Extraprofitti, l’Ue boccia la tassa: l’Italia punta a un contributo concordato con i colossi del greggio


RomaMentre scade il taglio delle accise e i prezzi alla pompa registrano nuovi record, il governo valuta proroghe tampone. Gli esperti propongono l’introduzione di un price cap dinamico sui margini di raffinazione contro le speculazioni.

La Commissione Europea ha chiuso la porta all’introduzione di una cornice comunitaria per tassare i guadagni straordinari accumulati dalle compagnie petrolifere durante la recente crisi dello Stretto di Hormuz. La decisione di Bruxelles respinge la richiesta presentata da Italia, Germania, Austria, Polonia, Spagna e Portogallo, ristabilendo che la materia fiscale rientra nell’esclusiva competenza nazionale dei singoli Stati membri. Spetterà dunque ai governi intervenire con propri strumenti tributari, purché compatibili con il diritto europeo.

In questo scenario, la Commissione si è limitata a garantire assistenza tecnica, condivisione di buone pratiche e un costante monitoraggio degli impatti sul mercato unico. Come riporta La Stampa, la presa di posizione europea ha immediatamente riacceso il dibattito politico a Roma, spingendo l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni a studiare formule alternative per reperire risorse e calmierare la corsa dei carburanti.

LO SCONTRO POLITICO

Lo stop comunitario ha innescato l’attacco frontale delle opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sollecitato l’esecutivo dichiarando a La Stampa: “Meloni e Giorgetti non hanno più alibi. Si diano una mossa e agiscano: la crisi energetica colpisce duramente famiglie e imprese”. Di contro, la maggioranza esclude la creazione di una nuova imposta calata dall’alto.

Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha aperto alla possibilità di un contributo concordato direttamente con i colossi energetici, replicando l’impostazione già adottata per il settore creditizio. “Con banche e assicurazioni abbiamo trovato una soluzione dopo una lunga trattativa ed è stato un apporto positivo per il bilancio. Anche con le società petrolifere si può dialogare e trovare accordi che consentono a queste imprese di sostenere la nostra economia”, ha affermato Tajani.

Un retroscena pubblicato da Repubblica evidenzia come la questione della denominazione sia cruciale sul piano politico: evitare la parola “tassa” consente di mantenere la coesione all’interno della coalizione — connettendo la fermezza della Lega e le riserve di Forza Italia verso prelievi coercitivi — ed evita di dare l’impressione di cedere alle richieste della sinistra.

Un’autorevole fonte dell’esecutivo ha sintetizzato a Repubblica che “introdurre una tassa nazionale sugli extraprofitti significherebbe farsi dettare l’agenda dal Pd”. Dal canto suo, la Lega sostiene l’esigenza di far contribuire chi ha ottenuto guadagni ingenti dalla crisi energetica, mentre Marco Osnato, responsabile economico di Fratelli d’Italia, ha confermato al quotidiano romano: “Si può ragionare su un contributo attraverso un confronto ed evitando inutili contrapposizioni perché quando sul tavolo ci sono questioni contingenti, come i costi record dell’energia, devono prevalere il dialogo e il contributo di tutti”. L’incasso di questa misura andrebbe così a irrobustire le coperture della prossima legge di bilancio per finanziare sostegni su bollette e carburanti, richiamando peraltro l’approccio già adottato con il decreto energia dello scorso febbraio.

CARBURANTI A PICCO E NODO ACCISE IN SCADENZA

Oltre alla trattativa sulle risorse future, il governo si trova ad affrontare l’urgenza imminente della scadenza del taglio di 17 centesimi sulle accise del gasolio. Mentre la premier Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mantengono un contatto costante per definire i prossimi passi, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha raffreddato le attese su un rinvento generalizzato immediato.

A margine del Meeting di Rimini, Pichetto Fratin ha ricordato che non risulta convocato alcun Consiglio dei ministri, precisando che “dobbiamo valutare l’impatto complessivo sui conti pubblici. Si possono anche adottare criteri diversi prevedendo agevolazioni per singoli settori o particolari categorie di consumatori”. Nel frattempo, l’esecutivo valuta l’ipotesi di un decreto tampone per prorogare lo sconto sul diesel fino a fine mese o alla prima settimana di settembre.

I dati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy certificano una situazione di forte pressione sui listini: questa mattina la benzina in modalità self service registra una media nazionale di 2,015 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge i 2,136 euro. Sulla rete autostradale i valori toccano livelli ancora più elevati, con la benzina a 2,091 euro/litro e il diesel che sfonda quota 2,207 euro/litro.

PROTESTE DEI CONSUMATORI E ALLARME DEL MONDO PRODUTTIVO

Le associazioni dei consumatori sono uscite allo scoperto con toni estremamente duri. Il Codacons osserva come il prezzo del gasolio in autostrada abbia ormai superato i picchi storici registrati nel 2022, bollando la mini-proroga del taglio delle accise come una “colossale presa in giro” e chiedendo di estendere e potenziare lo sconto anche alla benzina. Sulla stessa linea l’Unione Nazionale Consumatori, che parla di scelta “imbarazzante” e di una vera e propria “beffa” a danno dei cittadini in rientro dalle vacanze.

Forte preoccupazione viene espressa anche dalle categorie economiche. Confcommercio sottolinea il rischio che i rincari si scarichino lungo l’intera catena logistica, dai trasporti all’approvvigionamento delle materie prime, provocando nuova inflazione sui prezzi al dettaglio. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha definito “insostenibili” le quotazioni attuali del gasolio per le aziende agricole. Sul fronte politico, il leader del Movimento 5 Stelle accusa il governo di fare “spallucce” di fronte al disagio delle famiglie, mentre Matteo Renzi ha ironizzato sul “decretino” di proroga di soli due giorni, ricordando le promesse elettorali di Giorgia Meloni in materia di abolizione totale delle accise.

LIMITI DELLE ACCISE E IL NODO DEI MARGINI DI RAFFINAZIONE

Un’analisi pubblicata da Il Foglio e firmata dagli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo evidenzia tuttavia come la semplice riduzione delle accise rischi di rivelarsi una misura inefficiente. Tassare gli extraprofitti o tagliare le imposte di scopo non garantisce un calo automatico dei prezzi al consumo, come dimostrano le rilevazioni Unem sulla scomposizione del costo del gasolio tra materia prima, margine lordo e fiscalità. In seguito all’ultimo taglio di 17 centesimi, il prezzo alla pompa si è ridotto di appena 5 centesimi, poiché l’aumento dei margini di raffinazione ha assorbito la quota restante dello sconto fiscale.

Il valore finale dei carburanti non dipende esclusivamente dalle quotazioni del greggio grezzo (Brent), ma segue il mercato Platts, che definisce il prezzo all’ingrosso dei prodotti raffinati. Quando la capacità degli impianti di raffinazione diventa scarsa rispetto alla domanda, il differenziale tra il costo del petrolio e il valore del prodotto finito — il cosiddetto crack spread — si impenna in maniera esponenziale. Di conseguenza, anche se le accise o il prezzo del greggio scendono, il costo finale del diesel rimane elevato proprio a causa dell’ampliamento dei margini lordi di raffinazione. Tassare ex post gli extraprofitti redistribuisce la rendita allo Stato, ma non modifica il meccanismo di formazione del prezzo di mercato.

L’ESPERIENZA DEL 2022 E L’IPOTESI DI UN TETTO DINAMICO AI MARGINI

L’Italia ha già sperimentato nel 2022, durante il governo Draghi, un contributo straordinario sugli extraprofitti energetici. La misura, con un’aliquota inizialmente fissata al 10% e poi elevata al 25%, utilizzava come base di calcolo l’incremento del saldo tra operazioni Iva attive e passive. Sebbene giudicata legittima dalla Corte Costituzionale, quella formulazione tecnica fu oggetto di forti ricorsi legali poiché l’Iva non riflette in modo lineare i profitti effettivi e può variare per motivi contabili o per fluttuazioni dei volumi. Soprattutto, la tassa non fermò l’impennata del crack spread.

Per superare queste criticità, gli esperti di Il Foglio suggeriscono l’adozione di un meccanismo di correzione del mercato modellato sul price cap europeo sul gas approvato nel 2022. Quell’intervento fissava una soglia dinamica scattata al superamento di 180 euro per megawattora sul mercato TTF e con uno scostamento di almeno 35 euro rispetto al benchmark internazionale del GNL, evitando che i carichi di gas venissero dirottati altrove. Un’impostazione analoga applicata ai carburanti non imporrebbe un prezzo amministrato rigido, ma introdurrebbe un tetto dinamico al margine di raffinazione (crack spread), attivato esclusivamente in presenza di anomalie di mercato prolungate. In questo modo i listini continuerebbero a oscillare in linea con i mercati globali del greggio, impedendo al contempo che margini di speculazione eccezionali si trasferiscano interamente sui prezzi alla pompa.





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Alessandro

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