- – Consigliere Venturi, tracciamo un bilancio di questa consiliatura. Dal suo punto di vista, qual è stato finora l’impatto reale dell’opposizione sull’amministrazione Mastrangeli e su quali battaglie avreste potuto fare la differenza o incidere con maggior forza?
“L’opposizione ha svolto un’azione costante di stimolo, proposta e critica: non sempre ha portato a risultati concreti, ma i problemi da risolvere nascono dalla volontà della maggioranza. E quei temi sono rimasti identici. Penso all’ascensore inclinato, uno degli elementi su cui Marzi aveva fondato la sua posizione di parziale appoggio all’attuale maggioranza: anche quello disatteso, con scelte che dal punto di vista pratico sono molto discutibili. Quando si è parlato della seconda linea, ho ricordato che c’era una prima linea che non funzionava da anni: è paradossale pensare alla seconda senza immaginare prima la soluzione dell’esistente. Il risultato è che la comunicazione tra la parte alta e la parte bassa della città è di fatto congelata”.
“Poi c’è il tema della mobilità urbana e, dal mio punto di vista e credo anche dal sentiment dei cittadini, si è trattato di un fallimento totale: il BRT non era la risposta giusta a questi problemi. Possiamo parlare anche di piste pedonali e ciclabili: abbiamo visto molta enfasi, molte inaugurazioni, ma di fatto, contrariamente a quanto afferma la maggioranza, la città non si è mossa. Su questi temi si è formata una discreta opposizione, pur con le trasmigrazioni che ormai tutti conoscono”.
“Va detto che la parte prettamente civica della rappresentanza in Consiglio comunale ha preso subito coscienza del fatto che questa amministrazione non marciava secondo i programmi con cui aveva vinto le elezioni: si sono tirati indietro e hanno fatto un’opposizione importante, puntuale, ripetuta e informata, costituendo una linea Maginot rispetto a tante cose che in Consiglio venivano sbandierate ma che di fatto non sono mai calate nella realtà”.
“Il lavoro l’opposizione l’ha fatto: si poteva sicuramente fare di più, ma anche sul piano puramente legalitario, con l’osservanza delle regole che sono alla base del Consiglio comunale, ci siamo schierati tutti contro l’applicazione estemporanea di norme che hanno stravolto il buonsenso e le regole normali. Penso alla nomina del presidente del Consiglio che, al di là di ogni tecnicismo e interpretazione dei regolamenti, è la cartina di tornasole di un fallimento politico. Questa maggioranza è rimasta bloccata perché fin da subito si è visto che perdere anche una sola pedina avrebbe creato grandi problemi ai suoi equilibri: per questo, quando è venuta meno la figura della presidenza del Consiglio, non ha avuto la forza e la struttura per nominare un altro rappresentante”.
I documenti firmati da 11 consiglieri d’opposizione? Convergenza da 3 anni
- – Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una convergenza di 11 consiglieri di minoranza su diversi temi caldi della città. Questo asse rappresenta un primo nucleo strutturato di coordinamento o è soltanto una somma di battaglie tattiche caso per caso?
“Era nelle cose. Questo tipo di convergenza sui temi dura ormai da tre anni. È nata dalla condivisione sui singoli argomenti, ma è come se si stesse parlando di una visione diversa della città: trovandosi su queste cose, l’auspicio è che diventi anche una rappresentanza di tipo politico, che passi dalla fase amministrativa a quella prettamente politica. È l’unico modo per mettere in atto tutte le contestazioni, le iniziative e le proposte fatte nel corso della consiliatura. Tre anni di battaglie, se non sfociano in una proposta politica, sono un giocare a qualcosa che non porta vantaggi alla città. Quello che si è fatto e detto deve diventare argomento di proposta politica da sottoporre ai cittadini”.
- – Sul fronte opposto, la maggioranza Mastrangeli appare spesso spaccata, tra malumori interni, consiglieri critici e assenze strategiche. Qual è la sua lettura dello stato di salute del centrodestra a Frosinone e quanto manca, secondo lei, alla fine del progetto politico di Mastrangeli?
“Sappiamo benissimo che il centrodestra, come vediamo a livello nazionale, ha la capacità di avere idee completamente opposte su alcuni temi e poi di ritrovare una sintesi politica funzionale al momento elettorale. Ma una sintesi costruita tra forze che hanno mostrato una litigiosità così spiccata non vedo come possa in futuro tradursi in una proposta amministrativa diversa da quella che abbiamo visto fino a questo momento. In politica la speranza è che le aggregazioni ci siano e si facciano sulla condivisione di temi e proposte. L’esperienza però ci insegna che molto spesso la condivisione è legata soltanto all’interesse di piccole parti e piccoli gruppi, e chiaramente il programma, ma soprattutto le cose utili per la città, ne risentono”.
“Ovviamente mi auguro che l’attuale maggioranza risolva il problema della presidenza del Consiglio comunale perché non farlo prolungherebbe un danno non solo all’organo consiliare ma alla stessa immagine della città”.
“Se non c’è subito una sintesi ampia, i buoni propositi vanno in soffitta”
- – Guardando verso il voto amministrativo del 2027, la minoranza appare tutt’altro che unita. Il PSI ha già espresso un proprio candidato sindaco (Vincenzo Iacovissi), tracciando una strada autonoma. Come giudica la mossa dei socialisti e come pensa si possa recuperare questa divergenza di traiettorie?
“Penso che in politica, come nella vita, bisogna usare il buonsenso e il rispetto reciproco. Ritengo importante il ruolo dei socialisti, soprattutto a Frosinone, per le posizioni che hanno espresso in Consiglio, spesso in sintonia con gran parte dell’opposizione: è una realtà che va apprezzata. Il discorso però diventa estremamente pragmatico, perché in politica i buoni propositi vanno calati nella realtà. Guardando i tradizionali risultati elettorali di tutte le forze politiche, è chiaro che se non si procede a una sintesi ampia, tutti i buoni propositi vanno in soffitta, perché diventano irrealizzabili: restano solo un esercizio di proposte e indicazioni retoriche”.
“Non si può ignorare la realtà delle civiche, che hanno dimostrato di essere una presenza consolidata in città, molto vicina alla gente: l’ho apprezzata sia per l’impegno in Consiglio sia per la puntualità delle proposte, e nella città riscuotono un ampio consenso. Esistono tre o quattro realtà civiche che hanno mostrato anche nei numeri di essere importanti, anzi direi fondamentali per una possibile vittoria”.
“Se non si vuole guardare a questo, allora le cose sono due: o cambiare il governo del Comune non interessa a nessuno e ognuno vuole tutelare soltanto il proprio orticello politico – e quindi la priorità non è governare la città ma salvaguardare le aspirazioni di una parte – oppure si sta sbagliando strategia. Perché l’unico modo, oggettivamente e indiscutibilmente, è mettere tutte le forze insieme, alla luce del tempo trascorso all’opposizione e delle numerose iniziative prese insieme, che hanno un po’ cementato i rapporti in Consiglio comunale”.
“O si guarda a questo – e lo dico per tutti: PSI, PD e civiche – oppure, se ognuno pensa di avere in tasca da solo la soluzione dei problemi e su questo vuole misurarsi singolarmente con la città, sappia che è una strategia per tutelare la propria realtà, non per creare i presupposti di una proposta diversa per Frosinone. Ognuno deve privilegiare l’insieme rispetto al singolo. Se si ragiona in termini di forza politica individuale non si va da nessuna parte; se invece si ragiona in termini unitari, ciascuno cerca di fare un passo indietro per farne due avanti e portare a conclusione una battaglia elettorale vittoriosa. Dopo tanti anni, pensare ancora a un ruolo di testimonianza non ha senso. Devono capirlo tutti”.
“Errori Pd nel continuare a privilegiare tutto quel che è appartenenza”
- – In questo scenario, il PD viene spesso accusato di essere in ritardo sulla tabella di marcia, privo ancora di una linea chiara o di un nome condiviso per la leadership. Perché il partito fatica a prendere in mano il pallino del gioco per il 2027?
“Il motivo, secondo me, esiste, e lo dice uno che ha sempre pensato che se si vuole dare una sintesi e una possibilità di realizzare le proprie idee serve un partito importante. Il partito, ma forse i partiti in generale, hanno privilegiato e continuano a privilegiare tutto ciò che è schieramento, appartenenza a questa o quella idea. Si attardano molto su queste cose: ho sempre detto che le componenti, che fisiologicamente ci devono stare, diventano troppo spesso strumenti politici e fanno perdere di vista l’obiettivo generale di un’aggregazione”.
“In questo il PD ha commesso qualche errore, ed ecco perché credo fortemente che la possibilità di integrarsi e di creare un’osmosi con le realtà civiche – che non hanno queste problematiche e sono più incentrate sui temi della città – sia necessaria e indispensabile. Bisogna guardare soprattutto a realtà periferiche come la nostra: il riferimento al partito nazionale ce l’abbiamo tutti chiaro e preciso, ma quando ci troviamo di fronte a necessità di tipo amministrativo bisognerebbe mettere in secondo piano le difficoltà interne e guardare più alla città. In questo senso ritengo che la presenza di forze civiche non possa che migliorare anche l’azione dei partiti”.
- – Lei ha lanciato la proposta di costruire una coalizione compatta e inclusiva per battere il centrodestra. Quali sono i confini politici e civici di questo campo e chi ne fa parte in modo imprescindibile?
“I confini, pur restando nell’ambito del civismo, non possono non tenere conto dei riferimenti nazionali, che pure esistono. Per quel che mi riguarda, ho il pieno rispetto delle scelte di ciascuno e penso che ognuno abbia il diritto di esprimersi e di fare le scelte che vuole, nell’ambito costituzionale. In relazione alla mia storia personale e a quelli che ritengo i miei valori fondanti, credo che in una realtà civica un’alleanza con la destra di Vannacci non sarebbe possibile. Perché non è possibile collaborare con chi nega l’esistenza del femminicidio contraddicendo la realtà dei fatti e pensa in modo razzista dimenticando che il suo più lontano antenato era africano”.
“Manca la capacità di ricominciare daccapo nel proporre una città diversa”
- – Unire le sigle non basta se mancano i contenuti. Quali devono essere i pilastri prioritari di un programma alternativo per Frosinone? Da dove si deve ripartire per ricostruire la città nei prossimi cinque anni – urbanistica, mobilità, ambiente, servizi?
“Ciò che è stato sempre rimproverato, forse anche in modo esagerato – perché mi rendo conto che è difficile in una città che ha una storia urbanistica dissennata e che è in ritardo dal punto di vista viario e infrastrutturale – è che manca la capacità di ricominciare daccapo, con la visione di una città diversa e con la realizzazione di alcune cose che sembrano ovvie ma che di fatto non sono mai state calate nella realtà. Da vent’anni si parla del Parco del Cosa, ma al di là dell’annuncio verbale non si fa nulla che vada in quella direzione”.
“Sulla visione urbanistica, ho sempre pensato che Frosinone sia una città estremamente piccola come territorio: se dal centro ci si sposta di cento o duecento metri, si è già in periferia. Una città come Frosinone non riesco a immaginarla divisa tra centro e periferia. Il centro è una strada; la periferia, invece, viene trattata anche dal punto di vista urbanistico come periferia, nonostante disti meno di un chilometro. Nel frattempo gli investimenti edilizi in centro continuano a sovraccaricare uno spazio ristretto, con problemi viari, di approvvigionamento e commerciali: i palazzi si costruiscono tutti al centro”.
“Bisognerebbe immaginare Frosinone come una città in cui la periferia va integrata al centro con i servizi, trasformandola, perché in una città così piccola non la concepisco come periferia: dovrebbe essere un centro omogeneo. E invece continuiamo a stimolare edilizia nelle zone centrali, già oberate, dimenticando le realtà periferiche e la possibilità di integrarle con la città”.
“Primarie strumento giusto se, com’è oggi, non si converge su un nome”
- – Se la coalizione dovesse finalmente trovarsi attorno a un tavolo, con quale metodo andrà scelto il candidato sindaco? È favorevole alle primarie di coalizione per superare le divisioni o ritiene che la sintesi debba trovarsi esclusivamente nelle stanze della politica?
“Ho sempre pensato che le primarie siano uno strumento valido, non un principio: primarie e basta. Credo che la soluzione sia sempre la stessa. Nel momento in cui le forze in campo che concorrono al progetto riescono a trovare una sintesi su un’unica persona, le primarie diventano inutili. Ma nel momento in cui questo, per motivi anche rispettabili, diventa difficile e complicato – come può essere la situazione attuale di Frosinone – stabilire un metodo, che più democratico non si può, di pari opportunità, che dia a tutti le stesse possibilità, è la strada giusta”.
“Allo stesso tempo, una mobilitazione del genere sarebbe utilissima, perché crea i presupposti per messaggi anticipati alla cittadinanza e permette di conoscere l’interesse e la risposta dei cittadini stessi. Credo che possa starci benissimo. Penso che il buonsenso debba prevalere: se c’è la volontà delle forze politiche e la capacità di trovarsi d’accordo su una proposta, le primarie ovviamente non servono. Qualora questo venisse meno, lo ripeto, credo che lo strumento delle primarie sia quello più utile e democratico”.
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Stefano Di Scanno
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