Giuseppe Sepe, candidato di AreaDg per il collegio giudicante 3, la magistratura, pur essendo uscita vincitrice dal referendum, ha comunque ammesso che occorre farsi carico delle storture emerse durante il dibattito. Come farlo nel nuovo Csm?
Il prossimo Csm dovrà riguadagnare la fiducia dei cittadini nella giustizia. Abbiamo raggiunto i target Pnrr riducendo la durata dei processi e abbattendo l’arretrato. Un traguardo storico. Ora servono interventi mirati e risorse per consolidare i risultati e migliorare l’efficienza. Deve cessare, invece, la continua propaganda contro un’istituzione fondamentale come la magistratura. Occorre più senso di responsabilità da parte di tutti.
Nella mozione dell’assemblea Anm approvata a maggio leggiamo: “È necessario che il Csm incida sui limiti della propria discrezionalità nel conferimento degli incarichi, mediante l’introduzione di criteri a priori, stringenti, trasparenti e verificabili”. Bisogna dunque rivedere il Testo Unico sulla dirigenza?
A fine 2024, recependo la riforma Cartabia, il Csm ha riscritto le regole per l’accesso alla dirigenza adottando criteri più stringenti e riducendo la propria discrezionalità. C’è stato anche un primo “tagliando”. Si tratta ora di monitorare gli effetti del Testo Unico correggendo le criticità ed evitando eccessi burocratici. Nessuno può dirsi soddisfatto di un sistema che conduca a scelte formalmente corrette, ma non sempre capaci di individuare dirigenti all’altezza. Il principale criterio di scelta deve essere l’esperienza maturata nell’esercizio della giurisdizione. Con serietà e impegno ce la faremo.
Il gruppo “Facciamo presto” chiede al Csm maggiore trasparenza: “Il Csm deve rendere più semplice conoscere ciò che decide, perché lo decide e quali effetti producono le sue decisioni”. Concorda? E non sarebbe utile creare pagine per le decisioni di ogni singolo consigliere in modo da dimostrare che non decide per appartenenza al gruppo ma in autonomia?
I colleghi di “Facciamo Presto” toccano un tema importante perché la complessità della macchina consiliare rende difficile reperire notizie, esiti, informazioni. E questo favorisce la ricerca di canali poco trasparenti. Non va bene. L’impegno mio e di AreaDg sarà quello di rendere tutto molto trasparente e di facile accesso. Occorre rivedere la piattaforma digitale del Consiglio e permettere la lettura immediata di tutta l’attività. Utile anche favorire il confronto tra consiglieri e magistrati prima dell’adozione delle delibere di carattere generale. Infine, una semplificazione delle circolari è necessaria.
Nel vostro programma promuovete una “magistratura orizzontale”: quale la ricetta per sminare allora la mania di carrierismo?
Dobbiamo ritornare alla Costituzione per la quale i magistrati sono titolari di un potere diffuso che fa da scudo all’autonomia e l’indipendenza. Nelle procure come nei Tribunali la gerarchia e il verticismo pesano. La corsa alla carriera negli ultimi anni ha scatenato appetiti e smanie. L’enfasi sulla dirigenza produce anche disimpegno di chi dirigente non è. Al contrario, è necessario che tutti i magistrati si sentano coinvolti nell’organizzazione. La dirigenza andrebbe resa più partecipata, riducendo il numero dei semidirettivi e pensando a strutture organizzative più leggere. Occorre altresì una temporaneità effettiva degli incarichi dirigenziali, affinché restino una parentesi, un’esperienza nel percorso professionale. Questo servirebbe a evitare le “carriere parallele”. È un discorso culturale che va ripetuto fino alla noia. Servono riforme adeguate.
Cosa ne pensa della discesa in campo di Cosimo Ferri? Se venisse eletto non sarebbe una restaurazione pericolosa per l’immagine di una magistratura che vuole chiudere con quel passato?
Grazie all’impegno di tutti noi, si voterà e non ci sarà il sorteggio. Io ho sempre rispetto per le scelte degli elettori, anche quando non le condivido. Mi auguro che tutti i componenti togati facciano argine contro le interferenze della politica e le campagne di stampa contro i colleghi più esposti. In un passato recente alcuni componenti togati sono stati organicamente alleati ai componenti laici. Spero che Cosimo Ferri, se dovesse essere eletto, non ripeta questi errori e smentisca chi dice che rischia di essere l’undicesimo componente laico.
Lei rappresenta la magistratura emergente. Non le sembra dunque anacronistico che tre ex tra segretari e presidente Anm si siano candidati?
Ci vuole una via di mezzo tra il contributo di profili di grande esperienza e quello di forze nuove e più fresche. Il gruppo di AreaDg punta su magistrati più giovani e meno titolati, accanto a candidati di lungo corso. Un mix di esperienza e freschezza di idee è il cocktail migliore.
Lei ha sempre svolto le funzioni di giudice. Ora si parla molto di una AI che potrebbe soppiantarvi. Sente questo pericolo e cosa fare per governare il fenomeno?
L’IA è una grande innovazione e sarebbe miope rifiutarla in blocco. Però la giurisdizione è un settore sensibile e strategico che deve restare a guida umana. Nessuno si fiderebbe se a decidere una causa fosse un’IA. Ma ciò non significa vietarne l’utilizzo. Dal canto suo il Csm dovrà rivendicare il proprio ruolo governando l’implementazione della IA nella giustizia. Il tema sarà al centro del prossimo congresso nazionale dell’Anm a Napoli.
Teme la candidatura dei cosiddetti “indipendenti”?
Gli indipendenti mi sono simpatici, come tutti gli sfidanti. Tuttavia, si sono raggruppati tra loro sfruttando opportunisticamente il sistema elettorale e mettendo a fattor comune l’unico elemento che li accomuna: la mancata appartenenza a un gruppo. Mi sembra un po’ poco, soprattutto perché, al di là di questo, esprimono posizioni anche molto diverse. Il voto dato a un indipendente potrebbe così favorire un altro candidato collegato che sostiene idee diametralmente opposte. Non credo che l’elettore ne sarebbe contento. In ogni caso, vinca il migliore!
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