Avellino| «Aree interne, regole del gioco da rimettere in discussione»: la riflessione della segretaria Cgil D’Acierno


Dalla segretaria generale della Cgil Avellino, Italia D’Acierno, riceviamo e pubblichiamo.

Riteniamo utile intervenire a distanza di qualche giorno della manifestazione che ci ha visto protagonisti a Roma con l’intera organizzazione della Cgil, le associazioni e le reti associative che prendono parte al percorso della “Via Maestra” in difesa della Costituzione.

In quel luogo formidabilmente popolato di colori ed anime che trovano un denominatore comune in un sentimento di solidarietà e democrazia diffusa si è compiuto, forse per la prima volta, nei tempi recenti un momento di sintesi profonda tra vecchie e nuove generazioni entrambe mosse dal bisogno di una società più giusta e più equa: una società vivibile a cospetto di una drammatica quotidianità ormai diventata per lo più “sopravivibile”.

Nel medesimo momento in cui noi eravamo in piazza, due fenomeni hanno attraversato l’Italia: giovanissimi ribollenti di bisogni esistenziali talvolta trasformati in una assolutamente deprecabile violenza gratuita nelle città del Nord e al Sud autotrasportatori esasperati dal caro vita, dal caro benzina, dalla debolezza strutturale del valore economico delle merci che trasportano soprattutto quando sono legate alla produzione locale che hanno deciso di trasferire il loro disagio in una educata e rispettosa manifestazione di “rallentamento collettivo” dei processi di vita di quei territori.

Non intendiamo svolgere qui una riflessione né di filosofia politica né di sociologia del lavoro anche perché sarebbe presuntuoso cimentarsi in analisi così complesse soprattutto attraverso una nota. Tuttavia crediamo di poter mettere in circolo una “provocazione culturale” che è un po’ nello schema di quanto andiamo dicendo nei diversi contesti che ci vedono protagonisti.

La ribellitudine dei giovani del Nord ricco e sfavillante e la protesta degli autotrasportatori di un Sud il cui disagio economico ed infrastrutturale non è mai stato sanato, di fatto, determinando una endemica “Questione Meridionale” evidenziano la crisi del sistema economico che ormai ineluttabilmente riteniamo essere quasi “biologicamente” l’unico schema di società possibile: il Capitalismo.

Con una considerazione un po’ semplicistica i giovani del Nord non riescono a raggiungere l’epicureismo sfrenato del mondo lussuoso che gli viene presentato come target esistenziale e i lavoratori del Sud non riescono a far quadrare i conti dei loro bilanci professionali e familiari poiché vengono pagati poco, anzi pochissimo mentre il costo della vita è alto, anzi ormai altissimo: lo schema turbocapitalista per cui gli studenti/lavoratori/consumatori debbono rappresentare in maniera culturalmente debole lo strumento di produzione delle plusvalenze dei ricchi mette a nudo la sua “violenza sociale”. Mai come in questo tempo la pubblicità e i suoi derivati sono diventati parossistici: il must della contemporaneità è “comprare, comprare, comprare”.

In questi mesi si è fatto un gran parlare di Aree Interne, il tema è diventato, di fatto, anch’esso un archetipo commerciale: aree interne ha “brandizzato” la maggior parte delle iniziative politiche, culturali, sociali dell’estate e di questo autunno. Il rischio, ogni volta che di qualcosa si parla troppo e, a volte, anche a sproposito è la sua banalizzazione fino all’annacquamento dell’istanza che rappresenta. E infatti, il tema posto inizialmente come una questione nazionale è scomparso dall’agenda politica generale e rimane come un rimando nelle intenzioni dei governi locali. Molto spesso questi, però, si scontrano con la grande difficoltà economica in cui versano per cui a parte le intenzioni si vede una scarsa capacità progettuale nonostante qualche elemento di volontà anche positivo si raccolga lungo la strada delle tante discussioni più o meno accademiche.

Non è che forse è proprio dalle “Aree Interne” che va messo in discussione l’impianto delle regole del gioco?

Il capitalismo nella sua forma più estrema della contemporaneità non prevede altro che uomini/consumatori e ricchi/accumulatori di beni: in questa dualità a-democratica le aree interne non hanno ragione di essere, sono svuotate in partenza di significato politico poiché non avendo carica economica, producendo poco e consumando meno, vanno consegnate (come questo governo aveva pessimamente lasciato intravedere in prospettiva) ad una morte socio-economica.

Le aree interne per definizione demografica e sociale richiedono un riequilibrio delle risorse e, nello schema che abbiamo ripetutamente citato, questo riequilibrio non è possibile, anzi non è proprio contemplato.

Quando nei mesi scorsi proponevamo un grande patto tra politica, parti sociali, imprenditori e società, in qualche modo ci richiamavamo alla messa in discussione di questa forma strutturale di compressione nei rapporti tra parti diverse del mondo economico e della politica.

Le Aree Interne, per dirla più esplicitamente, non sono più nelle condizioni di sopravvivere in un sistema di regole che prevede un ruolo solo a chi determina un controvalore economico per chi “comanda” cioè i grandi agglomerati di capitale accumulato.

Le Aree Interne possono vivere solo se con uno sforzo collettivo trovano una sintesi sia nella partecipazione alle scelte da intraprendere sia nella progettualità dei percorsi da esplorare per riaffermare in toto tutta la forza della sussidiarietà che è scritta nella nostra carta costituzionale.

Per intraprendere questa “rivoluzione” dal profondo dei “territori lontani” è necessario capire che sia la politica sia la parte economica e quindi con essa gli imprenditori e gli stessi lavoratori non possono pensare allo stato come uno “stakeholder” (per dirla con il linguaggio dei tecnici contemporanei) di comodo dal quale drenare risorse senza curarsi della loro importanza.

Per venire alle vicende vicine casi come quello di Alto Calore e di IrpiniaAmbiente non nascono da una difficoltà meramente gestionale ma quanto piuttosto da un esercizio spesso piratesco della politica e del mondo economico dei nostri territori, in relazione all’idea che denaro pubblico significa potere e quindi consenso e quindi un circuito di scambi di opportunismi.

Siamo convinti che “insieme”, scommettendo sull’idea di una società più giusta, sia possibile trovare una formulazione anche economica e politica delle regole dello stare insieme, nella quale le giuste istanze di tutti possano trovare una loro forma di soddisfazione.

Ci sono questioni ineludibili che dobbiamo trasformare in una linea di condotta in ogni azione da intraprendere nel presente e nell’immediato futuro: il riscaldamento globale, la tutela dell’ambiente debbono integrare ogni schema d’azione che immagini di rinforzare servizi ed infrastrutture ed allo stesso tempo investimenti industriali e gestionali. In questa ottica dobbiamo trovare la forza per rinforzare culturalmente la filiera della formazione: scuola ed università pubbliche sono piagate da una idea mercatista per cui debbono produrre per lo più manodopera e tecnici a basso costo. E’ necessario aiutare le nuove generazioni ad approcciare all’istruzione con la voglia ed il sogno della costruzione delle proprie coscienze verso un sentimento di libertà e democrazia dove il lavoro rappresenta un pezzo della loro realizzazione ma non la destinazione oppressa della loro natura esistenziale.

La nostra Costituzione, per chiudere il percorso del nostro ragionamento, non è solo un contenitore freddo di idee su come stare insieme nel nostro stato, è invece, ad una lettura attenta, un perimetro di suggerimenti, di rinforzi e di stimoli ideali su come progettare il nostro bisogno di relazioni sociali, giuridiche ed economiche.

I “cento uomini d’acciaio” evocati da Guido Dorso più di ottanta anni fa rappresentano una ambizione ancora contemporanea; auspichiamo, con altrettanta forza di ragionamento senza per questo voler sembrare presuntuosi, che le Aree Interne possano trovare il coraggio di una rivoluzione prima di tutto culturale attraverso la quale liberare il loro destino.

Il 20 Novembre saremo nuovamente in Piazza. La grave crisi nella quale ci ritroviamo a vivere, nella quale lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, studentesse e studenti, donne e giovani si trovano ad affrontare una emergenza continua dovuta al peso dell’inflazione sul costo della vita determina una condizione nazionale di debolezza sociale. Le Aree Interne sono dentro questo paese e lo attraversano come una dorsale fragile ma autorevolmente fiera per la compostezza e la responsabilità con cui sopportano un sovraccarico di difficoltà esistenziale. Il caro vita derivante dall’aumento dei prezzi dei beni energetici non ha avuto alcuna risposta efficace dalle politiche del Governo e pregiudica lo stabilirsi di dinamiche quotidiane quanto meno sopportabili. In una tale condizione di disagio ormai sistemico si innestano scelte sbagliate di politica economica e di bilancio, a partire dalla decisione di aumentare le spese per il riarmo, dal mancato adeguato finanziamento di salute, istruzione, politiche sociali e non autosufficienza, del sostegno all’abitare, dall’assenza di interventi adeguati sulla previdenza, a partire dal blocco dell’aumento dell’età pensionabile, e su salute e sicurezza sul lavoro.

Dobbiamo trovare una via di reazione e in questa dimensione tutte le forme di dissenso, di opposizione ai provvedimenti del governo, di formale costruzione alternativa vanno esperiti.

Abbiamo di fronte a noi una duplice dimensione di resistenza, una necessaria azione di riforma del gestione sia amministrativa sia politica e della prospettiva delle Aree Interne ed una dimensione nazionale, nella quale contrastare in tutte le forme possibili la deriva fascitizzante e plutocrate verso la quale stiamo quasi inesorabilmente procedendo.

Visualizzazioni: 8


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม