Stazi (Consob): per far crescere le ipo servono incentivi al risparmio di lungo periodo. Come ha fatto la Svezia


Per far crescere il mercato dei capitali servono incentivi fiscali che favoriscano gli investimenti di lungo periodo dei risparmiatori. Il modello da seguire è quello svedese, che è riuscito ad avvicinare domanda e offerta di investimenti, e a consolidare il legame tra ricchezza delle famiglie e mercati.

L’indicazione è arrivata dal presidente della ConsobGuido Stazi, nel suo discorso di apertura del convegno Corporate governance in Italia, promosso insieme ad Assonime e al Comitato italiano per la corporate governance. Dall’ultima edizione del rapporto Corporate governance della Commissione nazionale per le società e la borsa emerge l’evidente riduzione del numero delle società: a fine 2025 erano le 185 imprese negoziate sull’Euronext Milan, il listino principale di Piazza Affari, con una capitalizzazione complessiva di 907 miliardi. Solo un anno prima erano 196, scese in conseguenza di operazioni di delisting e riassetti.

Le riforme del Tuf e della Legge Capitali

Per rendere il mercato più attraente e competitivo è arrivata la recente riforma del Testo unico della finanza  e della Legge Capitali, che l’ha preceduta e ha previsto l’introduzione di elementi di maggiore flessibilità negli assetti societari e nei processi decisionali delle società quotate. Nei prossimi mesi Consob dovrà adottare modifiche dei propri regolamenti che completeranno il quadro normativo introdotto dal legislatore. Mentre le regole di corporate governance sono chiamate a trovare un equilibrio non sempre semplice: da un lato garantire la trasparenza,la tutela degli investitori e il corretto funzionamento delle società; dall’altro evitare oneri e complessità non necessari che possano scoraggiare la quotazione e la permanenza sul mercato.

Ma non basta. Per invertire la rotta e far crescere il mercato dei capitali non servono soltanto incentivi alle ipo e riforme che riguardano le imprese, ha sottolineato il presidente della Consob. E’ necessario intervenire contemporaneamente anche sul lato della domanda di investimenti. «In altre parole, non solo è importante che vi siano più società interessate a quotarsi e in grado di attrarre investitori, ma è altrettanto importante che vi siano più risparmiatori disposti a investire nel mercato dei capitali», ha spiegato Stazi

Liquidità nei conti correnti ed educazione finanziaria

Anche su questo fronte la sfida è chiara. Dall’ultima analisi pubblicata dalla Bce emerge che circa 10 mila miliardi di euro di risparmi, in Europa, sono fermi in contanti e depositi bancari a basso rendimento. Una situazione che si riscontra anche in Italia dove si stima che ci siano 1.500 miliardi di euro parcheggiati sui conti correnti.

«In questa prospettiva, assume un ruolo centrale l’educazione finanziaria, che contribuisce a rafforzare la capacità delle famiglie di comprendere opportunità e rischi degli investimenti e di orientare il risparmio verso strumenti adeguati agli obiettivi di lungo termine», ha aggiunto Stazi e «e più in generale, meritano attenzione gli strumenti che in altri Paesi hanno favorito una più ampia partecipazione delle imprese e dei risparmiatori ai mercati finanziari attraverso incentivi di natura fiscale. Penso, ad esempio, ad alcune esperienze nordiche che – per favorire l’investimento del pubblico nei mercati finanziari – hanno cercato di semplificare il rapporto tra risparmio e investimento di lungo periodo attraverso meccanismi fiscali chiari e facilmente accessibili ai cittadini». È il caso, appunto, della Svezia

Il modello svedese e gli incentivi al risparmio

«Il mese scorso, nel riordinare le mie carte per il trasloco dall’Antitrust alla Commissione di Borsa», ha raccontato il presidente di Consob insediatosi ad agosto dopo un passato da segretario generale dell’autorità alla Concorrenza,  «ho ritrovato un vecchio contributo scientifico del 1971, scritto dal professor Franco Romani – mio maestro accademico e fondatore dell’Antitrust italiano-, che analizzava il sistema svedese dei fondi di investimento di riserva».

«L’articolo», ha proseguito Stazi, «affrontava un tema ancora attuale: come utilizzare incentivi fiscali ben disegnati per favorire lo sviluppo del mercato dei capitali e sostenere la crescita dell’economia». In quel caso, ha sottolineato, «gli incentivi erano rivolti alle imprese e agli investimenti produttivi, non agli investitori individuali; tuttavia, l’idea di fondo era la stessa: creare condizioni favorevoli all’impiego affinché il risparmio e il capitale possano essere impiegati in modo più efficiente e con una prospettiva di lungo periodo».

Stazi ha quindi accennato al «modello svedese» e a come oggi sia guardato con «crescente interesse da molti Paesi: non come una formula da replicare meccanicamente, ma come un’esperienza da cui trarre indicazioni concrete». Il suo punto di forza, ha spiegato il presidente di Consob, «è aver costruito, in un lasso di tempo non breve, non una singola misura, ma un sistema coerente e integrato, nel quale domanda e offerta di capitale si alimentano reciprocamente e incentivi al risparmio, strumenti semplici di partecipazione e previdenza, cultura finanziaria si rafforzano, consolidando il legame tra ricchezza delle famiglie e mercati, convogliando gli investimenti nell’economia reale».

Tononi (Assonime), servono correttivi alle norme sulla lista del cda

Durante il convegno si è discusso anche delle novità sulla lista del cda introdotte dalla Legge Capitali, con richieste di modifica arrivate da più parti.  «Mi auguro che tra i decreti attuativi e correttivi dei prossimi mesi ci sia l’abrogazione di questa norma, o almeno l’eliminazione di alcune clausole, perché i mercati internazionali non la capiscono e fanno fatica ad adeguarvisi, ha  sottolineato in particolare il presidente di Assonime e di Banco Bpm, Massimo Tononi. Il riferimento era in particolare al numero sovrabbondante di candidati da presentare rispetto al numero di consiglieri da eleggere e al meccanismo del secondo turno di voto, in cui votano anche i soci hanno sostenuto la lista vincente. «Una procedura che apre a tutta una serie di tatticismi, quando non di ricatti», ha aggiunto Tononi, «Sarebbe un peccato se il meccanismo della lista del cda, che all’estero funziona ed è largamente utilizzato, in Italia rischiasse di scomparire».

Gota (Assogestioni): la quotazione non sia intrusione nella gestione di impresa

Per Maria Luisa Gota, presidente di Assogestioni, bisogna soprattutto «superare la narrativa del voto di lista come anomalia. In un mercato caratterizzato da un’elevata concentrazione proprietaria — dove l’azionista di riferimento detiene mediamente circa il 50% del capitale — il voto di lista è uno strumento essenziale per dare voce agli investitori istituzionali. Risultano attualmente in carica oltre 200 tra amministratori e sindaci indipendenti nominati tramite il comitato dei gestori», ha dichiarato. L’obiettivo di rendere la quotazione in Borsa più attrattiva è poi condiviso al 100% dagli asset manager, ed esiste un tema di profondità del mercato, in particolare sul segmento delle Mid & Small Cap, che oggi limita la possibilità di incanalare i capitali verso le imprese, ha detto Gota. «È fondamentale promuovere una cultura aziendale che veda nella Borsa e nel mercato dei capitali uno strumento strategico di sviluppo e crescita, superando la visione della quotazione come mero costo o intrusione nella gestione d’impresa», ha concluso.

Cappiello (Mef), serve più private equity e venture capital

Il direttore generale della Direzione V del ministero dell’Economia, Stefano Cappiello, ha poi sottolineato che «la revisione delle regole di governo societario, con un ampliamento dell’autonomia statutaria, è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per avere mercati di capitali più spessi e liquidi, capaci di finanziare le sfide delle transizioni digitale, verde, geopolitica». Occorre lavorare anche sul lato dell’offerta, sia sui mercati privati sia sui mercati pubblici. «In tal senso vanno i recenti interventi sui fondi pensione, le iniziative per rinforzare venture capital e private equity, gli approfondimenti sui Saving Investment Account. Così come fondamentale è acquisire una scala europea, facilitando l’interoperabilità  tra piattaforme di trading e post-trading. Un passo decisivo a tale fine è il pacchetto legislativo Misp» che mira a ridurre la frammentazione dei mercati finanziari e a completare l’Unione dei mercati dei capitali. (riproduzione riservata)

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