Nel 2025 la povertà in Italia si conferma un problema sociale di ampie dimensioni e sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Secondo il più recente report diffuso dall’Istat, le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2,1 milioni (pari all’8,0% del totale), coinvolgendo più di 5,4 milioni di persone (il 9,3% dei residenti). A queste si affiancano oltre 2,8 milioni di famiglie in povertà relativa (il 10,8%), per un totale di quasi 8,7 milioni di individui che vivono sotto la soglia convenzionale di spesa.
Per comprendere meglio questi numeri occorre fare una distinzione divulgativa: la povertà assoluta indica l’impossibilità di sostenere la spesa minima mensile per acquistare i beni e i servizi essenziali (alimentazione, casa, vestiario, salute); la povertà relativa, invece, misura la disuguaglianza economica rispetto allo standard di consumo medio del Paese, che per una famiglia di due persone si attesta nel 2025 su una soglia di 1.231,01 euro mensili.
Il quadro territoriale: Nord-Ovest, Piemonte e realtà locali
Mentre il Mezzogiorno registra le percentuali di povertà assoluta più elevate (con un’incidenza familiare del 9,6%) , il Nord-Ovest presenta numeri di grande rilevanza sociale: sono infatti 568mila le famiglie in povertà assoluta (pari al 7,7% dei nuclei residenti), coinvolgendo 1 milione e 388mila individui (l’8,8% della popolazione dell’area). Per quanto riguarda la povertà relativa, nel Nord-Ovest l’incidenza si attesta al 7,8% delle famiglie.
Nel contesto piemontese, i valori delle soglie di povertà assoluta variano in base alla tipologia familiare e alla dimensione del comune: ad esempio, per un adulto solo, tra i 30 e i 59 anni, residente nel centro di un’area metropolitana in Piemonte, la soglia minima calcolata dall’Istat è pari a 933,04 euro mensili. Per una realtà territoriale come la provincia di Cuneo – caratterizzata da un tessuto diffuso di piccoli e medi comuni collinari e montani – è significativo osservare il dato nazionale sui comuni fino a 50mila abitanti (non periferici), dove l’incidenza della povertà assoluta è scesa al 7,4%.
I fattori di rischio: casa, lavoro e cittadinanza
L’analisi dell’Istat individua le principali fragilità economiche:
• L’abitazione in affitto: vivere in locazione rappresenta uno dei fattori di maggiore vulnerabilità. Tra le famiglie in affitto la povertà assoluta tocca il 20,9% (quasi 1 milione di nuclei), contro il 4,5% stimato per le famiglie proprietarie dell’immobile.
• Istruzione e tipo di impiego: il titolo di studio e la qualifica professionale rimangono elementi protettivi determinanti. Se la persona di riferimento della famiglia possiede almeno il diploma superiore, l’incidenza della povertà scende al 4,4%, contro l’11,9% di chi ha la licenza media e il 12,3% di chi si ferma alla licenza elementare. Inoltre, lavorare non è sempre sufficiente: tra le famiglie guidate da un operaio o assimilato, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 14,3%.
• La cittadinanza: l’incidenza della povertà assoluta è pari al 5,9% tra le famiglie di soli italiani, ma sale al 26,7% tra quelle in cui è presente almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% per i nuclei composti esclusivamente da cittadini stranieri. A livello individuale, risulta in povertà assoluta il 29,8% degli stranieri residenti, a fronte del 7,3% degli italiani.
Focus Save the Children: l’allarme sulla povertà minorile
Il dato che solleva le maggiori preoccupazioni riguarda i più giovani: in Italia sono 1,14 milioni i minori in povertà assoluta, pari al 12,5% del totale dei residenti sotto i 18 anni (ovvero un minore su otto). Nelle famiglie numerose con 3 o più figli minori, la quota di povertà assoluta sale fino al 17,7%.
Reagendo ai dati Istat, l’organizzazione Save the Children ha sottolineato la presenza di una “profonda ferita sociale nel nostro Paese, che nega ad un’intera generazione di bambine, bambini e adolescenti pari opportunità di crescita e la possibilità di far fiorire i propri talenti“.
Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni istituzionali di Save the Children, ha dichiarato: “In Italia la povertà minorile non è un fenomeno temporaneo, ma sempre più una condizione cronica. Si sta consolidando sotto i nostri occhi come un fattore strutturale che si tramanda dai genitori ai figli, cristallizzando le disuguaglianze e bloccando sul nascere l’ascensore sociale del Paese”.
In vista dei prossimi provvedimenti normativi, Save the Children chiede risposte concrete alle istituzioni: “In vista del varo della nuova legge di bilancio, chiediamo con forza che il contrasto alla povertà minorile venga posto al centro dell’agenda politica attraverso interventi strutturali e di lungo periodo, capaci di agire su più fronti“.
Tra le priorità operative indicate dall’organizzazione figurano:
- 1. La mensa scolastica gratuita nella scuola primaria: garantire il servizio a tutti gli alunni, a titolo gratuito per chi vive in povertà (attualmente poco più di 6 bambini su 10 usufruiscono della mensa in Italia).
- 2. Spazi socioeducativi aperti sul territorio: creare luoghi pubblici accessibili anche nel pomeriggio, la sera, nei fine settimana e durante l’estate per offrire attività culturali, sportive e supporto educativo o psicologico.
“La povertà minorile non è un destino inevitabile: servono politiche pubbliche all’altezza della sfida e investimenti strutturali nell’infanzia, perché nessun bambino o bambina debba pagare il prezzo delle disuguaglianze“, ha concluso D’Errico.
Un impegno per il territorio
La povertà porta spesso le famiglie a dover tagliare le spese non strettamente legate alla sussistenza immediata, riducendo l’accesso ad attività sportive, culturali e formative per i figli. Per una regione produttiva come il Piemonte e per una provincia articolata come quella di Cuneo, la sfida posta da questi dati risiede nel rafforzamento dei servizi socio-educativi e delle reti d’aiuto locali, per evitare che il disagio economico attuale si trasformi in una trappola per il futuro dei più giovani
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