CSM: IL CORRENTISMO ALLA PROVA DEI FATTI


UCPI denuncia la persistente influenza delle correnti nelle nomine del CSM, rilevando una contraddizione tra le dichiarazioni dell’ANM sulla necessità di maggiore trasparenza e il rifiuto di introdurre criteri oggettivi per limitare la discrezionalità. In vista delle elezioni del nuovo CSM, sottolinea come molte candidature continuino a essere espressione delle correnti, pur registrando il tentativo alternativo di Altra Proposta di presentare candidati estranei agli organismi associativi. La nota della Giunta

L’ANM, dopo aver trascorso mesi a spiegare agli italiani che il correntismo era un problema del passato, ora, con una clamorosa denuncia, lo riporta al centro della scena e il banco di prova della elezione del nuovo CSM sembra volergli dare ragione.

La delibera con cui, qualche giorno fa, il Comitato direttivo centrale dell’ANM è intervenuto sulla mancata nomina di Sebastiano Ardita, quale Procuratore Aggiunto presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, contiene, infatti, un’affermazione che richiama l’assoluta attualità dei temi discussi durante la campagna referendaria.

Secondo ANM le dichiarazioni sulle pressioni che avrebbero accompagnato quella nomina hanno “oggettivamente contribuito ad alimentare interrogativi e preoccupazioni circa la piena percezione di autonomia, indipendenza e trasparenza dell’azione dell’organo di autogoverno”. ANM ha, quindi, chiesto che le procedure di nomina siano governate esclusivamente dai criteri previsti dall’ordinamento e che le decisioni del CSM assicurino il massimo livello di trasparenza, intelligibilità e tracciabilità, così da fugare ogni dubbio o sospetto circa l’esistenza di fattori estranei ai criteri normativamente previsti.

Subito dopo, però, lo stesso Comitato centrale ha bocciato la proposta di Magistratura Democratica, che voleva attuare quanto richiesto dall’assemblea straordinaria di ANM tenutasi il 16 maggio, a valle del confronto referendario, ovvero introdurre, per le nomine, criteri di comparazione preventivi, oggettivi e verificabili, destinati a restringere la discrezionalità del CSM.

Si afferma il principio e, immediatamente, ci si rifiuta di trarne qualsiasi conseguenza che possa effettivamente incidere sullo status quo. D’altra parte, è noto ed è una regola di elementare buon senso che il potere non riforma mai sé stesso per limitare i propri abusi.

Nella stessa discussione del Comitato direttivo centrale, il Dott. Andrea Reale, Consigliere presso la Corte d’Appello di Catania, ha detto, con parole che non lasciano molto spazio all’interpretazione, che: “tutte le correnti sono obiettivamente pronte a mandare i loro candidati” e, subito dopo, che “il rinnovamento non ci sarà mai dentro il Consiglio superiore della magistratura”. La conclusione è stata altrettanto netta: “ma non prendiamoci in giro”.

Il Dott. Reale ha poi indicato, senza perifrasi, quello che considera “il male dei mali” della magistratura associata e istituzionale: “dare dei voti soltanto sulla base dell’appartenenza e non del merito e delle regole”. In dichiarazione di voto è tornato sul punto, richiamando le pressioni interne esercitate da “segretari e presidenti di corrente” in favore dei candidati agli incarichi e sostenendo che il problema potrà dirsi affrontato soltanto quando le correnti cesseranno di trasferire nel CSM le proprie logiche di appartenenza.

L’assemblea straordinaria dell’ANM del 16 maggio di quest’anno appare già un lontano ricordo.

In quell’assemblea, Enrico Grosso, Presidente Onorario del Comitato per il No, aveva solennemente affermato, tra gli applausi dei presenti, che: “il correntismo è la degradazione delle componenti associative della magistratura a opachi centri di potere e non ha nulla a che fare con il pluralismo delle idee. Il pluralismo dell’ordine giudiziario degenera in ““correntismo”” (esattamente come la democrazia dei partiti degenera in ““partitocrazia””) quando le articolazioni di quel pluralismo perdono la loro vocazione ideale, trasformandosi in consorterie dirette a garantire ai propri aderenti la protezione più efficace.

Era tutto ciò ad essere alla base di molte delle critiche – magari anche strumentali, ma fondate su un nucleo di verità che sarebbe un grave errore ignorare o dimenticare – che ci venivano rivolte durante il dibattito referendario”.

Sono parole che durante la campagna referendaria avrebbero consentito un confronto assai più limpido e leale.

Il “nucleo di verità” è stato, infatti, per tutto il confronto pubblico ostinatamente negato dai sostenitori del fronte del No e la riforma del CSM presentata come uno scellerato attacco alla magistratura, anziché come il tentativo di limitare le degenerazioni correntizie, quelle sì, letali per l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati liberi.

Siamo ora alla vigilia del banco di prova della proclamata capacità di autoriforma delle correnti e di tutta la magistratura: il 25 e 26 ottobre i magistrati eleggeranno i venti componenti togati del nuovo CSM.

Un tentativo di rompere il meccanismo tradizionale esiste. Altra Proposta ha selezionato attraverso un sorteggio temperato dieci magistrati, estranei negli ultimi cinque anni agli incarichi nelle associazioni e nell’ANM, che hanno liberamente accettato di candidarsi senza rappresentare il Comitato che li ha individuati. È un tentativo che va nella apprezzabile direzione di cercare di sottrarre almeno alcune candidature alla preventiva scelta delle correnti.

Il resto però riproduce un passato che già conosciamo. Le correnti presentano i propri candidati e tra questi figurano ancora ex presidenti e segretari dell’ANM ed esponenti che da anni hanno ruoli di primo piano nei gruppi associativi o hanno già svolto la funzione di consiglieri del CSM; tra i candidati vediamo perfino Cosimo Ferri, protagonista della famosa serata all’Hotel Champagne e dello scandalo Palamara.

C’è poi uno statuto, quello di Magistratura Indipendente, che prevede espressamente la perdita della qualità di socio per chi partecipi alle elezioni come indipendente in competizione con i candidati designati dall’associazione.

Risulta difficile, di fronte a questi fatti, riconoscere quel cambiamento che la stessa assemblea straordinaria di ANM aveva indicato come necessario e urgente ed assumono un tratto vagamente ironico le preoccupazioni del Comitato direttivo centrale di ANM “circa la piena percezione di autonomia, indipendenza e trasparenza dell’azione dell’organo di autogoverno”.

La Giunta

Roma, 16 settembre 2026

 

 

 


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