«Era evidente l’eccessiva concentrazione di cantieri in capo a una sola ditta»


 

Narciso Ricotta

di Francesca Marsili

«Non occorrevano le indagini sofisticate della Guardia di Finanza per capire che l’eccessiva concentrazione di cantieri in capo a una sola ditta era una stortura che avrebbe, quanto meno, rallentato la ricostruzione». Narciso Ricotta, segretario del Pd di Tolentino, interviene così su quanto emerso dalla maxi indagine del Gico della Finanza di Ancona e coordinata dalla Dda, nell’ambito dell’operazione “Ricostruzione” che ha visto la richiesta di otto misure cautelari in carcere, 51 indagati e beni sequestrati per oltre 57 milioni di euro. Tra gli arrestati c’è Enrico Crucianelli, titolare della Rest Edile di Tolentino che, stando all’indagine, avrebbe presunti rapporti con organizzazioni criminali. Per gli inquirenti, la sua società avrebbe acquisito commesse per circa 200 milioni di euro con una forza lavoro ritenuta insufficiente rispetto al volume dei lavori, ottenendo una posizione monopolistica nella ricostruzione tramite il sistematico ricorso al subappalto di mano d’opera, avvalendosi, secondo la Dda, di persone gravate da cause ostative alla partecipazione degli appalti. In carcere è finito anche Fabio Pistarelli, avvocato, ex consigliere regionale ed ex capo di gabinetto del presidente Acquaroli.

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È proprio sui numeri che Ricotta costruisce il suo ragionamento. «La ditta incriminata aveva circa 400 cantieri – sottolinea il segretario dem -. Alla media di cinque operai per cantiere avrebbe dovuto avere almeno 2mila dipendenti: un numero impossibile per qualsiasi azienda del settore. È chiaro, allora, che i cantieri andavano avanti solo con i subappalti, dove si applicavano ribassi che mettevano in difficoltà gli artigiani, con il rischio frequente che i lavoratori non venissero pagati». Una dinamica che, secondo Ricotta, «ha tenuto lontani molti artigiani locali, impossibilitati a garantire manodopera pagata secondo i contratti e materiali di qualità adeguata». Da qui il dubbio: «Se fra qualche anno verranno fuori problemi sugli immobili recuperati, pagheranno i cittadini di tasca propria, perché nel frattempo tutta la compagnia di giro del terremoto sarà sparita».

Enrico Crucianelli

Enrico Crucianelli

Narciso Ricotta parte dalle settimane di festa appena trascorse, con la restituzione alla città del Cappellone di San Nicola, della chiesa di San Francesco e della cattedrale di San Catervo: «Tre segni di speranza a dieci anni dal terremoto, in una città che è ancora un cantiere a cielo aperto. Ma finita la festa, tagliati i nastri e fatte le foto di rito con le autorità, il terremoto ha subito mostrato l’altra faccia: operai che si arrampicano sulla gru per chiedere di essere pagati e l’indagine della Guardia di Finanza che scoperchia il malaffare».

Il segretario tiene distinti i due piani: le responsabilità penali «sono personali e su quelle giudicherà la magistratura». Quella politica, invece, «non ha bisogno delle sentenze dei giudici per essere riconosciuta» e ricade, a suo dire, «sulla filiera di centrodestra che ha governato la Regione, sul commissario straordinario e sull’amministrazione comunale, rimasta sempre ossequiosamente silente». La «narrativa edulcorata» del commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli, conclude, «si infrange contro la dura realtà».

Ora la preoccupazione è per il futuro dei cantieri, per i terremotati costretti ad attendere ancora, per le ditte subappaltatrici che devono essere pagate e per i lavoratori che aspettano gli stipendi e rischiano il posto. Sul punto la struttura commissariale ha già fatto sapere che si farà carico di tutelare i cantieri gestiti da Crucianelli.

Ma per Ricotta a Tolentino manca la voce della città: «Ancora una volta l’amministrazione comunale non vuole disturbare la filiera politica del centrodestra. Non un sussulto, nessuna iniziativa: come se la questione non interessasse la città».

***

Intanto continuano le reazioni politiche sulla maxi inchiesta “Ricostruzione”. L’ Udc regionale, con il consigliere Luca Marconi, ha espresso «pieno sostegno al presidente Francesco Acquaroli. Speculazioni politiche non sono ammesse perché è noto a tutti il rigore morale che caratterizza l’impegno in politica di Acquaroli. Nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria, fermo restando il rispetto del principio della presunzione di innocenza, l’UdC regionale esprime piena fiducia e sostegno nell’operato della magistratura, nell’esercizio di una funzione fondamentale e costituzionale quella di garantire il massimo rispetto della legalità».

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Luca Marconi, consigliere regionale Udc

Sulla vicenda interviene anche l’ex sindaco di Macerata ed ex consigliere regionale del Pd Romano Carancini che parla di «anni di narrazioni favolistiche, di bugie sfacciate, del governo di Acquaroli sui temi delle persone: la ricostruzione post sisma, la sanità, le aree interne, i trasporti, i nuovi ospedali, il sistema sociosanitario. Anni di distribuzione, anche nei comuni non colpiti dal terremoto, di soldi sisma secondo le convenienze elettorali, finanziando anche “la qualunque” a condizione che ci fosse “un ritorno” del consenso. La maschera politica della nostra regione negli ultimi 6 anni e l’utilizzo dei soldi pubblici di Francesco Acquaroli e Guido Castelli, sulla pelle delle persone, sono scelte politiche più gravi di quanto è accaduto con i fatti di questi giorni».

«E ora, come abbiamo visto, per Acquaroli e Castelli è già partita la strategia della distrazione dell’opinione pubblica dai fatti di questi giorni, che devono cadere nel dimenticatoio provando ad allontanare da sé stessi le gravi responsabilità politiche e le domande ancora prive di risposta che sorgono spontanee – incalza Carancini -. Ieri Acquaroli, non a caso, è arrivato proprio a Macerata, in pompa magna a parlare del nuovo ospedale, dopo anni di indifferenza, di nulla e bugie sfrontate. Vedrete, ci saranno altri “colpi” a sorpresa, altre inaugurazioni anticipate e altri finanziamenti clamorosi. Tutto per far dimenticare l’oggi. Il presidente dovrebbe rispondere come mai, secondo la sua ricostruzione, dopo essere stato rieletto nel settembre del 2025, al sentire di “voci” su Fabio Pistarelli non si è recato, come doverosamente avrebbe dovuto, in procura? È stata mai informata la procura dei nomi delle persone ai quali si riferisce, quando si richiamano le “voci”? Chi sono e cosa c’entrano gli organi di vigilanza della Regione su fatti che, qualora accertati, avrebbero dovuto considerarsi notitia criminis, a maggior ragione quando si è pubblico ufficiale come lo è Francesco Acquaroli?».

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Romano Carancini, ex sindaco di Macerata ed ex consigliere regionale

«Da presidente della Regione, ha provocato un altro “terremoto”, costretto una comunità, a 10 anni di distanza, a rivivere un incubo: una profonda ferita riaperta, il risveglio di un dolore immanente, la sfiducia che si riaccende, ma anche il terrore dei lavoratori, delle imprese, su un sistema che, oggi, ha cancellato la credibilità del sistema, di cui siete unici attori – conclude Carancini -. Francesco Acquaroli, è più grave, molto più grave il suo tradimento nei confronti delle istituzioni, dei marchigiani, della comunità e soprattutto dei terremotati rispetto a quello che Fabio Pistarelli – lei sostiene – ha avuto nei suoi confronti il quale, per questo, lei ha costretto a dimettersi. Ecco, per le stesse ragioni, spontaneamente, con dignità, dovrebbe fare lo stesso gesto».

Sinistra Italiana parla di «un terremoto nel terremoto» ricordando che la Cgil e la Fillea «avevano segnalato, già nel 2017, la necessità di verificare la regolarità degli appalti per la ricostruzione, in materia di rispetto delle procedure e dei diritti. La magistratura faccia naturalmente il suo corso, ma oggi i marchigiani non possono accontentarsi dell’invocazione di un presunto tradimento: il governo regionale e la destra marchigiana hanno il dovere di assumersi una evidente responsabilità politica in questa gravissima vicenda e risparmiarci ulteriori passerelle e strumentalizzazioni istituzionali nei territori terremotati».

«E se, davvero, all’orecchio del presidente fosse giunta qualche voce, non si capisce per quale motivo non abbia immediatamente denunciato questi fatti, limitandosi a chiedere un passo indietro a Pistarelli – conclude Sinistra Italiana -. La destra, quella del modello Marche, ma anche quella che governa il paese, tutta ordine e disciplina, che pensa che aumentare le pene per i minorenni sia la soluzione, che legifera a colpi di decreti sicurezza e sbandiera l’aumento di pene e reati per la legalità, cosa ha da dire, oltre alle solite e insufficienti parole di circostanza?».

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Emanuele Porfiri del Pci Macerata

Emanuele Porfiri, del Pci Macerata, parla di «uno tsunami che ha colpito la politica così tanto sbandierata della legalità e del buon governo della Regione, portata a esempio su scala nazionale anche dalla presidente del Consiglio Meloni. Di quanto accaduto a farne le spese oggi sono in primis le decine di dipendenti delle imprese edili in “sub appalto” in odore camorristico, dove lamentano mesi di mancato pagamento degli stipendi e da alcuni mesi manifestano, mettendo in pericolo la loro vita, minacciandosi di buttarsi nel vuoto saliti in cima a gru di proprietà dei cantieri della ditta Crucianelli sub appaltante, noi ci domandiamo che fine faranno? Sono tutti extracomunitari i più anche padri di famiglia – continua Porfiri -. In secondo tutti i cittadini che aspettano da 10 anni di ritornare nelle proprie abitazioni, comprese tutte le aziende fornitrici di materiali e manodopera che si vedranno bloccati tutti gli atti amministrativi. Pertanto la nostra proposta è quella diretta al mondo della politica tutta e soprattutto al commissario Castelli, che si adoperi a far disporre al Governo un dispositivo straordinario di amministrazione controllata per poter far ripartire nell’immediato tutto il sistema della ricostruzione, onde evitare il fallimento di decine di imprese interessate. I cittadini non possono aspettare altri 10 anni per poter ritornare nelle loro abitazioni, per evitare lo spopolamento nei medi e piccoli Comuni del nostro territorio, con l’eventuale perdita di tutti i servizi sociali già penalizzati» conclude il Pci.


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