4.000 russi rischiano d’essere isolati a Lyman: come l’Ucraina ha fatto crollare il saliente mentre Fedorov dichiarava la sconfitta. VIDEOSERVIZIO dai nostri corrispondenti
Donetsk Oblast’, Ukraine — dai nostri corrispondenti Alla Perdei e Giorgio Provinciali
Donetsk Oblast’– La controffensiva ucraina sta disarticolando il saliente russo, tanto che perfino il canale propagandistico russo Rybar ne registra il cedimento. È un momento estremamente positivo rispecchiante un cambio di passo iniziato l’anno scorso di questi tempi, che ha iniziato a portare risultati concreti già intorno a dicembre 2025 – gennaio 2026, e che negli ultimi 8 mesi ha fruttato la ripresa del controllo da parte ucraina di quasi 800 km² di territorio reclamati dagli occupanti russi.
Tutto bene tranne per Mykhailo Fedorov, che sceglie proprio questo momento per lanciare una narrativa opposta di sconfitta funzionale alla propria costruzione politica.
Com’è noto, il ciclo internazionale delle notizie premia spesso chi parla per primo. Per questo Mosca annuncia ogni infiltrazione prima che diventi controllo territoriale, mentre l’Ucraina mantiene sovente il silenzio finché un’operazione non è consolidata. Quest’asimmetria finisce per produrre un’illusione ottica in cui ogni piccolo movimento russo viene rappresentato immediatamente come un’avanzata, mentre i contrattacchi ucraini compaiono sulle mappe solo quando hanno già modificato la situazione operativa.
Dal campo noi vediamo un esercito sottoposto a una pressione enorme che conserva capacità di manovra, innovazione e contrattacco. Vediamo brigate costrette a combattere con una fanteria insufficiente e una difesa antibalistica ancora troppo debole. Vediamo però anche assalti russi distrutti, posizioni riprese, logistica nemica interdetta e interi piani offensivi che perdono coerenza.
LYMAN OFFRE IN QUESTE ORE LA DIMOSTRAZIONE PIU’ CHIARA DI QUESTA REALTA’
La Russia aveva costruito il proprio sforzo in quel settore con un obiettivo preciso: stringere Lyman, compromettere le linee ucraine e aprire una direttrice più favorevole verso Sloviansk e Kramatorsk. Il saliente sviluppato a nord della città, tra Nove, Katerynivka, Ridkodub, Shandryholove e Drobysheve, doveva diventare il punto di partenza per una nuova pressione sul fianco ucraino. Per questo il Terzo Corpo d’armata ucraino — parte d’Azov — ha lavorato per mesi lungo il settore Lyman–Borova, operando su circa 150 chilometri di fronte e conducendo azioni di stabilizzazione e offensive mantenute sotto una rigorosa sicurezza operativa. Ne abbiamo scritto spesso dal campo riportando le impressioni di coloro che col loro sacrificio producevano azioni concrete. I risultati di quelle azioni stanno emergendo adesso, dopo una lunga fase nella quale gran parte dell’operazione è rimasta fuori dai riflettori.
LA CONFERMA ARRIVA DA RYBAR
In ritardo rispetto agli eventi, la conferma più significativa arriva proprio da Rybar. Parliamo di una piattaforma militare pro-Cremlino, abitualmente impegnata a leggere il campo dal punto di vista russo e a descrivere l’Ucraina attraverso il linguaggio propagandistico dell’aggressore, che il 25 agosto ha ammesso che le forze ucraine si sono consolidate in più punti tra Nove e Katerynivka, che una parte dei capisaldi russi è passata sotto controllo ucraino e che l’avanzata ha puntato verso Kolodiazi. Ha inoltre definito molto preoccupanti le immagini di militari ucraini nella piazza centrale di Lyman, registrato un’elevata attività ucraina intorno a Dibrova e verso Yampil’ e riconosciuto che le precedenti notizie sulla perdita russa di Shandryholove e sul taglio del saliente presso Sviatohirsk potrebbero trovare conferma. La realtà degli eventi è ormai talmente evidente che Rybar sta già preparando il proprio pubblico a una possibile comunicazione ucraina sui risultati dell’operazione. Il motivo è semplice: nemmeno la mappa nemica riesce più a nascondere il deterioramento della situazione.
A livello comunicativo, le geolocalizzazioni raccolte dall’Institute for the Study of War rafforzano il quadro. Le forze ucraine hanno probabilmente recuperato Katerynivka e Nove, sono avanzate a est di Novomykhailivka, conservano il controllo di Novyi Myr e contrattaccano lungo la linea Ridkodub–Nove. Nelle giornate del 24 e 25 agosto non risultano avanzate russe confermate né a nord di Lyman né a est di Sloviansk. Sul terreno, un ufficiale della 60ª Brigata meccanizzata ha riferito che le unità russe soffrono carenze di cibo, acqua e carburante perché i gruppi di rifornimento e i passaggi vengono colpiti sotto il controllo di fuoco ucraino. Anche la cartografia cosiddetta ‘imparziale’ rende quindi sempre più evidente la vulnerabilità degli assi che alimentano il saliente.
CIRCA 4000 MILITARI RUSSI MINACCIATI DI ACCERCHIAMENTO
Tanto che anche in quegli ambienti circola la stima di circa 4.000 militari russi rimasti nel raggruppamento minacciato d’accerchiamento. Proprio da quelle zone, fino a qualche settimana fa, abbiamo mostrato come la geometria stessa del settore renda plausibile un rischio molto serio per un contingente consistente come quello russo di stanza in quei luoghi. Ne scrivemmo proprio da vicino a Lyman non riuscendo a credere che nei mesi fosse riuscita a montare invece la narrazione opposta degli eventi, secondo cui i russi sarebbero stati a un passo da Sloviansk. Lo scrivemmo con un certo stupore, proprio dalle periferie nord-occidentali di Sloviansk dopo esserci spinti fino ai confini amministrativi col Luhansk. Non sbagliavamo. Nelle fonti aperte verificabili disponibili al 26 agosto, quel numero non è ancora confermato in modo indipendente e noi non abbiamo bisogno di gonfiarlo, perché la realtà già documentata è sufficientemente grave per i russi.
UN QUADRO PIU’ AMPIO
Lyman fa tuttavia parte d’un quadro più ampio. A nord di Kupiansk le forze ucraine hanno infatti liberato la parte settentrionale di Zakhidne e sono avanzate a sud-ovest di Dvorichna. Nella direzione di Borova hanno ripreso o consolidato una serie di località decisive. Nella parte settentrionale della regione di Sumy le operazioni russe del 24 e 25 agosto non hanno prodotto avanzate confermate e Novokostiantynivka resta sotto controllo ucraino, smentendo una rivendicazione del ministero della Difesa russo. Nello stesso intervallo, abbiamo già spiegato noi stessi dal campo — in presenza — come la situazione a Kostiantynivka–Druzhkivka, Dobropillia, Pokrovsk, Novopavlivka e Oleksandrivka fosse ben diversa da quella descritta dalle mappe di certi ‘think tank’.
Giorgio Provinciali corrisponde da un corridoio anti drone lungo una strada che porta a Kramatorsk, Donetsk, Ucraina
La tendenza mensile indica che la Russia ha perso il controllo d’altri 27,09 chilometri quadrati dall’inizio d’agosto, mentre ne ha conquistati o infiltrati appena 8,52. La velocità dell’avanzata russa risulta quindi in calo costante da gennaio. Questi dati descrivono una realtà incompatibile con l’immagine d’un esercito russo che avanzerebbe ovunque e con ritmo crescente, nonostante la Russia stia impiegando uomini, droni, artiglieria e bombe plananti su una scala enorme. Eppure, secondo l’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, starebbe accadendo l’opposto.
IL RENDIMENTO DELL’INVESTIMENTO RUSSO IN CARNE DA CANNONE STA DIMINUENDO
Il rendimento territoriale dell’investimento russo in carne da cannone sta diminuendo e l’Ucraina sta imponendo una pressione crescente che va ben oltre la linea di contatto. Le forze ucraine hanno colpito depositi di carburante e munizioni, nodi logistici, sistemi di guerra elettronica, infrastrutture ferroviarie e obiettivi nella Crimea occupata, riducendo al contempo la capacità di raffinazione del Paese tanto da provocare carenze di carburante su scala nazionale. Il 25 agosto un treno merci russo è stato colpito nei pressi di Rybynske, a circa 77 chilometri dal fronte. Altri attacchi hanno raggiunto depositi di carburante e munizioni a Berdiansk, magazzini a Prymorske, un nodo logistico a Melitopol’ e una stazione russa di disturbo satellitare nella Crimea occupata. Ciò è parte d’un’iniziativa strategica mirata a costringere il nemico a difendere un territorio immenso, degradare la sua capacità di sostenere il fronte e trasferire il costo della guerra dentro il suo stesso sistema. Per intenderci, la situazione è tanto grave per i russi da costringerli a importare benzina da un Paese della NATO, quale è la Turchia.
LE DICHIARAZIONI DI FEDOROV
In questo quadro Mykhailo Fedorov ha dichiarato a Reuters: «sembra che stiamo gradualmente, lentamente perdendo». Ha parlato d’una finestra di pochi mesi, d’assenza di una visione generale, di corruzione, clientelismo e tecnologie disponibili che lo Stato utilizzerebbe soltanto in minima parte. Una narrazione diametralmente opposta a quella da lui sostenuta appena pochi giorni prima. Alcune questioni sono reali e noi stessi le abbiamo affrontate più volte, ma riguardano nodi irrisolti da molto prima della sua nomina a ministro della Difesa; e lui stesso, in quel ruolo, non ha certamente contribuito a risolverli: la carenza d’intercettori, la necessità d’una riforma della mobilitazione, l’urgenza di produrre missili, la lentezza d’alcuni processi decisionali e il peso delle reti di interesse.
Fedorov costruisce una premessa catastrofica — di cui lui stesso è stato compartecipe — e presenta subito dopo se stesso, le proprie tecnologie e il proprio progetto come la soluzione. La sequenza politica è chiara: rimosso dopo appena sei mesi senz’aver prodotto risultati in nessuno di quei settori, si è detto disponibile a rientrare nel governo soltanto in quelle stesse vesti assegnate oggi a Khmara. Ha chiesto elezioni durante la legge marziale e intende dividere — oltre al Paese — il proprio tempo tra la campagna elettorale e nuove iniziative tecnologiche, compreso un fondo per il quale cercherà capitali negli Stati Uniti. La sua critica istituzionale è stata immediatamente trasformata in una piattaforma politica che attribuisce alle sue parole un interesse personale evidente. Tanto che la definizione di ‘Arestovich 2.0’, comparsa rapidamente in Ucraina, ne coglie il metodo. Un ex insider si riposiziona come unico uomo disposto a dire la verità, descrive il sistema come quasi paralizzato, attribuisce a sé la capacità di salvarlo e ottiene una visibilità internazionale enorme attraverso la previsione più cupa disponibile.
UNA POSTURA POLITICAMENTE INDECENTE DURANTE UNA GUERRA ESISTENZIALE
Fedorov sa benissimo che il giudizio totalizzante «stiamo perdendo» — emesso da un ministro della Difesa uscente — produce conseguenze militari, diplomatiche e psicologiche immediate. Alimenta il fatalismo, indebolisce la fiducia nei confronti dell’Ucraina, offre argomenti ai governi che cercano un pretesto per ridurre il sostegno e consegna al nemico una formula pronta per la propria propaganda. Nella stessa intervista Fedorov ha affermato che l’Ucraina possiede tecnologie capaci di fermare i russi e che la campagna contro la logistica e il carburante nemici ha già modificato la percezione della guerra. La sua stessa ricostruzione contiene gli elementi che smentiscono il titolo catastrofico scelto per promuoverla.
Il Cremlino lo ha dimostrato immediatamente. Peskov ha usato l’intervista come prova d’una presunta lotta interna e d’un potere ucraino che starebbe «crollando dall’interno». L’Ufficio presidenziale ha ricordato che Fedorov parlava positivamente dell’andamento della guerra quando sedeva al ministero e che «l’unica cosa cambiata da allora è il suo status personale». La rapidità con cui Mosca ha trasformato le sue parole in munizione informativa rende impossibile liquidare il problema come una normale divergenza politica. Fedorov conosce la guerra cognitiva, conosce il valore d’ogni titolo internazionale e conosce il modo in cui una frase pubblicata dai media occidentali viene replicata da migliaia d’account social. Nonostante ciò, ha scelto proprio quella frase mentre persino le mappe filorusse registravano un rovescio operativo a Lyman.
Raccontare un’Ucraina vincente significa descrivere con precisione la direzione degli eventi. Vincere, in questa fase, significa negare alla Russia i propri obiettivi operativi, fermare il suo sforzo principale, riprendere località e capisaldi, disarticolare la logistica, colpire il retroterra e conservare la capacità di scegliere dove contrattaccare. Lyman soddisfa proprio questi criteri. Anche le operazioni verso Kupiansk, Borova e Sumy mostrano un esercito capace di recuperare iniziativa. La campagna a lungo raggio sta producendo effetti economici e militari riconosciuti dalla stessa Russia.
Eppure Fedorov ha scelto un approccio avulso dalla realtà pur sapendo che una narrazione accurata di questi risultati influenza la disponibilità degli alleati a fornire armi, la capacità ucraina d’attrarre investimenti nella difesa, il morale della popolazione e la percezione internazionale della sostenibilità della resistenza. Lasciare che la voce dominante diventi quella d’un ex ministro appena estromesso, impegnato a costruire il proprio futuro politico, significa però falsare la realtà e favorire la strategia cognitiva russa.
I video geolocalizzati, le rotte logistiche, i villaggi ripresi, i depositi in fiamme, le raffinerie ferme e perfino le mappe di Rybar parlano da soli. Dal campo vediamo una forza ucraina stanca e tenace, ancora capace di costruire superiorità locale e trasformarla in risultati. Vediamo una Russia che spende uomini e mezzi senza riuscire a convertire quella massa in risultati strategicamente rilevanti.
Lyman certamente non chiuderà la guerra ma dimostra che la Russia può essere superata, isolata e battuta. La realtà che emerge da quel settore parla da sola, prima delle parole di chicchessia. La Russia ha ormai perso l’iniziativa e l’Ucraina sta mostrando ancora una volta di sapere vincere. Con buona pace dei suoi detrattori.
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Alessio Ramaccioni
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