Anche il tuo cane (o gatto) ha scatti improvvisi di energia in casa? Scienziati spiegano cosa raccontano davvero gli “zoomies”?



Quando il corridoio diventa una pista, di solito in casa succede tutto in pochi secondi. Il cane abbassa il posteriore, spalanca gli occhi, prende una curva impossibile tra divano e tavolino. Il gatto, che fino a un minuto prima sembrava scolpito nel giudizio, attraversa la stanza come una scheggia, rimbalza sul tappeto, sparisce dietro una porta e ricompare con la stessa aria di chi ha appena scoperto il fuoco. Nessun preavviso, nessun piano apparente. Solo quella piccola esplosione di caos domestico che chi vive con un animale conosce benissimo: gli zoomies.

Il nome tecnico usato spesso in ambito veterinario è Frenetic Random Activity Periods, abbreviato in FRAPs: periodi frenetici di attività casuale. Corse a tutta velocità, giri su sé stessi, scatti improvvisi, salti, rotolate, frenate indegne sul parquet. Cornell Veterinary Medicine sottolinea che nei cani una causa unica e certa ancora manca, però questi episodi sembrano legati al rilascio di energia accumulata, all’eccitazione o, in alcuni casi, a una forma di scarico dopo ore di sotto-stimolazione.

Quella corsa folle ha spesso un senso

Gli zoomies di cane e gatto arrivano spesso dopo momenti molto concreti. Il bagno, una passeggiata, il rientro del proprietario, una sessione di gioco, l’uscita da una stanza, la fine di un pisolino eterno, la sera quando la casa rallenta e loro, misteriosamente, accelerano. Nei cuccioli e negli animali giovani sono frequenti perché energia e coordinazione stanno ancora facendo amicizia. Negli adulti possono continuare a comparire ogni tanto, come una valvola che si apre e richiude in fretta.

Per il cane può essere la gioia di rivedere qualcuno, il bisogno di liberare tensione dopo una giornata piatta, la conseguenza di un momento troppo stimolante. Il classico cane che torna dal bagno e comincia a correre come se avesse appena firmato la pace nel mondo rientra perfettamente nella categoria. Quello che vediamo come follia, per lui può essere semplicemente una scarica fisica dopo un evento intenso, bagnato, odoroso, vagamente umiliante.

Nel gatto la faccenda ha una teatralità tutta sua. Secondo PetMD, gli zoomies felini possono servire a liberare energia accumulata, esprimere istinti predatori o rispondere a stimoli fisici e ambientali. Molti gatti partono soprattutto all’alba e al tramonto, coerentemente con la loro natura crepuscolare: dormono con la faccia di chi ha capito tutto della vita, poi decidono che le 5:47 del mattino sono l’orario perfetto per simulare una caccia al bufalo nel corridoio.

C’è poi il capitolo lettiera, uno dei più misteriosi e insieme più riconoscibili. Alcuni gatti, dopo aver usato la cassetta, corrono via con l’aria di chi si è appena liberato da un antico peso esistenziale. Una delle spiegazioni chiama in causa il nervo vago, che collega cervello e addome e può essere stimolato dai movimenti intestinali. Da qui nasce la famosa “poo-phoria”, quella sensazione di sollievo e benessere che, in certi animali, sembra trasformarsi in una sprintata celebrativa. Eleganza zero, efficacia massima.

Gioco, sollievo, adrenalina: il corpo parla prima di noi

Gli zoomies somigliano molto al gioco, anche quando sembrano un piccolo esorcismo in soggiorno. Hanno energia, ripetizione, libertà di movimento, piacere fisico. In molti casi sono una forma di attività spontanea e positiva, specie quando l’animale appare rilassato, sciolto, curioso, disposto a interagire. Il cane può accompagnarli con l’inchino da gioco, quello con le zampe anteriori abbassate e il posteriore alto, un gesto studiato anche nella comunicazione canina come segnale legato alla ripresa o alla sincronizzazione del gioco.

Nel gatto l’invito è più sottile, perché il gatto raramente invia comunicati stampa sulle proprie intenzioni. Può rotolarsi, avvicinarsi, scappare, tornare, toccarci con una zampa, portarci verso un gioco. Qui serve un minimo di alfabetizzazione felina. Uno studio pubblicato su Frontiers in Ethology ha mostrato quanto gli esseri umani possano fraintendere i segnali dei gatti durante le interazioni di gioco, soprattutto quando i segnali negativi sono sottili. In pratica: il gatto può sembrare disponibile mentre sta già preparando una denuncia sindacale con artigli allegati.

La differenza sta nel corpo. Un animale che si diverte resta elastico, morbido, con movimenti ampi e pause brevi. Un cane spaventato appare più rigido, con coda stretta, orecchie indietro, testa bassa. Un gatto stressato può irrigidirsi, dilatare le pupille, appiattire le orecchie, agitare la coda in modo secco. Gli zoomies felici hanno un’aria buffa, quasi atletica. Quelli che nascono da disagio hanno una tensione diversa, una qualità meno leggera.

Anche noi, ogni tanto, abbiamo una versione umana degli zoomies. Dopo una buona notizia, dopo troppe ore seduti, dopo una scarica di adrenalina, capita di sentire il bisogno di camminare, ballare, saltare, scuotere le mani, fare due giri inutili in cucina. Poi passa. Gli animali fanno la stessa cosa con meno vergogna e più zampe.

Lasciarli correre, però in sicurezza

Nella maggior parte dei casi conviene lasciar fare. Se cane o gatto corrono in uno spazio sicuro, senza scale, vetri, balconi aperti, strade vicine o oggetti pronti a diventare vittime collaterali, gli zoomies possono semplicemente consumarsi da soli. Durano poco, arrivano di colpo, finiscono quasi con la stessa velocità. Il cane ansima, il gatto si ferma e finge che sia stata un’operazione altamente strategica. Noi raccogliamo il tappeto.

La sicurezza, però, conta. Cornell consiglia di prestare attenzione a scale, pavimenti scivolosi, ostacoli e strade, perché lo zoomie in sé di solito è normale; l’ambiente attorno può diventare il problema. Un giardino recintato, un tappeto, una stanza libera da oggetti fragili sono scenari migliori di un ingresso con piastrelle lisce e soprammobili ereditati dalla zia.

Con i cani, provare a bloccare fisicamente l’episodio può aumentare l’eccitazione. Meglio guidarli verso uno spazio più adatto, usare un tono allegro e calmo, proporre un gioco semplice quando la corsa inizia a rallentare. Con i gatti vale ancora di più la regola della distanza rispettosa: mani lontane se l’animale è troppo carico, meglio una bacchetta, una pallina, un tunnel, qualcosa che tenga il corpo umano fuori dalla traiettoria dei denti.

Quando gli zoomies smettono di far ridere

Gli zoomies meritano attenzione quando cambiano di colpo, diventano molto frequenti, durano a lungo, sono difficili da interrompere o compaiono insieme ad altri segnali. Un gatto che corre dopo la lettiera e poi torna tranquillo rientra nella normalità. Un gatto che corre dopo la lettiera e mostra dolore, vocalizzi strani, stitichezza, sangue, difficoltà a urinare o cambiamenti nelle abitudini va portato dal veterinario. In quel caso la corsa può essere sollievo, fastidio o tentativo di allontanarsi da una sensazione spiacevole.

Stesso discorso per il cane. Se gli episodi sono accompagnati da paura, dolore, rigidità, zoppia, grattamento ossessivo, rotazioni continue o comportamenti ripetitivi, vale la pena approfondire. Alcuni comportamenti apparentemente buffi possono nascondere ansia, noia cronica, mancanza di stimoli, disagio fisico o condizioni comportamentali da valutare con un professionista. La frase “è fatto così” va benissimo per il cane che russa sul cuscino e ruba calzini. Per un cambiamento netto, molto meno.

La regola più utile resta osservare il prima e il dopo. Prima dello zoomie è successo qualcosa? Bagno, visita, rumore, lite tra animali, rientro a casa, lettiera, gioco troppo intenso? Dopo lo zoomie l’animale si rilassa oppure resta agitato? Mangia, dorme e interagisce come sempre? Oppure sembra irrequieto, dolorante, confuso? La risposta sta spesso lì, nei dettagli minuscoli che in casa vediamo ogni giorno e che tendiamo a liquidare perché il gatto ha l’aria del gatto e il cane ha l’aria del cane.

Gli zoomies, per fortuna, restano quasi sempre una delle parti più divertenti della convivenza con cani e gatti. Una scarica di energia, una piccola festa nervosa, un pezzo di istinto che attraversa il salotto e ci ricorda che dentro i nostri animali domestici vive ancora un corpo antico, rapido, serio perfino quando fa ridere. A noi resta il compito meno epico e più utile: togliere il vaso dal tavolino. Poi lasciarli correre. Il parquet sopravviverà, forse.

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 Ilaria Rosella Pagliaro

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