Nel congedarmi oggi dalla direzione di Prima Pavia, mi concedo qualche considerazione finale sul caso che ha monopolizzato le cronache nell’ultimo anno e mezzo. Settimana dopo settimana, abbiamo seguito il delitto di Garlasco con puntualità, dando conto di tutti i vari sviluppi, evitando cadute scandalistiche, senza per altro rinunciare ad esercitare il nostro giudizio critico sul caso.
Perché il processo a Sempio potrebbe non iniziare
Come finirà il processo ad Andrea Sempio? Forse non inizierà proprio.
Perché l’essenza del caso è tutta nei due punti che seguono:
- L’Impronta 33 non ha alcun valore processuale. Intanto è una prova irripetibile (l’intonaco è stato grattato e poi disciolto). Poi le minuzie non sono sufficienti per un’attribuzione. Se anche fosse di Sempio, non sarebbe comunque databile in un momento preciso.
- Il DNA. In Italia la responsabilità penale è personale. Un imputato non può essere condannato sulla base di una mera compatibilità, per altro nemmeno a un profilo genetico, ma una linea genetica paterna.
E allora che cosa resta? Restano i “soliloqui” captati nell’auto dell’indagato. Che peraltro avrebbe dovuto mettere in conto di essere intercettato. E che non sono un’ammissione, oltretutto abbiamo già capito che le parti li stanno leggendo sia in un senso che nel suo esatto contrario.
Bisogna comunque ammettere con onestà una cosa, cioè che la tesi della Procura di Pavia è perfettamente plausibile e anche narrativamente avvincente. E Sempio sembra davvero il candidato perfetto per la parte del protagonista, nel copione di questo nuovo cinedramma sul delitto di Garlasco.
Ma il punto è che le prove, per andare a giudizio, sono labili.
Lo sono anche lo scontrino di Vigevano, o le telefonate di pochi secondi fatte a casa Poggi nei giorni precedenti il delitto. Così come tutti gli altri (tanti) indizi messi insieme in un quadro senza dubbio concordante, ma del tutto ipotetico (lasciando perdere per il momento la faccenda del movente, che riprendiamo più avanti).
C’è poi un ultimo punto.
La riforma Cartabia in sostanza dice che un giudice in udienza preliminare deve valutare se un quadro accusatorio ha sufficienti probabilità per arrivare, alla fine del processo, a una condanna. Se invece in partenza non ci sono elementi che diano una ragionevole probabilità (e qui di prove schiaccianti non ce ne sono), deve archiviare o meglio, non deve accettare la richiesta di rinvio a giudizio.
La revisione della condanna di Stasi resta in salita
Passiamo ad Alberto Stasi. Come finirà la revisione della sua condanna? Finirà probabilmente in nulla anche questa, principalmente perché una revisione di condanna deve prevedere un elemento nuovo e inoppugnabile che smonti, con certezza, la sentenza. Ma qui, negli atti della nuova inchiesta su Garlasco, non c’è nessuna prova certa, inoppugnabile, che collochi Alberto Stasi fuori dalla scena del delitto.
Nella migliore (o peggiore a seconda del fan club) delle ipotesi, il quadro indiziario per Sempio è compatibile anche con le medesime condizioni in cui è stata emessa la condanna per Stasi.
Il nodo del movente e le criticità della nuova ricostruzione
Ma vediamo al movente. E partiamo dal fatto che non è una condizione essenziale per arrivare a una condanna in un caso di omicidio. Entriamo quindi in tutt’altro campo, molto più nebuloso… ma un paio di ragionamenti si possono comunque fare.
Rispetto all’attuale indagato, Sempio, non ci sono prove certe su una conoscenza diretta con la vittima. Quella dalla Procura – un movente sessuale, innescato da un rifiuto – resta appunto un’ipotesi, plausibile, ma non suffragata da alcun dato certo.
Inoltre, è davvero difficile pensare che un ragazzo di 19 anni introverso e insicuro (per come lo descrivono all’epoca) si svegli una mattina e gli venga in mente di andare a casa della sorella del suo amico, NON tentare neppure un approccio sessuale (perché non risulta) e poi ammazzarla in quel modo così brutale.
Per altro tutte le elucubrazioni psicologiche che si possono fare sul soggetto, da un punto di vista processuale non hanno anch’esse alcuna valenza.
Mentre ragionando su Stasi, la lite tra i due fidanzati resta uno scenario più plausibile (parliamo sicuramente di un delitto passionale, che presuppone un coinvolgimento emotivo forte), anche se non ne avremo mai prova certa e non sapremo mai cosa possa averla innescata.
Stasi non solo è l’ultimo ad aver visto Chiara Poggi e il primo ad averla trovata senza vita, è anche quello che un altro ipotetico assassino doveva mettere in conto che quella mattina poteva benissimo trovarsi in casa con lei.
Ma soprattutto Stasi è stato condannato perché non poteva volare. Non si può ignorare la perizia Testi. Non si può scagionare Stasi, senza smontare quella perizia o trovare una spiegazione alternativa plausibile.
Considerando poi che la nuova ricostruzione della Procura non tiene conto di un dettaglio che, seppur controverso, non è stato mai messo in dubbio, ovvero la presenza di una bicicletta nera quella mattina fuori dalla villa di via Pascoli.
Tra l’altro, interessante il fatto che il suo stesso avvocato, l’istrionico Antonio De Rensis, fosse fino a poco tempo fa convinto che la cannuccia dell’Estathè l’avesse messa in bocca l’assassino… e guarda caso, l’unico DNA nuovo emerso dall’attuale inchiesta è proprio quello di Stasi su quella cannuccia.
Ad ogni modo, se il fatto di scagionare Stasi non passa da prove certe, ma attraverso la condanna di un altro colpevole, allora la revisione diventa una vetta ancora più ardua da raggiungere.
Non si può escludere che Sempio finisca comunque in tribunale, ma che la revisione di Stasi venga rigettata. In quel caso se ne riparlerebbe al termine di un percorso giudiziario destinato a durare anni e qualora la giuria (esito per nulla scontato) fosse in grado di pervenire a una sentenza di colpevolezza.
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Daniele Pirola
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