Ci sono imprese che nascono da un business plan e altre che nascono da un problema da risolvere. Chaletô, società canadese specializzata in affitti brevi con sede in Quebec, appartiene alla seconda categoria. Dietro i suoi oltre 500 tra chalet e appartamenti c’è un gruppo di sei amici usciti dall’università, ciascuno già impegnato in un altro lavoro, che ha deciso di mettere i risparmi in un’unica baita. A raccontare questo percorso è Samuel Sévigny, 32 anni, cofondatore e direttore marketing dell’azienda.
Sei amici, un’idea: investire nel mattone insieme
Tutto comincia nel 2016. Samuel e i suoi amici sono freschi di laurea, hanno già un impiego e un desiderio comune: investire nel settore immobiliare, diversificare e costruirsi una base solida per il futuro. Nessuno di loro, da solo, aveva la forza economica per fare il grande salto.
L’intuizione arriva da uno dei sei, che possedeva già alcuni condomini nel centro di Québec e propone al gruppo una strada diversa. Invece di muoversi ognuno per conto proprio, perché non investire tutti insieme, costruire una baita da destinare alle locazioni turistiche e gestirla in prima persona?
La risposta del gruppo è sì. Il primo chalet viene lanciato nel 2019, il secondo nel 2020, in pieno periodo Covid, quando il turismo di prossimità e le vacanze in mezzo alla natura diventano una delle poche alternative ai viaggi internazionali. Nel 2022 il gruppo possiede e gestisce quattro unità.
Il problema: trovare qualcuno di davvero professionale
A quel punto i sei soci si accorgono che gestire una casa vacanza è un lavoro a tempo pieno. Pulizie, check-in, messaggi agli ospiti, prezzi da aggiornare, manutenzione, recensioni. Tutti hanno ancora un impiego e pochissimo tempo libero.
Samuel conosce bene questa fatica. Lavorava nella pubblicità a Montréal e portava avanti l’attività di host su Airbnb nei ritagli di tempo, rispondendo agli ospiti la sera e nei weekend, proprio quando gli altri staccavano dal lavoro. Per anni ha vissuto sulla propria pelle il dilemma dell’host individuale, diviso tra carriera e ospitalità.
La soluzione sembra ovvia: delegare. Il gruppo cerca un property manager a cui affidare le proprie baite, ma non trova nessuno che rispetti gli standard che si era dato. Nasce così, come racconta lo stesso Samuel, una classica storia di imprenditoria da problema: se il servizio che cerchi non esiste, lo costruisci tu.
Il passaggio decisivo arriva in modo quasi casuale e ha un volto preciso: quello di un vicino. Vedendo che le baite dei sei amici erano occupate praticamente tutto l’anno, il vicino comincia a fare pressioni. Vuole sapere se possono occuparsi anche della sua proprietà.
La risposta iniziale è no. I sei non hanno intenzione di trasformarsi in un’agenzia di gestione e non vogliono distrarsi dal loro progetto. Ma il vicino insiste, e a un certo punto il gruppo cambia idea e accetta.
Quello che succede dopo è un esempio perfetto di passaparola. Dopo il primo vicino arriva il vicino del vicino, poi un’altra casa, poi un’altra ancora, fino a coinvolgere tutta la strada. In pochi mesi i soci si ritrovano con dieci proprietà in gestione, nel 2022.
La scelta senza vie di mezzo: o si fa sul serio o si smette
Dieci case non sono più un hobby. Sono dieci proprietari che si aspettano un servizio professionale, dieci calendari da coordinare, decine di ospiti da accogliere. I sei amici si siedono attorno a un tavolo e si pongono la domanda cruciale: che cosa ne facciamo?
La conclusione è netta. O la trasformano in una vera azienda, con struttura, regole e investimenti, oppure smettono, perché una via di mezzo non esiste. Scelgono di andare fino in fondo. Nel 2022 nasce ufficialmente Chaletô, e il gruppo decide di concentrarsi interamente sul nuovo progetto, senza trattarlo come un’attività secondaria.
Il risultato si vede nei numeri. In quattro anni la società è passata da 10 a oltre 500 unità tra chalet e condomini, quasi tutte in Quebec. A inizio ottobre 2026 un quotidiano locale parlava di 465 proprietà in gestione e di circa 12 milioni di dollari canadesi di ricavi da locazione generati nel 2025 per i proprietari.
Perché la gestione professionale conviene (anche ai proprietari)
Secondo Samuel, la differenza più grande tra un host singolo e una società di gestione di affitti brevi sta nell’ottimizzazione su scala. Chi ha una o due case si arrangia con un solo addetto alle pulizie e, per mancanza di tempo o competenze, rinuncia a strumenti utili come i software di prezzi dinamici o l’automazione delle operazioni. Inoltre paga le tecnologie a tariffe più alte.
Con un portafoglio ampio il quadro cambia e i vantaggi sono concreti:
- Maggiore potere negoziale con i fornitori, per esempio nei contratti con le imprese di pulizia.
- Talenti dedicati, come un responsabile del revenue management, figura che non avrebbe senso per due sole case ma diventa strategica con 50 o 100 proprietà.
- Strumenti professionali per ogni funzione, dalla comunicazione con gli ospiti alla ottimizzazione dei prezzi.
Per i proprietari questo si traduce in una gestione più efficiente e, in teoria, in una redditività più alta dei propri immobili.
Chaletô ha costruito una propria piattaforma di prenotazione per chalet e condomini, ma non ha mai pensato di fare a meno dei grandi portali. Samuel lo dice con realismo: in Nord America è molto difficile aggirare Airbnb, che ha una presenza enorme. La filosofia dell’azienda è quindi rendere ogni proprietà visibile ovunque, su almeno cinque piattaforme, in modo che i viaggiatori trovino facilmente la casa giusta, ovunque la cerchino. Il riconoscimento è arrivato anche dall’alto, con l’invito dello stesso Airbnb a un evento dedicato agli operatori del settore.
Personale locale, un vantaggio competitivo
Un altro pilastro della strategia è l’assunzione di persone che vivono in Quebec. Parlano francese e inglese, conoscono il territorio, le esperienze turistiche e le attese dei proprietari, e possono gestire qualsiasi richiesta di assistenza con la sensibilità di chi abita in quei luoghi. In un settore dove la qualità dell’ospitalità fa la differenza nelle recensioni, la vicinanza culturale e geografica diventa un elemento distintivo.
La parabola di Samuel Sévigny e dei suoi cinque amici offre spunti utili a chiunque guardi al mercato delle case vacanza e degli affitti brevi:
- Investire in gruppo permette di superare i limiti di capitale del singolo e di condividere rischi e competenze.
- I problemi reali generano le migliori idee: Chaletô nasce da una difficoltà vissuta in prima persona, non da un’analisi di mercato.
- Il passaparola è un motore di crescita potente, soprattutto nel mondo dell’ospitalità, dove la fiducia conta più di qualsiasi campagna pubblicitaria.
- Serve il coraggio di scegliere: quando l’attività diventa seria, meglio andare fino in fondo che restare a metà strada.
- Concentrarsi sul proprio mestiere evita di disperdere risorse tra investimenti e servizi diversi.
Un modello che guarda avanti
Dalla prima baita lanciata nel 2019 a oltre 500 proprietà gestite, la crescita di Chaletô racconta un settore in piena professionalizzazione. Gli affitti brevi non sono più soltanto un’integrazione al reddito per proprietari volenterosi, ma un mercato in cui la gestione organizzata, la tecnologia e il servizio al cliente fanno la differenza.
Per Samuel Sévigny e i suoi soci, tutto è cominciato dalla scelta di sei amici di investire insieme e dalla decisione, presa quasi per caso grazie a un vicino insistente, di dire sì a un’opportunità che non avevano cercato. Il resto, in quattro anni, lo ha fatto la capacità di trasformare un’idea condivisa in una vera azienda di gestione di case vacanza.
Se la storia di Chaletô offre un modello, il contesto italiano impone però qualche cautela in più. Il mercato delle locazioni turistiche nel nostro Paese vive una fase di grande attenzione normativa: dal codice identificativo nazionale (CIN) agli obblighi di sicurezza per gli immobili, fino alle regole decise da comuni e regioni, che in alcune città hanno introdotto limiti di giorni o restrizioni nei centri storici. Chi pensa di replicare un percorso simile deve quindi partire dalla conoscenza delle norme locali, prima ancora che dai numeri.
Anche la fiscalità merita un ragionamento a parte. La cedolare secca, il regime applicato alle locazioni brevi e il ruolo dell’intermediario che incassa i canoni e trattiene l’imposta cambiano i conti a seconda che si gestisca un solo appartamento o un portafoglio più ampio. Per questo, quando si passa da host occasionale a operatore strutturato, la consulenza di un commercialista esperto del settore diventa un investimento, non un costo.
C’è poi il tema della qualità percepita. In Italia la concorrenza tra strutture è alta, soprattutto nelle località di mare, nei laghi e in montagna, e le recensioni pesano sulla visibilità quanto il prezzo. Il caso canadese insegna che standard di servizio ripetibili, personale locale e processi chiari sono ciò che permette di crescere senza perdere affidabilità agli occhi degli ospiti.
Infine, c’è una lezione sul metodo. I sei soci non hanno scommesso tutto subito: hanno testato il modello su poche unità, ascoltato i bisogni dei proprietari e deciso di strutturarsi solo quando la domanda lo ha reso inevitabile. È un approccio graduale, che riduce il rischio e consente di correggere gli errori prima che diventino costosi.
In definitiva, la parabola di Chaletô non è una ricetta da copiare alla lettera, ma una traccia: nascere da un problema reale, scegliere i soci giusti, rispettare le regole del territorio e investire sul servizio. Per chi guarda al mondo delle case vacanza con ambizione imprenditoriale, sono ingredienti validi in Quebec come in Italia.
Dott.ssa Marianna Bassetti
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità…
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