Ponte sullo Stretto, indagine sui controlli: il ROS acquisisce gli atti


ROMA – La Procura di Roma approfondisce i presunti tentativi di condizionare i controlli della Corte dei conti. Documenti richiesti a Ministero, CIPESS, Stretto di Messina ed Eurolink, mentre il Governo punta a una nuova approvazione del progetto entro ottobre.

L’inchiesta sul Ponte sullo Stretto torna a investire i passaggi che hanno portato all’approvazione del progetto e al successivo stop della Corte dei conti. Questa mattina i Carabinieri del ROS, su disposizione della Procura di Roma, hanno avviato l’acquisizione degli atti presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il DIPE/CIPESS, la società Stretto di Messina e il consorzio Eurolink, nell’ambito delle indagini sui presunti tentativi di condizionare i controlli di legittimità sull’opera.

Gli investigatori intendono ricostruire il percorso della documentazione sottoposta alla magistratura contabile prima dei dinieghi del 2025, verificando eventuali interferenze nell’attività di controllo. L’iniziativa arriva mentre il Governo lavora a una nuova approvazione del progetto, attesa entro ottobre. Nel corso della giornata, dopo l’intervento del ROS, il MIT ha diffuso la seguente nota.

“Il MIT precisa che, nell’ambito delle attività di indagine sul Ponte sullo Stretto di cui si è data notizia questa mattina, tutti gli uffici interessati si sono resi immediatamente disponibili a esibire ai Carabinieri del ROS l’intera documentazione indicata dagli inquirenti, nella consapevolezza della regolarità amministrativa dell’iter procedimentale. Il Ministero è e rimane a disposizione per esibire le centinaia di file, presenti e passati, relativi al procedimento in questione, con spirito di piena collaborazione e in totale trasparenza. Ogni passaggio è necessario per arrivare quanto prima alla realizzazione dell’opera.”

L’inchiesta e i documenti al centro degli accertamenti

L’indagine era emersa il 9 giugno scorso, quando il ROS aveva eseguito perquisizioni e acquisito documenti e dispositivi elettronici. Il procedimento riguarda ipotesi di corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio, legate a possibili interferenze nell’attività della Corte dei conti.

Risultano indagati tra gli altri: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato ed ex componente del consiglio di amministrazione di Stretto di Messina, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Gli investigatori stanno cercando riscontri su eventuali tentativi di influenzare le verifiche della magistratura contabile e sulla possibile circolazione di informazioni riservate.

Le ipotesi investigative devono ancora essere accertate e non comportano responsabilità penali già dimostrate.

I documenti richiesti riguardano, in particolare, la delibera CIPESS n. 41 del 6 agosto 2025, che approvava il progetto definitivo del Ponte, e il decreto interministeriale n. 190 del 1° agosto dello stesso anno, relativo al terzo atto aggiuntivo alla convenzione tra MIT e Stretto di Messina. Entrambi i provvedimenti erano stati sottoposti al controllo preventivo della Corte dei conti, senza ottenere il visto.

I rilievi della Corte dei conti nel 2025

Durante l’esame del progetto definitivo, la magistratura contabile aveva sollevato questioni riguardanti la disciplina europea degli appalti, gli adempimenti ambientali e alcuni aspetti economico-finanziari.

Uno dei punti principali interessava l’articolo 72 della direttiva 2014/24/UE, che disciplina le modifiche ai contratti pubblici senza ricorso a una nuova gara. Nel caso del Ponte, la verifica riguardava l’aggiornamento del rapporto con il contraente generale rispetto all’affidamento originario.

Altre osservazioni erano legate alla direttiva Habitat e alle condizioni previste per autorizzare interventi che possono incidere su aree ambientalmente protette.

Nonostante i chiarimenti forniti dalle amministrazioni, la Corte aveva ricusato il visto alla delibera CIPESS con la deliberazione n. 19 del 29 ottobre 2025, le cui motivazioni furono pubblicate il 27 novembre. Lo stesso esito aveva avuto il controllo sul decreto interministeriale n. 190, con la deliberazione n. 20 del 17 novembre, motivata il 16 dicembre.

I dinieghi riguardavano la legittimità dei provvedimenti e non costituiscono una prova delle condotte ipotizzate dalla Procura, che restano oggetto di un accertamento distinto.

I passaggi successivi e la nuova approvazione

Per affrontare le criticità emerse, il Governo è intervenuto nel marzo 2026 con un decreto-legge, successivamente convertito nella legge n. 71 dell’8 maggio.

Il 15 maggio la Corte dei conti ha registrato l’Accordo di programma tra MIT, MEF, Regioni Sicilia e Calabria, RFI, ANAS e Stretto di Messina, relativo agli impegni delle amministrazioni e agli interventi ferroviari e stradali connessi all’opera. Si trattava di un provvedimento specifico, non dell’approvazione complessiva del progetto.

Sono quindi proseguite le verifiche sulle modifiche contrattuali, sul piano economico-finanziario e sulle questioni ambientali, anche attraverso interlocuzioni con la Commissione europea. Nel frattempo, Stretto di Messina ha comunicato l’acquisizione di pareri favorevoli dell’Autorità di regolazione dei trasporti e del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

Il 2 ottobre il ministro Matteo Salvini ha incontrato al MIT il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario Alessandro Morelli e l’amministratore delegato di Stretto di Messina Pietro Ciucci, per esaminare lo stato degli adempimenti ancora necessari.

Nei giorni successivi Ciucci ha indicato l’obiettivo di arrivare a una nuova delibera CIPESS entro la fine di ottobre e alla registrazione della Corte dei conti entro dicembre. Secondo il calendario prospettato dalla concessionaria, il completamento di questi passaggi dovrebbe consentire l’avvio della progettazione esecutiva per fasi e delle prime opere anticipate e compensative.

Il costo complessivo del collegamento stabile e degli interventi connessi è stimato in circa 13,5 miliardi di euro.

L’inchiesta e i prossimi sviluppi

L’acquisizione documentale disposta dalla Procura non determina automaticamente la sospensione delle attività e, allo stato delle comunicazioni disponibili, non risulta un provvedimento giudiziario che imponga il blocco del progetto.

Gli investigatori dovranno ora esaminare gli atti raccolti per verificare se emergano ulteriori elementi a sostegno delle ipotesi di reato, mentre Governo e concessionaria attendono il nuovo pronunciamento del CIPESS.

La vicenda si sviluppa dunque su due piani distinti: quello penale, relativo alle presunte interferenze nei controlli del 2025, e quello amministrativo, dal quale dipende la possibilità di procedere con la realizzazione dell’opera. L’esito degli accertamenti della Procura e le decisioni degli organi competenti definiranno i rispettivi sviluppi nei prossimi mesi.

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