La provincia di Alessandria occupa una posizione strategica nel triangolo formato da Milano, Torino e Genova, attraversata da importanti direttrici autostradali e ferroviarie, ma suddivisa in oltre 180 Comuni che spesso affrontano separatamente problemi e servizi comuni. La soluzione potrebbe essere la nascita della Grande Alessandria, organizzata in sette grandi Comuni, ciascuno con una propria identità territoriale, economica e storica.
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#1 Casalasco o grande Casale Monferrato: la città della storia e del Po

La Grande Casale Monferrato riunirebbe il Monferrato settentrionale, la fascia collinare del Monferrato casalese e la pianura che si estende verso il Po. Un territorio nel quale agricoltura, cultura del vino, patrimonio storico e tradizione industriale potrebbero convivere in un progetto comune. Casale ne sarebbe il centro naturale: le origini medievali, il castello, il duomo e il patrimonio architettonico ne fanno un riferimento storico e culturale, mentre la produzione del cemento e l’industria meccanica testimoniano una consolidata vocazione produttiva.
Il territorio circostante comprende le colline vitate del Monferrato, con il patrimonio degli infernot, e le pianure risicole prossime al Po. La Grande Casale dovrebbe valorizzare la filiera agroalimentare, le produzioni enologiche, le competenze manifatturiere e il recupero delle aree industriali. Cerrina diventerebbe un riferimento per la fascia collinare occidentale, Balzola per la pianura agricola, Frassineto Po per il territorio fluviale e Ozzano Monferrato per l’area collinare e industriale. Le sedi decentrate costituirebbero presidi amministrativi per raccogliere le esigenze locali e coordinare gli interventi.
Sede principale: Casale Monferrato
#2 Alessandrino o grande Alessandria: la capitale dei servizi e delle connessioni

Alessandria sarebbe il centro amministrativo e funzionale dell’intero sistema, mantenendo una forte autonomia organizzativa per le altre sei città. Fondata nel XII secolo nel quadro delle lotte tra i Comuni della Lega Lombarda e l’Impero, nacque dall’unione di insediamenti preesistenti e si sviluppò come centro strategico di pianura. La sua storia militare, dalla resistenza a Federico Barbarossa alla Cittadella, si intreccia con quella delle vie di comunicazione fra Piemonte, Lombardia e Liguria.
La posizione geografica resta uno dei suoi principali vantaggi. Alessandria si trova in un nodo di collegamenti autostradali e ferroviari che mettono in relazione i poli del Nord-Ovest e le direttrici verso i porti liguri. Il tessuto economico comprende industria, logistica, servizi e funzioni sanitarie e universitarie. La Grande Alessandria dovrebbe puntare sul rafforzamento dei collegamenti, sulla rigenerazione delle aree produttive e sull’attrazione di imprese, mantenendo il ruolo di riferimento per le politiche sovraterritoriali e la pianificazione delle infrastrutture.
Sede principale: Alessandria
#3 Valenzano e grande Valenza: la città dell’oro e del saper fare

La Grande Valenza riunirebbe il territorio del Po e del Monferrato orientale che gravita attorno a uno dei distretti manifatturieri più riconoscibili d’Italia. La sua identità sarebbe costruita attorno alla gioielleria, all’artigianato specializzato e alla capacità di trasformare competenze locali in prodotti destinati ai mercati internazionali. Valenza ha sviluppato una rete di imprese, laboratori e professionalità altamente specializzate nella lavorazione dei metalli preziosi, con una quota rilevante della produzione destinata all’esportazione.
Questa concentrazione di competenze richiede politiche territoriali coerenti: formazione professionale, servizi alle imprese, promozione internazionale, infrastrutture e disponibilità di spazi produttivi. Una struttura comunale più ampia potrebbe mettere in relazione il distretto con i centri minori, distribuendo opportunità e servizi. La vicinanza al Po e ai collegamenti del Nord-Ovest offre inoltre prospettive di sviluppo per logistica specializzata, design, turismo produttivo e valorizzazione dell’artigianato.
Sede principale: Valenza
#4 Tortonese o grande Tortona: la città della tecnologia e della logistica

La Grande Tortona sarebbe il punto d’incontro fra la pianura agricola, le vie di comunicazione e le valli che risalgono verso l’Appennino. Tortona ha una storia antica, legata alla posizione strategica fra la pianura padana e i percorsi verso la Liguria. Oggi il suo ruolo è rafforzato dalla presenza di attività industriali, dalla logistica e dal Parco Scientifico e Tecnologico della Valle Scrivia, mentre il tessuto produttivo comprende anche chimica, plastica e packaging. La Grande Tortona dovrebbe sviluppare la logistica come filiera capace di attrarre servizi avanzati, innovazione e nuove professionalità.
- Castelnuovo Scrivia rappresenterebbe un presidio per il settore orientale della pianura, con le sue attività agricole e produttive, mentre Piovera, nel paesaggio fluviale e rurale, sarebbe un riferimento per le comunità più periferiche. A completare il sistema ci sarebbe il rapporto con le valli Curone, Grue e Ossona, autonome secondo la proposta, dove agricoltura, paesaggio e turismo potrebbero essere valorizzati attraverso una pianificazione coordinata con il polo urbano.
Sede principale: Tortona, con sedi decentrate a Castelnuovo Scrivia e Piovera
#5 Novese o grande Novi Ligure: la città della produzione e delle valli

La Grande Novi Ligure unirebbe il polo produttivo novese, il territorio di Gavi, l’area di Libarna e le valli Borbera e Spinti, dotate di autonomia come ogni valle, fino ai paesaggi appenninici verso la Liguria. Novi è cresciuta grazie alla posizione lungo le direttrici commerciali fra Genova e la pianura padana. Alla tradizione industriale, legata anche alla siderurgia, si è affiancato un importante comparto alimentare, in particolare dolciario, insieme alle attività commerciali e logistiche.
Il territorio comprende anche importanti risorse culturali e ambientali. Gavi è conosciuta per il vino Cortese, Libarna conserva testimonianze della presenza romana e le valli Borbera e Spinti presentano borghi, boschi, corsi d’acqua e percorsi escursionistici. La Grande Novi dovrebbe mettere a sistema formazione tecnica, innovazione, prodotti agroalimentari, itinerari storici e turismo nelle valli, coordinando anche la manutenzione della viabilità secondaria. Arquata Scrivia diventerebbe il presidio della direttrice verso Genova e dell’area di Libarna, mentre Bosio sarebbe un riferimento per l’area collinare e appenninica.
Sede principale: Novi Ligure
#6 Acquese o grande Acqui Terme: la città del benessere e delle valli del vino

La Grande Acqui Terme raccoglierebbe il territorio meridionale e sud-occidentale della provincia, fra colline vitate, valli fluviali e prime propaggini appenniniche. Sarebbe una città territoriale costruita attorno al termalismo, all’enogastronomia, al patrimonio storico e alla qualità ambientale. Acqui ha origini romane e conserva testimonianze archeologiche dell’antichità, mentre la tradizione termale e le produzioni vitivinicole rappresentano due delle principali risorse economiche e turistiche.
La Grande Acqui dovrebbe integrare soggiorni termali, itinerari culturali, percorsi tra le cantine e scoperta dei borghi, favorendo una maggiore permanenza dei visitatori. Il nuovo Comune dovrebbe inoltre affrontare le esigenze delle aree periferiche, dai collegamenti ai servizi sanitari e amministrativi, fino alla tutela del paesaggio agricolo e al sostegno delle attività economiche. Cassine diventerebbe una sede decentrata per la fascia collinare, mentre le valli Bormida ed Erro, autonome nel nuovo disegno amministrativo, richiederebbero attenzione alla viabilità, alle risorse naturali e alle produzioni locali.
Sede principale: Acqui Terme
#7 Ovadese o grande Ovada: la città del vino e della porta appenninica

La Grande Ovada sarebbe collocata fra il Monferrato meridionale e l’Appennino ligure, in una posizione che storicamente ha favorito gli scambi commerciali con la Liguria. La storia di Ovada è legata anche alla cosiddetta via del sale, lungo la quale transitavano merci e persone fra l’entroterra piemontese e la costa. Nel tempo si è consolidata una forte vocazione vitivinicola, in particolare con il Dolcetto di Ovada, affiancata da attività manifatturiere e artigianali. Il riconoscimento della denominazione Ovada DOCG e la presenza di un’enoteca regionale testimoniano il peso di questa produzione.
La Grande Ovada dovrebbe valorizzare il rapporto fra la città, le colline del vino e le aree appenniniche. Il turismo enogastronomico potrebbe integrarsi con gli itinerari naturalistici, il patrimonio dei borghi e le attività all’aria aperta. La posizione geografica consentirebbe inoltre di rafforzare il ruolo di raccordo fra Piemonte meridionale e Liguria, attraverso una programmazione coordinata delle infrastrutture e dei servizi alle imprese. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle località più distanti dal centro urbano, dove collegamenti e servizi incidono sulla permanenza di residenti e attività economiche.
Sede principale: Ovada
# E i piccoli Comuni? Diventerebbero frazioni, mantenendo le proprie identità

Una riforma di questa portata dovrebbe affrontare il tema dei Comuni più piccoli, delle loro tradizioni e della loro autonomia. La trasformazione in frazioni o località territoriali delle nuove città dovrebbe accompagnarsi a strumenti di rappresentanza locale e consulte territoriali, capaci di mantenere un rapporto diretto con i residenti. I servizi essenziali dovrebbero essere distribuiti sulla base delle esigenze effettive, considerando anche le distanze e la dimensione dei territori. Un piccolo centro non dovrebbe più essere costretto a competere da solo per ottenere investimenti o mantenere un servizio, ma potrebbe diventare parte di una strategia più ampia, nella quale le risorse vengono programmate su scala territoriale.
Continua la lettura con: La rivoluzione della «Grande Biella»: da 74 Comuni a 5 città
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