Il nuovo bonus destinato ai genitori separati o divorziati che devono sostenere il costo di una nuova abitazione si avvicina alla fase operativa. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato l’arrivo in autunno del bando del MIT, mentre il Ministero ha già definito i principali requisiti della misura: il contributo potrà coprire fino al 50% del canone di affitto, con un tetto massimo di 6.000 euro all’anno, equivalente quindi a un sostegno fino a 500 euro al mese. La prima platea viene stimata in almeno 5.000 beneficiari.
Il bonus può arrivare a 500 euro al mese
Il Fondo nasce per affrontare una delle conseguenze economiche più pesanti delle separazioni: la necessità, per il genitore al quale non viene assegnata la casa familiare, di trovare un’altra abitazione continuando contemporaneamente a sostenere gli obblighi economici nei confronti dei figli.
La misura prevede uno stanziamento complessivo di 60 milioni di euro nel triennio 2026-2028, pari a 20 milioni l’anno. Il MIT aveva inizialmente indicato una platea potenziale di circa 15mila madri e padri nell’arco del triennio; nelle comunicazioni più recenti la stima per la prima fase di applicazione è di almeno 5.000 beneficiari.
Il contributo non corrisponderà necessariamente a 500 euro per tutti. L’aiuto è infatti collegato alla spesa effettivamente sostenuta per la locazione e potrà coprire il 50% dell’affitto, fino al limite massimo annuale di 6.000 euro. Per raggiungere il tetto massimo mensile, quindi, occorrerà sostenere un canone sufficiente a giustificare l’erogazione di 500 euro.
Reddito massimo di 35mila euro, niente ISEE
Uno degli elementi più significativi riguarda il criterio economico scelto per accedere alla misura. Non sarà l’ISEE il parametro di riferimento: secondo quanto comunicato dal MIT, il richiedente dovrà avere un reddito annuo non superiore a 35.000 euro, determinato sulla base del reddito rilevante ai fini Irpef.
Si tratta di una scelta che modifica sensibilmente il meccanismo rispetto a molte altre agevolazioni sociali, nelle quali vengono valutate complessivamente situazione patrimoniale e composizione del nucleo familiare attraverso l’ISEE.
Il limite dei 35mila euro dovrà essere rispettato insieme agli altri requisiti, perché il bonus non è pensato come un contributo generalizzato rivolto a tutti i genitori che abbiano affrontato una separazione o un divorzio.
Chi potrà chiedere il bonus
Potranno rientrare nella misura i genitori separati o divorziati con almeno un figlio a carico, non assegnatari della precedente abitazione familiare. Nelle indicazioni diffuse dal MIT è stato inoltre specificato che i figli potranno essere considerati ai fini della misura fino al compimento dei 21 anni.
Un altro requisito riguarda gli obblighi economici derivanti dalla separazione: il richiedente dovrà risultare in regola con il versamento dell’assegno di mantenimento, laddove previsto. Il sostegno è quindi indirizzato a chi continua ad adempiere agli obblighi nei confronti della famiglia ma, dopo avere lasciato l’abitazione precedente, deve affrontare anche una nuova spesa per la casa.
Sarà necessario inoltre disporre di un contratto di locazione regolarmente registrato. L’agevolazione non potrà essere utilizzata per situazioni abitative prive di un contratto formalizzato, proprio perché il valore dell’aiuto sarà determinato sulla base delle spese sostenute per l’affitto.
Niente bonus per chi possiede un’altra casa entro 50 chilometri
Il provvedimento introduce anche un limite relativo al patrimonio immobiliare. Il genitore che presenta la domanda non dovrà possedere altri immobili nel raggio di 50 chilometri dalla precedente abitazione familiare.
La finalità è concentrare le risorse su chi, dopo la separazione o il divorzio, deve realmente sostenere il costo di una nuova locazione perché non dispone di un’abitazione alternativa nelle vicinanze.
È inoltre prevista la non cumulabilità con altri contributi destinati al pagamento dell’affitto. Chi percepisce già un sostegno pubblico per la stessa finalità dovrà quindi verificare attentamente le condizioni previste dal decreto e dal bando prima di presentare la domanda.
La domanda sarà online, ma bisogna attendere il bando
Il passaggio che interessa maggiormente i potenziali beneficiari riguarda ora le modalità di presentazione della domanda. Il MIT ha già anticipato che la procedura sarà telematica, ma al 15 settembre 2026 non risulta ancora aperta una piattaforma sulla quale inoltrare l’istanza.
Salvini ha annunciato che il bando arriverà in autunno, mentre il Ministero delle Infrastrutture ha trasmesso al Ministero dell’Economia la documentazione necessaria allo sblocco delle risorse. L’obiettivo dichiarato è arrivare all’erogazione dei primi contributi entro la fine del 2026.
Serviranno dunque le istruzioni definitive per conoscere eventuali documenti da allegare, scadenze, ordine di priorità e modalità con cui verranno formate le graduatorie.
Prima fase per almeno 5mila beneficiari
Le risorse disponibili non consentiranno presumibilmente di accogliere qualsiasi richiesta senza limiti. Il MIT ha indicato una prima platea di almeno 5.000 beneficiari, mentre nel complesso il Fondo dispone di 60 milioni di euro nel triennio.
Una volta disponibili le risorse, il Ministero ha inoltre anticipato che sarà data priorità alle Regioni nelle quali risultano più numerosi i genitori separati o divorziati e maggiormente rilevanti le condizioni di emergenza abitativa.
Per migliaia di famiglie il punto decisivo sarà quindi il bando, perché soltanto il testo definitivo permetterà di sapere con precisione come verranno valutate le domande. I criteri principali sono però ormai delineati: reddito entro 35mila euro, figli a carico, regolarità nel mantenimento, contratto d’affitto registrato, assenza di altri immobili entro 50 chilometri e nessun altro sussidio per la locazione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




