Gli smalti semipermanenti e i gel UV sono ormai ovunque. Nei saloni, certo, ma sempre più spesso anche sui comodini di casa, nei kit acquistati online per pochi euro, nei tutorial di TikTok che promettono unghie perfette fai-da-te per settimane. In tutto il mondo il mercato è esploso e si stima che milioni di persone li usino regolarmente, spinte dalla durata, dalla comodità e da prezzi sempre più accessibili.
Eppure pochi sanno davvero cosa contengono quei piccoli flaconcini colorati, e cosa può succedere alla pelle quando qualcosa va storto. Un’indagine condotta dai laboratori tedeschi CVUA di Karlsruhe ha analizzato 69 prodotti per unghie UV acquistati nel 2025 e quanto scoperto è abbastanza allarmante: 55 su 69, ovvero l’80%, non rispettavano i requisiti di legge.
Cosa hanno trovato? Coloranti vietati, sostanze cancerogene sospette, fotoiniziatori tossici per la riproduzione ed etichette ingannevoli. Un panorama tutt’altro che rassicurante, che potrebbe riguardare da vicino anche l’Italia.
Come funziona lo smalto UV e perché può essere pericoloso
Gli smalti semipermanenti e i gel per unghie si induriscono attraverso la polimerizzazione UV o LED. Il processo si basa su acrilati e metacrilati liquidi, molecole reattive che, attivate dai fotoiniziatori e dalla luce, formano una rete plastica solida.
Il rischio principale non riguarda solo la fase di indurimento, ma soprattutto il contatto cutaneo con il prodotto non completamente reagito o applicato in modo scorretto. In questa fase, monomeri e sostanze non ancora incorporate nella struttura polimerica possono entrare in contatto con la pelle e contribuire allo sviluppo di sensibilizzazioni e allergie da contatto.
L’uso domestico amplifica questo rischio per la maggiore probabilità di applicazione imprecisa, contatto con la pelle e mancato rispetto dei tempi di polimerizzazione.
Cosa hanno trovato i laboratori tedeschi
Il team cosmetico del CVUA di Karlsruhe ha analizzato 59 smalti UV e 10 gel modellanti cercando metacrilati, fotoiniziatori, stabilizzanti, coloranti e sostanze vietate. I numeri parlano chiaro: solo 14 prodotti su 69 erano completamente a norma. Negli altri 55 sono state rilevate violazioni multiple, spesso sovrapposte.
Sul fronte degli ingredienti, i coloranti si sono rivelati l’anomalia più diffusa: 12 prodotti contenevano coloranti non autorizzati, e in alcuni casi ne erano presenti fino a tre vietati nello stesso flacone. In 9 prodotti le concentrazioni di p-idrossianisolo — uno stabilizzante soggetto a limiti molto stringenti nelle preparazioni professionali — superavano la soglia consentita. In altri 5 sono state trovate tracce di fenolo, una sostanza vietata nei cosmetici che può entrare nei prodotti involontariamente attraverso i plastificanti.
Più preoccupante ancora, 4 prodotti contenevano trimetilolpropano triacrilato, un acrilato che l’UE ha vietato dal dicembre 2023 per i sospetti effetti cancerogeni sull’uomo. La sua presenza suggerisce che alcuni produttori ignorino ancora il divieto, o che certi lotti non siano mai stati ritirati dalla catena di distribuzione.
Infine, in due prodotti è stato rilevato il TPO, ovvero il fotoiniziatore trimetilbenzoil difenilfosfina ossido: una sostanza classificata nel 2024 come tossica per la riproduzione di categoria 1B — potenzialmente in grado di compromettere la fertilità umana — e ufficialmente vietata nell’UE dal settembre 2025.
Oltre agli ingredienti problematici, l’indagine ha messo in luce gravi carenze informative per i consumatori. In 22 prodotti mancava almeno un ingrediente nella lista INCI: i più frequentemente omessi erano p-idrossianisolo (14 casi), HEMA (10 casi), TPO (5 casi). In altri 11 prodotti mancava del tutto un elenco completo degli ingredienti.
Le avvertenze obbligatorie erano assenti, incomplete, non in lingua tedesca o non leggibili in 35 campioni su 69. In 18 prodotti non vi era alcuna indicazione che il prodotto fosse destinato esclusivamente a uso professionale, nonostante contenesse sostanze consentite soltanto in quel contesto.
Nove prodotti sono stati giudicati pubblicità ingannevole: tre erano etichettati come “senza HEMA” ma contenevano HEMA; sei erano presentati online come adatti all’uso domestico con claim come “adatto ai principianti” o “veloce e facile — quando e dove vuoi”, pur contenendo sostanze vietate per i non professionisti.
Le alternative che non lo sono davvero
Uno degli aspetti più insidiosi emersi dall’indagine riguarda poi le sostanze sostitutive. Quando un ingrediente viene vietato o limitato, i produttori tendono a rimpiazzarlo con molecole chimicamente simili ma non ancora regolamentate.
È successo con il TPO, sostituito da TPO-L e BAPO, appartenenti alla stessa classe chimica ma al momento privi di regolamentazione nell’UE per uso cosmetico. Ed è successo con l’HEMA: molti prodotti “HEMA-free” lo sostituiscono con l’idrossipropil metacrilato (HPMA), che però ha un potenziale allergenico analogo e può colpire chi è già sensibilizzato all’HEMA.
Come precisano i ricercatori: non regolamentato non significa sicuro. Significa semplicemente che quella sostanza non è ancora stata valutata dagli esperti europei. Eppure le aziende la usano, e i consumatori si fidano di claim come “senza HEMA” pensando di essere al sicuro.
E in Italia?
Il Regolamento europeo sui cosmetici (CE n. 1223/2009) è direttamente applicabile in tutti gli stati membri, Italia compresa. I divieti su TPO, trimetilolpropano triacrilato, i limiti sull’HEMA e le avvertenze obbligatorie valgono anche per i prodotti venduti sui nostri scaffali e nei nostri negozi online.
Il mercato italiano dei prodotti per unghie semipermanenti è enorme, alimentato da una cultura della nail art molto diffusa e da una proliferazione di kit per uso domestico venduti su piattaforme come Amazon, TikTok Shop e siti di e-commerce asiatici. Molti di questi prodotti provengono da paesi terzi, dove — come notano gli stessi ricercatori tedeschi — le valutazioni di sicurezza pre-mercato raramente esistono o sono disponibili su richiesta.
Le autorità italiane competenti (il Ministero della Salute e le ASL attraverso i NAS) effettuano controlli periodici, ma la mole di prodotti in circolazione — specialmente quelli acquistati online — rende la vigilanza difficile. Non esiste ad oggi un’indagine sistematica italiana comparabile a quella tedesca, il che non significa che il problema non esista: significa che probabilmente non lo stiamo misurando.
Cosa fare se usi smalti semipermanenti
Qualche indicazione pratica, alla luce di quanto emerso. Per prima cosa diffidare dei prodotti senza etichetta completa in italiano. La lista INCI è obbligatoria: se manca o è illeggibile, è già una violazione.
Poi quando si legge “Solo per uso professionale” non è un optional. Quei prodotti contengono sostanze che richiedono competenze specifiche nell’applicazione. Non sono pensati per essere usati a casa.
“Senza HEMA” non garantisce invece l’assenza di allergeni. Come abbiamo visto, HPMA e altri metacrilati possono dare le stesse reazioni. Evita assolutamente il contatto della pelle con il prodotto non ancora indurito. Usa guanti durante l’applicazione e segui scrupolosamente i tempi di polimerizzazione.
In caso di arrossamento, prurito o vesciche intorno alle unghie, consulta un dermatologo. Le allergie da contatto ai metacrilati possono diventare croniche e avere ripercussioni anche in altri contesti, come cure dentali o utilizzo di cerotti medicati.
Il messaggio finale dei ricercatori tedeschi è semplice: fino a quando il mercato non sarà regolamentato in modo più efficace, e controllato con maggiore frequenza, la cautela del consumatore resta l’unica vera protezione.
Fonte: CVUA
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Francesca Biagioli
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