Città della Salute e Università di Torino inaugurano uno scanner 3 Tesla per la diagnostica e la ricerca neuroscientifica, che consente di visualizzare il cervello e le sue connessioni «in vivo» e può ridurre fino al 50% i tempi di molte acquisizioni per i pazienti. Un investimento di circa 1,6 milioni di euro per un’infrastruttura aperta anche a ricercatori esterni e imprese.
Salto di qualità
Studiare come le diverse aree del cervello comunicano tra loro per generare pensieri e comportamenti, e comprendere le alterazioni legate alle malattie, con una tecnologia che consente anche di ridurre i tempi degli esami per i pazienti. È questa la prospettiva aperta dalla nuova risonanza magnetica 3 Tesla, inaugurata oggi, mercoledì 21 ottobre, all’ospedale Molinette dall’Università di Torino e dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. La stessa apparecchiatura sarà utilizzata per le attività cliniche e diagnostiche della Neuroradiologia di Città della Salute e per gli studi sperimentali e clinici del Neuroscience Institute of Turin (NIT), il Centro Interdipartimentale di Studi Avanzati in Neuroscienze dell’Università di Torino diretto dal Prof. Marco Tamietto.
Lavoro di squadra
Alla cerimonia inaugurale hanno preso parte Cristina Prandi, Rettrice dell’Università di Torino; Livio Tranchida, Direttore Generale della Città della Salute e della Scienza di Torino; Matteo Marnati, Assessore all’Innovazione e alla Ricerca della Regione Piemonte; Fabrizio Ricca, Consigliere regionale; Marco Tamietto, Direttore del NIT; Paolo Fonio, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini della Città della Salute e del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino.
Il ruolo di UniTo
Di proprietà dell’Università di Torino e gestita dal NIT, la risonanza magnetica Philips MR 7700, punta di gamma della multinazionale olandese, ha richiesto un investimento complessivo di circa 1,6 milioni di euro, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dalla Regione Piemonte, nell’ambito del bando INFRA+, attraverso le risorse del PR FESR Piemonte 2021–2027.
Assistenza e ricerca
Al centro dell’iniziativa c’è l’integrazione tra assistenza e ricerca. L’utilizzo dell’apparecchiatura seguirà una programmazione condivisa tra UniTo e Azienda Ospedaliera, secondo l’accordo quinquennale sottoscritto nel marzo 2025. Un modello che mette a disposizione dei pazienti e dei ricercatori la medesima dotazione tecnologica, rafforzando la collaborazione tra chi studia il funzionamento del cervello e chi si occupa della diagnosi e della cura delle sue patologie.
Salto di qualità
Il nuovo sistema consente di osservare l’anatomia cerebrale, studiarne l’attività funzionale, ricostruire le connessioni tra le diverse aree e analizzare la perfusione, cioè l’afflusso di sangue ai tessuti del cervello. Grazie a gradienti ad alte prestazioni e a tecniche avanzate di acquisizione e ricostruzione delle immagini, i tempi di molte acquisizioni possono ridursi fino al 50%, contribuendo a rendere gli esami più brevi per i pazienti e a ridurre le attese.
SALUTE
“Non possiamo garantire i servizi da soli”: a rischio gli assegni di cura per non autosufficienti
I vantaggi
Per la ricerca, la possibilità di combinare immagini strutturali, funzionali e di diffusione permette di studiare il cervello come una rete, comprendere come le sue regioni comunicano e cooperano per generare percezioni, emozioni o memorie. Integrando queste immagini con misure cognitive, comportamentali e fisiologiche, ricercatori e ricercatrici potranno approfondire i meccanismi delle funzioni mentali, le differenze individuali e la plasticità cerebrale, la capacità del sistema nervoso di modificarsi con l’esperienza, l’apprendimento o dopo una lesione.
SALUTE
“I giovani non sono cartelle cliniche”: reumatologia, il nodo del passaggio da pediatria a adulti
Uso quotidiano
Gli studi coinvolgeranno volontari sani e pazienti, consentendo di confrontare il funzionamento del cervello in condizioni normali con le alterazioni associate alle malattie e di indagare i processi di recupero. Le applicazioni riguardano patologie neurodegenerative come Alzheimer e SLA, ma anche sclerosi multipla, epilessia, tumori cerebrali, patologie cerebrovascolari come l’ictus e disturbi psichiatrici. L’obiettivo è individuare nuovi biomarcatori, ossia indicatori biologici utili a caratterizzare le malattie, seguirne l’evoluzione e valutare l’efficacia dei trattamenti, contribuendo allo sviluppo di percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi personalizzati.
In prospettiva
La nuova risonanza magnetica è una delle infrastrutture del progetto SYNTHESIS dell’Università di Torino, coordinato dalla Prof.ssa Francesca Garbarini e realizzato nell’ambito del bando INFRA+. Il progetto integra tecnologie di neuroimmagine, dispositivi indossabili e piattaforme per la ricerca clinica e sociale, favorendo la collaborazione tra discipline e competenze diverse. L’accesso all’infrastruttura sarà aperto anche a ricercatori esterni e imprese, ampliando le opportunità di collaborazione tra università, centri di ricerca e sistema produttivo.
Dalla ricerca alla clinica
«L’Università di Torino – dichiara Cristina Prandi, Rettrice dell’Università di Torino – mette a disposizione dell’attività clinica una propria infrastruttura di ricerca, con l’obiettivo di avvicinare lo sviluppo delle conoscenze sul cervello alle esigenze dei pazienti. La scelta di aprire la nuova risonanza magnetica anche a ricercatori esterni e imprese estende le opportunità di utilizzo di questo patrimonio scientifico e tecnologico, permettendo a una comunità più ampia di contribuire alla ricerca e di svilupparne le applicazioni. È un modo concreto di intendere la responsabilità pubblica dell’Università: condividere risorse e conoscenze affinché gli investimenti nella ricerca possano generare benefici duraturi per la collettività”. “Una nuova grande attrezzatura per Città della Salute – commenta Livio Tranchida, Direttore generale Città della Salute di Torino -. Ancora una volta il connubio Università di Torino e Azienda Ospedaliera uniti nel segno della ricerca, dello sviluppo e della formazione. Una tecnologia sinonimo di alta complessità, che avrà come primo impatto dal punto di vista clinico e diagnostico quello di ridurre i tempi degli esami e di conseguenza le liste di attesa per i pazienti” dichiara Livio Tranchida».
Il finanziamento
«La nuova risonanza magnetica inaugurata alle Molinette – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio, l’Assessore alla Sanità Federico Riboldi e l’Assessore all’Innovazione e alla Ricerca Matteo Marnati – rappresenta un investimento importante per la sanità e la ricerca piemontese, reso possibile grazie a un finanziamento di circa 1,6 milioni di euro sostenuto per metà dalla Regione Piemonte, attraverso il bando INFRA+, e per metà dal Ministero dell’Università e della Ricerca». «Esprimo soddisfazione – aggiunge Fabrizio Ricca, Consigliere Regionale del Piemonte – per la realizzazione di un progetto al quale abbiamo lavorato intensamente». «Il valore di questa infrastruttura – spiega Marco Tamietto, Direttore del Neuroscience Institute of Turin – non sta soltanto nelle sue prestazioni, ma nelle domande scientifiche che ci permette di affrontare e nelle collaborazioni che rende possibili». «Dal punto di vista assistenziale – conclude Paolo Fonio, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini della Città della Salute e del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino – questa nuova apparecchiatura rappresenta un salto in avanti enorme nelle nostre capacità diagnostiche».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





