Auto, il mercato italiano rallenta ad agosto. La crescita si ferma al +3,2%, ma a parità di giorni è già in calo


Nei primi otto mesi 1,13 milioni di immatricolazioni, +8,5% sul 2025. L’elettrico cresce ma resta al 6,4% del mercato mensile, mentre le auto Made in China aumentano del 92,1% e raggiungono il 15% del mercato. L’ibrido vale ormai quasi la metà delle vendite

Il mercato italiano dell’auto manda un segnale di rallentamento proprio mentre la transizione tecnologica accelera e cambia gli equilibri competitivi. Il dato di agosto, letto superficialmente, racconta una crescita del 3,2% con 69.411 immatricolazioni. Ma dietro quel segno positivo c’è un effetto calendario: agosto 2026 ha avuto 21 giorni lavorativi contro i 20 dello stesso mese del 2025. A parità di giornate, il mercato avrebbe registrato una flessione dell’1,7%.

È una distinzione tutt’altro che marginale per un settore che continua a muoversi dentro una fase di profonda trasformazione. Da gennaio ad agosto le immatricolazioni sono state 1.129.596, con una crescita dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma il dato aggregato nasconde una composizione del mercato sempre più diversa da quella di pochi anni fa: arretrano benzina e diesel, l’ibrido consolida la propria leadership e le vetture ricaricabili guadagnano terreno, mentre l’elettrico puro continua a scontare un ritmo di crescita insufficiente rispetto agli obiettivi di elettrificazione.

Il punto è particolarmente evidente guardando alle alimentazioni tradizionali. Ad agosto le auto a benzina hanno perso il 15,6%, fermandosi a una quota del 20,2%, mentre il diesel è sceso del 28,6%, con una market share ormai ridotta al 5,8%. Nei primi otto mesi il calo è rispettivamente del 16,7% e del 26%, con quote del 19,7% per la benzina e del 6,8% per il diesel.

Il baricentro del mercato si sposta così verso le motorizzazioni ibride. Mild e full hybrid rappresentano ad agosto il 46,6% delle immatricolazioni, in crescita del 6,9%; nel cumulato raggiungono il 49%, con un incremento del 20,6%. Ancora più significativo è il risultato delle vetture ricaricabili, che nel mese arrivano al 18,5% del mercato, contro il 12,1% di agosto 2025, e nei primi otto mesi raggiungono una quota del 17,5%.

L’elettrico cresce, ma senza incentivi perde slancio

È sull’elettrico puro che emerge una delle principali contraddizioni della fase attuale. Le BEV crescono del 34,5% ad agosto e del 69,3% nel cumulato, ma la loro quota resta al 6,4% nel mese e all’8,1% nei primi otto mesi. Una crescita significativa in termini percentuali, ma ancora lontana dal determinare un cambio di paradigma nel mercato complessivo.

ANFIA legge il rallentamento come un effetto anche della fine degli incentivi all’acquisto. Il presidente Roberto Vavassori sottolinea proprio il ruolo delle misure di sostegno nel processo di elettrificazione, mentre per le ibride plug-in il risultato appare più dinamico: ad agosto crescono del 74,3% e nel cumulato del 77,6%, arrivando rispettivamente al 12,1% e al 9,4% del mercato.

La fotografia che emerge è dunque quella di una transizione che procede, ma non lungo una sola direttrice tecnologica. Il mercato premia soprattutto quelle soluzioni che consentono di ridurre consumi ed emissioni mantenendo una maggiore flessibilità rispetto all’elettrico puro.

Un’evoluzione confermata anche dal dato ambientale: le emissioni medie di CO₂ delle nuove immatricolazioni scendono ad agosto del 5,1%, a 111 grammi per chilometro, e del 6% nel cumulato, a 110,6 grammi.

La variabile cinese entra nel conto industriale

Se la trasformazione delle alimentazioni rappresenta il primo fronte di cambiamento, il secondo riguarda la geografia della competizione. Nei primi otto mesi del 2026 le auto Made in China di tutti gli Oem segnano una crescita del 92,1%, arrivando a una quota di mercato del 15%. È uno dei dati più rilevanti dell’intero rapporto perché misura l’avanzata di una nuova pressione competitiva sul mercato europeo e italiano.

La concorrenza non riguarda quindi soltanto la tecnologia elettrica. È anche una partita industriale che investe costi, prezzi, velocità di sviluppo dei prodotti e capacità di presidiare segmenti sempre più ampi del mercato.

Non è casuale che tra i modelli elettrici più venduti compaia Leapmotor T03, al primo posto nel cumulato, mentre il modello B10 della stessa marca si colloca al nono posto.

Il mercato si concentra sui SUV

Anche la domanda continua a premiare una tipologia precisa di prodotto. I SUV rappresentano il 58,9% del mercato di agosto, con volumi in crescita del 2,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Nel cumulato la quota sale al 58,1%, con una crescita dei volumi del 10,2%.

Ma anche dentro questo segmento il mercato non è omogeneo. I SUV piccoli arretrano del 15,2%, quelli compatti del 5,4%, mentre crescono con forza i SUV medi, +30,3%, e quelli grandi, +23,3%. È un indicatore della polarizzazione della domanda, con una parte del mercato che continua a cercare dimensioni e contenuti superiori.

Parallelamente, utilitarie e superutilitarie mantengono un peso importante: rappresentano il 30,7% del mercato di agosto, con una crescita del 10,2%, e il 31,5% nel cumulato, in aumento del 13,4%. La Fiat Panda resta il modello più venduto nei segmenti A e B.

Stellantis resta leader, ma la competizione si allarga

Sul fronte dei gruppi, Stellantis, inclusa Leapmotor, mantiene un ruolo centrale: ad agosto cinque suoi modelli entrano nella top ten, con Panda ancora in testa a 4.664 unità. Nel cumulato la quota di mercato del gruppo è indicata al 30%, con una crescita dei volumi del 13,9%.

Il dato va però letto dentro uno scenario più competitivo. La crescita delle produzioni cinesi, la progressiva trasformazione della domanda e il passaggio dalle motorizzazioni tradizionali all’ibrido e alle alimentazioni ricaricabili stanno modificando rapidamente il terreno sul quale i costruttori si confrontano.

E il contesto macroeconomico non aiuta. Ad agosto migliora leggermente il clima di fiducia dei consumatori, da 94,2 a 94,5, ma peggiora l’indicatore relativo all’opportunità di acquistare beni durevoli, automobile compresa, che passa da -76,3 a -79,1.

A questo si aggiunge una nuova pressione sui costi: l’inflazione sale al 3,3% annuo ad agosto, dal 2,9% di luglio, trainata soprattutto dai prezzi dell’energia. La benzina cresce del 16,3% su base annua e del 6,3% rispetto a luglio, mentre il gasolio per autotrazione aumenta del 26,7% su base annua e del 5,2% sul mese precedente.

Una filiera da 113 miliardi

È in questo scenario che assume un peso particolare la dimensione industriale dell’automotive italiano. ANFIA rappresenta una filiera che conta 5.451 imprese e 272mila addetti diretti e indiretti, pari al 7,1% dell’occupazione manifatturiera italiana. Il fatturato raggiunge 113,3 miliardi di euro, equivalenti al 9% del fatturato della manifattura italiana e al 5,8% del Pil nazionale.

Numeri che spiegano perché la partita dell’auto non possa essere letta soltanto attraverso il dato mensile delle immatricolazioni. Dietro la trasformazione del mercato ci sono infatti investimenti, occupazione, componentistica, ricerca, ingegneria e una rete industriale che deve adattarsi contemporaneamente alla transizione energetica e alla nuova concorrenza internazionale.

In questo senso agosto restituisce un mercato ancora positivo soltanto in termini nominali, ma con segnali che meritano attenzione. La crescita dei primi otto mesi resta robusta, ma la composizione della domanda sta cambiando più rapidamente dei volumi complessivi. L’ibrido è ormai vicino alla metà del mercato, l’elettrico puro cresce ma resta sotto il 10%, mentre le produzioni cinesi hanno raggiunto una quota del 15%.

Per l’industria italiana la sfida dei prossimi mesi sarà quindi duplice: accompagnare la domanda verso le nuove tecnologie e, nello stesso tempo, difendere la competitività di una filiera che vale oltre cento miliardi di euro e rappresenta uno dei pilastri della manifattura nazionale.


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