“Caso ANFFAS di Modica”, qualche precisazione dall’Autorità Garante nazionale sulla disabilità – Informare un’H


Nei giorni scorsi abbiamo dato spazio ad una riflessione di Sara Bonanno sull’istituzionalizzazione delle persone con disabilità. Essa è stata suscitata dalla recente notizia di presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità avvenuti in un centro diurno dell’Associazione ANFFAS di Modica. Nel testo, tra le altre cose, è stata chiamata in causa l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. La segnalazione del testo pubblicata sulla pagina Facebook di Bonanno ha richiamato l’attenzione di Antonio Pelagatti, uno dei componenti dell’Autorità Garante nazionale, che ha ritenuto di replicare nei commenti. A Pelagatti ha risposto la stessa Bonanno. Pubblichiamo di seguito il loro scambio*.

 

Scatto in bianco e nero che ritrae le sagome sfocate di due persone che camminano su un marciapiede di mattoni bagnato (credit: Can Ceylan / Pexels).

Commento di Antonio Pelagatti (componente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità)

«Il tema posto è serio e merita un confronto altrettanto serio. Il diritto delle persone con disabilità a scegliere dove, come e con chi vivere, e a ricevere sostegni costruiti intorno alla propria vita, non è in discussione.
Quello che non possiamo condividere è una rappresentazione dell’attività dell’Autorità che non corrisponde a ciò che realmente facciamo.
Chiedere ad ANFFAS [Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo, N.d.R.] di rafforzare i propri strumenti interni di controllo e prevenzione non significa affatto affidare ad ANFFAS il controllo su sé stessa. L’Autorità segue direttamente la vicenda, acquisisce autonomamente gli elementi necessari e valuta le iniziative da assumere. Parallelamente, abbiamo già avviato un’attività di visite presso strutture e servizi che non riguarda una singola associazione, ma il sistema nel suo complesso.
C’è poi un aspetto che vorrei sottolineare. Un’Autorità di garanzia non lavora soltanto quando pubblica un comunicato.
Gran parte di ciò che facciamo ogni giorno non viene raccontato. Sono situazioni nelle quali interveniamo prima che una violazione si consumi, problemi che cerchiamo di risolvere prima che diventino casi pubblici, ostacoli che proviamo a rimuovere e diritti che cerchiamo concretamente di rendere effettivi.
E spesso il risultato migliore del nostro lavoro è proprio ciò che non accade: una discriminazione evitata, un diritto che non viene negato, una situazione che viene corretta prima di trasformarsi in un problema ancora più grave.
Questa Autorità, pur essendo nata da poco, sta cercando di aprire porte rimaste chiuse per anni, affrontando questioni sulle quali troppo spesso nessuno aveva ancora provato a intervenire in maniera organica. Lo sta facendo con tutti i limiti e le difficoltà di un organismo nuovo, ma con determinazione TOTALE e assumendosi anche la responsabilità di percorrere strade nuove e complesse.
Per questo, prima di concludere che il Garante non faccia abbastanza, inviterei a conoscere quello che realmente sta facendo. E, soprattutto, inviterei chi condivide gli stessi obiettivi ad aiutarci a fare meglio e di più.
Le critiche sono legittime e possono essere utili. Ma credo che oggi serva anche sostenere un’Autorità che sta provando, concretamente, a cambiare cose rimaste ferme per troppo tempo.
Le porte che stiamo cercando di aprire riguardano i diritti delle persone con disabilità. Più che dividerci su questo lavoro, dovremmo aiutarci a portarlo avanti».

 

Replica di Sara Bonanno al commento di Antonio Pelagatti

«La ringrazio Antonio Pelagatti per aver risposto e per aver chiarito che l’Autorità sta svolgendo accertamenti autonomi. Se ad ANFFAS è stato chiesto soltanto di rafforzare i controlli interni, ne prendo atto volentieri. La mia impressione nasceva dal comunicato ufficiale, l’unico elemento pubblico sul quale potevo basarmi. Vorrei però chiarire il punto centrale del mio articolo: il caso di Modica è stato soltanto l’occasione, purtroppo l’ennesima, per parlare di un problema molto più grande. Non basta impedire che nelle strutture si picchino, si umilino o si trascurino le persone. Dobbiamo chiederci perché continuiamo a considerare normale prendere esseri umani che hanno bisogno di assistenza, riunirli in luoghi appositi e organizzare le loro giornate secondo tempi e regole decisi da altri. Le visite del Garante sono certamente importanti, ma una struttura può essere pulita, ordinata, gestita da personale preparato e senza maltrattamenti, continuando però a decidere al posto delle persone quando alzarsi, cosa fare, con chi stare e come trascorrere la giornata. Evitare gli abusi è indispensabile, ma non basta: una vita organizzata da altri non diventa libera soltanto perché è organizzata bene. Non è una mia posizione personale. L’articolo 19 della Convenzione ONU riconosce il diritto delle persone con disabilità a scegliere dove e con chi vivere e a ricevere nella comunità i sostegni necessari. Le Linee guida sulla deistituzionalizzazione del Comitato ONU del 2022 affermano, al paragrafo 6, che l’istituzionalizzazione è in sé una pratica discriminatoria e una forma di violenza, non soltanto quando vi si aggiungono percosse o altri abusi. Il Commento generale n. 5 chiarisce, ai paragrafi 21 e 24, che neppure il bisogno di sostegni molto intensivi può giustificare il collocamento in un istituto e che la libertà di scelta riguarda anche gli orari, le abitudini e l’organizzazione della vita quotidiana. Anche la legislazione italiana indica questa direzione. La legge 227/2021, all’articolo 2, comma 2, lettera c), numeri 12 e 13, prevede la prevenzione dell’istituzionalizzazione, la deistituzionalizzazione e la riconversione delle risorse destinate agli istituti verso la domiciliarità e la vita indipendente. Il decreto legislativo 62/2024, già all’articolo 1, stabilisce che i sostegni debbano servire al pieno esercizio dei diritti nei contesti di vita liberamente scelti dalla persona. La domanda, quindi, è molto semplice: vogliamo controllare meglio le strutture e renderle più sicure oppure vogliamo superare l’istituzionalizzazione? Perché, se l’obiettivo è davvero il suo superamento, non si può evitare di affrontare anche il nodo della composizione dell’Osservatorio nazionale. Come si può progettare la fine dell’istituzionalizzazione se alle decisioni su questo percorso partecipano soggetti che gestiscono strutture residenziali e semiresidenziali? Non sto mettendo in dubbio la buona fede di nessuno: sto indicando un conflitto oggettivo tra due ruoli. Le stesse Linee guida ONU, al paragrafo 34, stabiliscono che i fornitori di servizi e chi ha interessi finanziari o di altra natura nel mantenimento degli istituti non debbano influenzare le decisioni sulla deistituzionalizzazione. Perciò vorrei conoscere la posizione dell’Autorità su due punti molto concreti. Le visite serviranno soltanto a verificare che le strutture siano gestite correttamente oppure anche a capire quanta libertà conservino le persone, quali alternative personalizzate siano state offerte e che cosa si stia facendo perché possano vivere pienamente nella comunità? E l’Autorità intende affrontare il conflitto di ruoli presente negli organismi chiamati a guidare il superamento dell’istituzionalizzazione? Credo che la collaborazione possa partire proprio da qui: non limitarci a rendere le strutture più sicure, ma costruire un sistema nel quale sia l’assistenza a entrare nella vita delle persone, e non siano le persone a dover trasferire la propria vita dove è stata concentrata l’assistenza».

 

* Lo scambio di cui si tratta è avvenuto il 25 agosto 2026 sulla pagina Facebook di Sara Bonanno a questo link. La riflessione di Bonanno che ha suscitato lo scambio è la seguente: “Caso ANFFAS di Modica”, il bisogno di assistenza non è una condanna, «Informare un’h», 22 agosto 2026. Questa è invece la nota sulla vicenda dell’ANFFAS di Modica diramata dall’Autorità Garante nazionale: Ipotesi di maltrattamento ai danni di persone con disabilità in ANFFAS Modica: ferma condanna dell’Autorità Garante, sito dell’Autorità Garante, 5 agosto 2026.

 

Nota: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina “Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone” (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.

 

Vedi anche:

Simona Lancioni, “Caso ANFFAS di Modica”, considerazioni sulle posizioni assunte da ANFFAS, FISH e Autorità Garante nazionale sulla disabilità, «Informare un’h», 16 agosto 2026.

 

Ultimo aggiornamento il 26 Agosto 2026 da Simona


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