuti di un quarto, e l’abbandono precoce degli studi è sceso all’8,2%. “I ministeri lavorano ancora troppo spesso per silos”, ha osservato Brunetta, e le difficoltà più serie si concentrano nei piccoli comuni e nelle aree fragili, sugli interventi più complessi da gestire. Il Mezzogiorno invece “ha mostrato in molti ambiti una elevata capacità di esecuzione”.
PAGARE MEGLIO CHI LAVORA MEGLIO
“Pagare meglio chi lavora meglio resta la regola da cui ripartire”, ha proseguito Brunetta. Le competenze digitali di base restano sotto la media europea, le amministrazioni faticano ad attrarre ingegneri, informatici e statistici, e troppi vincitori di concorso rinunciano al posto. “Una parte della risposta sta nelle retribuzioni, sotto la media europea in diversi comparti”, ha osservato. “I guadagni di efficienza ottenuti con il Piano vanno misurati e restituiti in parte a chi li produce, con carriere e premi differenziati, come già prevedeva il decreto del 2009”.
PASSARE DAGLI OUTPUT AGLI OUTCOME
Quasi un cittadino su due segnala difficoltà a raggiungere il pronto soccorso, e nei piccoli comuni la quota sale a quasi tre su quattro. “La qualità dichiarata dalle amministrazioni e quella vissuta dalle persone possono divergere molto”, ha osservato. Brunetta ha ricordato le faccine di “Mettiamoci la faccia”, comparse agli sportelli nel 2009, quando “qualcuno sorrise”. “Servivano a trasformare l’esperienza dei cittadini in informazione, l’informazione in misurazione, la misurazione in correzione dei processi. Oggi l’intelligenza artificiale offre strumenti molto più evoluti”. Il filo conduttore della Relazione, ha spiegato, è il passaggio dagli output agli outcome. “Conta sapere se un’amministrazione ha speso bene le risorse. Conta di più sapere se ha ridotto i tempi, semplificato la vita di cittadini e imprese, accorciato le distanze tra territori”.
ORA SERVONO AMMINISTRAZIONI CONNESSE TRA LORO
“Abbiamo costruito amministrazioni digitali, adesso servono amministrazioni connesse tra loro, perché il cittadino non debba fornire due volte un dato che un ufficio pubblico già possiede”. Brunetta ha indicato l’interoperabilità e il principio del “once only” come il primo terreno su cui rendere permanente il metodo del PNRR. Il secondo è l’ascolto. “Il CNEL continuerà a guardare all’amministrazione dalla parte di chi la usa”, ha detto. Anche quest’anno le parti sociali e le associazioni dei consumatori hanno segnalato le buone pratiche candidate al premio “Impatto PA”. “Governo e Parlamento sapranno fare la loro parte per una pubblica amministrazione finalmente alleata ai cittadini-clienti”.
MALLEN: DAI SERVIZI EROGATI ALL’IMPATTO SULLA VITA DELLE PERSONE
La consigliera CNEL Marcella Mallen, coordinatrice generale della Relazione, ha richiamato la necessità di consolidare i progressi realizzati, per rendere strutturale il cambiamento. “Il rapporto – ha evidenziato – intende leggere e misurare se, a fronte di investimenti e riforme, corrisponda un effettivo miglioramento della qualità delle amministrazioni e dei servizi. Non basta misurare quanto la Pubblica Amministrazione fa o quanto spende: occorre valutare l’impatto concreto dei servizi sul benessere delle persone, delle comunità e delle imprese. È questo il salto culturale necessario: passare dalla rendicontazione formale alla responsabilità sostanziale, mettendo al centro i risultati e i cittadini, cercando di colmare i persistenti divari sociali e territoriali”.
GRIFFI: LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DEVE CREARE VALORE PUBBLICO, NON BASTA L’EFFICIENZA
“Non basta l’efficienza dell’amministrazione, ma bisogna capire quanto valore pubblico viene creato dall’operato della PA”, ha sottolineato Filippo Patroni Griffi, giudice della Corte Costituzionale, evidenziando la necessità di misurare l’impatto concreto dei servizi pubblici sul benessere dei cittadini. Patroni Griffi, ha ribadito l’importanza di valorizzare le competenze dei dipendenti pubblici, valutare le performance e rafforzare la trasparenza. Sul Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) ha osservato che “la sfida vera è il passaggio dall’integrazione formale di questi strumenti a un’integrazione sostanziale”. Centrale anche la semplificazione: “Bisogna riuscire a coniugare forza dell’amministrazione e semplicità nel suo operato”. Inoltre, ha evidenziato l’importanza del monitoraggio e, quindi, del lavoro di analisi svolto dal CNEL con la Relazione annuale. Ha infine auspicato che il metodo PNRR diventi permanente, per riuscire “a essere bravi anche nell’ordinario”, senza dover ricorrere alle emergenze.
PARRELLA: PASSARE DALLA CULTURA DELL’ATTO ALLA CULTURA DELLA PERFORMANCE
“Dobbiamo passare da un’amministrazione che misura prevalentemente ciò che fa a un’amministrazione capace di misurare ciò che produce”, ha sottolineato Monica Parrella, coordinatrice dell’Unità di missione PNRR presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, evidenziando la necessità di superare la cultura dell’atto per transitare alla cultura della performance. Ricordando l’esperienza maturata nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha ribadito che “il buon andamento non può esaurirsi nella correttezza formale degli atti ma deve tradursi nella capacità di conseguire i risultati”. Centrale per Parrella è anche l’investimento sul capitale umano, definendo la formazione “un’infrastruttura immateriale dello Stato” e richiamando il superamento della logica dei silos burocratici. Infine, guardando alla stagione post-PNRR, ha esortato i dirigenti pubblici a non disperdere le competenze e il metodo acquisiti, rendendo strutturali la cooperazione e la misurazione dei risultati.
CHELLI: SENZA COMPETENZE DIGITALI RISCHIAMO DI ACCRESCERE I DIVARI NELL’ACCESSO AI SERVIZI PUBBLICI
“Nel 2025 soltanto il 54,3% delle persone tra i 16 e i 74 anni possedeva competenze digitali almeno di base, a fronte di un obiettivo europeo dell’80% entro il 2030”, ha affermato il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, evidenziando inoltre che “la mancanza di competenze digitali può generare forme di esclusione sociale e accrescere i divari nell’accesso ai servizi”. Il presidente dell’Istat ha richiamato inoltre la necessità di rafforzare la capacità della pubblica amministrazione di misurare i risultati e migliorare la qualità delle prestazioni, attraverso dati più tempestivi e dettagliati, capaci di restituire le differenze territoriali. Tra le sfide decisive per la trasformazione della PA, Chelli ha indicato anche lo sviluppo delle competenze, il ricambio generazionale e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi amministrativi. Una transizione che, ha rimarcato, richiede interoperabilità dei dati, governance, trasparenza e supervisione umana, affinché l’innovazione tecnologica si traduca in servizi più semplici, tempestivi e accessibili a cittadini e imprese.
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