Nel 2026 l’Area Welfare e Territorio della Fondazione CRT dedica l’autunno ai piccoli comuni del Piemonte e della Valle d’Aosta, territori che custodiscono una forte dimensione comunitaria e, allo stesso tempo, sperimentano con particolare intensità le trasformazioni demografiche, sociali e ambientali degli ultimi anni. È in questo quadro che nasce Legàmi in Comune, il bando tematico per la rigenerazione comunitaria nei piccoli comuni attraverso l’attivazione di spazi e comunità come presìdi di protagonismo giovanile.
L’iniziativa sostiene percorsi capaci di trasformare immobili comunali inutilizzati o sottoutilizzati in luoghi aperti alla comunità, favorendo il coinvolgimento diretto dei giovani under 35, la collaborazione tra enti pubblici, Terzo Settore, scuole e associazioni e la costruzione di reti territoriali stabili. L’obiettivo non è quindi soltanto recuperare uno spazio, ma creare le condizioni perché quel luogo possa tornare a essere un punto di aggregazione, partecipazione e cittadinanza attiva.
La scelta nasce anche dall’attenzione alle caratteristiche demografiche dei territori interessati. I comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti rappresentano l’88,6% dei comuni piemontesi e il 98,6% di quelli della Valle d’Aosta. Nei piccoli comuni piemontesi il calo naturale della popolazione ha raggiunto nel 2023 il -9,63 per mille, mentre l’indice di vecchiaia dei piccoli comuni piemontesi arriva al 27,2%. A queste dinamiche si affiancano fenomeni di isolamento giovanile, dipendenze comportamentali e povertà educativa che rendono ancora più importante la disponibilità di luoghi e opportunità di relazione, partecipazione e crescita.
Allo stesso tempo, i piccoli comuni conservano un patrimonio significativo di capitale sociale, fatto di reti informali di prossimità, associazioni radicate e senso di appartenenza. Legàmi in Comune interviene proprio su questa capacità dei territori di attivarsi, mettendo in relazione spazi, persone e processi. L’immobile comunale diventa così il punto di partenza per costruire un presidio di protagonismo giovanile nel quale i giovani non siano semplici destinatari delle attività, ma partecipino alla progettazione, alla gestione e alla cura dello spazio.
Le linee di intervento e chi può partecipare
Il bando sostiene progetti articolati attorno a uno spazio di proprietà comunale e può intervenire su cinque ambiti tra loro integrati.
La prima linea riguarda la rigenerazione strutturale degli spazi comunitari, attraverso il recupero e l’adattamento funzionale di immobili comunali, come ex scuole, biblioteche, centri di aggregazione giovanile o spazi multifunzionali. Gli interventi edilizi, di manutenzione, finitura, arredo e dotazione sono ammissibili quando risultano funzionali al più ampio progetto di rigenerazione comunitaria.
La seconda riguarda la creazione di presìdi educativi e di partecipazione, anche attraverso figure stabili come educatori e facilitatori di comunità o peer educator, con l’obiettivo di accompagnare i giovani, contrastare l’isolamento sociale, promuovere la partecipazione civica e sviluppare competenze trasversali e relazioni intergenerazionali.
La terza linea sostiene laboratori e iniziative di cittadinanza attiva, che possono spaziare dalla creatività e dalle arti alla tecnologia e all’innovazione, dall’ambiente alla cura del territorio, fino allo sport e al benessere.
La quarta linea è dedicata alla mobilità solidale e alle connessioni territoriali, con soluzioni di mobilità comunitaria e sostenibile come car pooling, bike sharing, ciclofficine di comunità o navette condivise per attività ed eventi.
La quinta riguarda infine l’animazione territoriale e gli eventi, che devono però essere inseriti in una strategia continuativa di attivazione della comunità e prevedere il coinvolgimento diretto dei giovani nella loro ideazione, organizzazione e realizzazione.
Le attività possono coinvolgere anche altre componenti della comunità, favorendo la multifunzionalità degli spazi e la relazione tra giovani, famiglie, anziani, associazioni e altri soggetti locali. L’idea è infatti quella di creare luoghi accessibili e utilizzabili per diverse funzioni e destinatari, capaci di mantenere una presenza stabile nel territorio.
Possono partecipare i Comuni del Piemonte e della Valle d’Aosta con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, singolarmente o in forma associata, oltre alle Unioni di Comuni e alle Comunità Montane, purché tutti i Comuni aderenti rispettino il requisito demografico. È obbligatoria la costruzione di un partenariato composto da almeno tre soggetti: il soggetto pubblico capofila, un’organizzazione non profit attiva nel protagonismo e nella partecipazione giovanile e un ulteriore soggetto pubblico o privato non profit.
Per ogni progetto la Fondazione CRT mette a disposizione un contributo massimo di 60.000 euro, a fronte di un cofinanziamento minimo del 20% del costo complessivo, costituito esclusivamente da risorse monetarie proprie o di terzi. Non sono invece ammissibili interventi esclusivamente edilizi o infrastrutturali privi di una più ampia progettualità di rigenerazione comunitaria, così come quelli relativi a immobili non di proprietà comunale, all’acquisto di veicoli o a spazi destinati esclusivamente ad attività sportive competitive, uffici amministrativi, luoghi di culto, sedi di partiti, sale gioco e altre destinazioni escluse dal regolamento.
Un intervento che punta alla continuità delle comunità
Legàmi in Comune si inserisce in una strategia più ampia della Fondazione CRT dedicata ai piccoli comuni. Nell’autunno 2026, infatti, l’Area Welfare e Territorio affianca a questo bando Piccoli Comuni – Cantieri per l’Ambiente e il Territorio, dedicato alla tutela del territorio e alla prevenzione del rischio idrogeologico. Le due iniziative affrontano quindi dimensioni differenti ma complementari: da una parte la cura delle comunità e delle relazioni, dall’altra la valorizzazione e la sicurezza dei territori.
Per Legàmi in Comune la prospettiva è quella di una rigenerazione che non si esaurisca nella trasformazione fisica di un immobile. La durata dei progetti può arrivare a 24 mesi e la valutazione considera, oltre alla qualità progettuale e alla capacità di rispondere ai bisogni locali, il grado di protagonismo dei giovani, il coinvolgimento della comunità, la qualità delle partnership, la capacità organizzativa e gestionale e la sostenibilità nel medio e lungo periodo.
Particolare attenzione è inoltre riservata al monitoraggio: almeno il 10% del contributo assegnato deve essere destinato ad attività di monitoraggio e raccolta dati, utili a verificare l’avanzamento del progetto, misurare risultati e cambiamenti e individuare eventuali azioni correttive.
La scadenza per presentare le domande è fissata al 30 ottobre 2026 alle ore 15.00
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