Una stanza per studiare, un lusso da 600 euro al mese: a Bari e Lecce il caro-affitti presenta il conto agli studenti fuorisede proprio mentre riaprono le università. Una realtà raccontata dai numeri. A Bari e a Lecce una singola può costare in media oltre 425 euro al mese nelle zone più richieste, con picchi che possono arrivare anche a scollinare quota 600 euro soprattutto nel capoluogo pugliese. E quando a quella cifra si aggiungono bollette, spese condominiali, vitto e costi della vita quotidiana, il conto diventa salato. Bari e Lecce raccontano così due mercati con numeri differenti ma una stessa tensione.
Gli affitti
Nel capoluogo regionale una singola costa mediamente 426 euro, con un incremento annuo del 12,2%; a Lecce, nelle zone più richieste, si arriva a 425 euro, mentre nell’ultimo biennio i rincari hanno raggiunto il 35%. E mentre città universitarie come Milano registrano una flessione dei prezzi, altre, tra cui Bari, continuano a segnare aumenti a doppia cifra. Con l’avvio delle lezioni universitarie torna così puntuale il problema degli affitti per gli studenti fuorisede: trovare un posto letto nelle città pugliesi è diventata una corsa contro il tempo, ma anche contro prezzi che negli ultimi anni hanno imboccato una traiettoria decisamente al rialzo.
Bari
Secondo l’ultimo report di Immobiliare.it Insights, a Bari una stanza singola costa mediamente 426 euro al mese. Nell’ultimo anno il prezzo è cresciuto del 12,2%, mentre nello stesso periodo la media nazionale ha segnato una diminuzione del 6,2%. È proprio il confronto con le altre città universitarie a rendere il dato barese particolarmente significativo. Bari non è il capoluogo dove una camera costa di più, ma è tra quelli in cui i canoni continuano a correre mentre in altri grandi poli universitari il mercato mostra segnali opposti. Milano, la città più costosa d’Italia per una singola, si attesta a 704 euro al mese, ma registra un calo annuo vicino al 4%. Firenze arriva a 627 euro, mentre Roma si ferma a 615 euro e, nonostante i prezzi in aumento del 7%, vede diminuire di oltre il 30% sia la pressione della domanda sia i contatti complessivi. Bari, invece, cresce a doppia cifra. Nella graduatoria degli aumenti annuali figurano davanti al capoluogo pugliese Pescara (+28,6%, 388 euro), Trieste (+16,7%, 369 euro) e Palermo (+13,6%, 315 euro). Seguono Bari, con il suo +12,2%, Genova (+11,9%, 408 euro), Pisa (+10,7%, 364 euro) e Pavia (+10,2%, 400 euro). Una fotografia che dice qualcosa di importante: il caro affitti non riguarda soltanto le grandi metropoli dove i prezzi assoluti sono più elevati. In alcune città di medie dimensioni, e Bari è tra queste, l’incremento dei canoni sta diventando altrettanto rilevante. Per uno studente e per la sua famiglia, conta infatti meno il confronto con Milano o Roma e molto di più quanto bisogna mettere ogni mese sul tavolo per poter vivere vicino all’università. Basta guardare alle offerte sul mercato: si va dai 350 euro per un posto letto in doppia fino ai 600 euro al mese, spese escluse, per una singola in appartamenti nelle vicinanze del Policlinico. La media per un posto letto a Bari si aggira oltre i 400 euro, ma la geografia della città produce differenze notevoli. Nel Murattiano e a Madonnella si possono raggiungere i 600 euro; nel Libertà si scende intorno ai 400. Nei quartieri più lontani dalle sedi universitarie, come San Paolo, San Girolamo e Carbonara, si possono trovare posti letto anche a 200 euro, ma la disponibilità è minima. A Carrassi-San Pasquale, invece, si arriva fino a 500 euro. Sullo sfondo c’è la trasformazione del mercato immobiliare. Bari, negli ultimi anni, è diventata una delle mete turistiche più attrattive del Mezzogiorno. Parallelamente, una parte dei proprietari ha scelto di destinare gli immobili agli affitti brevi, attraverso B&B, case vacanza e altre formule ricettive, considerate più redditizie rispetto alle locazioni tradizionali. È una dinamica che contribuisce a modificare la composizione dell’offerta: una casa che esce dal mercato degli affitti di lunga durata non è più disponibile per lo studente che cerca una sistemazione per l’intero anno accademico. Studenti e lavoratori cercano camere disponibili nel minor tempo possibile, mentre proprietari e intermediari si muovono in un mercato sottoposto a una pressione stagionale molto forte. Il problema, peraltro, non riguarda soltanto gli universitari. La difficoltà nel trovare un’abitazione a prezzi sostenibili coinvolge sempre più spesso giovani lavoratori, famiglie e professionisti che scelgono di trasferirsi in città.
Lecce
A Lecce il copione è simile, ma i numeri raccontano una pressione che negli ultimi due anni è diventata ancora più evidente. Una singola a San Pio costa 290 euro, mentre un posto letto in doppia viene proposto a 200 euro. A Santa Rosa una singola arriva a una media di 289,33 euro, mentre una doppia si attesta sui 195 euro. Nella zona di piazza Mazzini si raggiungono invece cifre decisamente più alte: 425 euro al mese per una singola e 360 euro per un posto in doppia, in quest’ultimo caso con formula all inclusive. Numeri che, appena due anni fa, sarebbero sembrati fuori mercato e che oggi descrivono una nuova normalità. Nel capoluogo salentino i canoni mensili hanno registrato rincari fino al 35% nell’ultimo biennio, mentre gli studenti fuori sede che ogni anno arrivano in città sono oltre 8mila. Anche qui, come a Bari, il nodo non è soltanto il prezzo della stanza, ma la progressiva trasformazione dell’offerta immobiliare. La crescente attrattività turistica del capoluogo salentino ha favorito la conversione di appartamenti destinati alla residenza in B&b, case vacanza e alloggi per soggiorni brevi. A Lecce, come a Bari, sul mercato pesa dunque la tensione fra due diverse vocazioni dell’abitare: da una parte la casa come luogo stabile per chi studia, lavora e vive in città; dall’altra l’immobile come investimento destinato al turismo e alla permanenza breve. Non è una contrapposizione assoluta, né tutti gli appartamenti possono essere ricondotti allo stesso fenomeno. Ma la crescita di B&B e case vacanza, soprattutto nei centri urbani più attrattivi, contribuisce a ridisegnare l’offerta e a rendere più difficile l’equilibrio tra domanda residenziale e domanda turistica. La conseguenza è una sorta di caccia al tesoro immobiliare: prezzi elevati, camere lontane dalle sedi universitarie e, per chi non riesce a trovare una soluzione, il rischio di dover affrontare quotidianamente lunghi spostamenti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



