Inter, Ausilio verso l’addio dopo 28 anni: i suoi top e flop sul mercato
Il contratto scade nel giugno 2027, ma il rinnovo non arriva. L’Inter avrebbe proposto a Piero Ausilio un altro anno alle stesse condizioni economiche e il direttore sportivo non avrebbe accettato. Le parti lavorano anche a una risoluzione consensuale che potrebbe chiudere in anticipo un rapporto cominciato nel gennaio 1998. Quasi 29 anni nei quali Ausilio è passato dal settore giovanile alla costruzione della prima squadra, con intuizioni diventate fondamentali per l’Inter e acquisti che hanno lasciato molto meno.
Dall’infortunio alla Pro Sesto alla scrivania nerazzurra: quasi trent’anni di Inter e 25 sessioni di mercato
Piero Ausilio è nato a Milano il 28 giugno 1972. Prima della scrivania e delle trattative aveva provato a costruirsi una carriera sul campo. Giocava da centrocampista nella Pro Sesto, dove era entrato da bambino, ma a 16 anni un grave infortunio al ginocchio subito durante una partita contro il Milan cambiò i suoi programmi. Lo scontro fu con Carlo Cudicini, futuro portiere di Chelsea e Tottenham. Dopo due anni di tentativi e operazioni, Ausilio smise di giocare a 18 anni. Restò alla Pro Sesto. Prima come assistente nelle giovanili, poi occupandosi dell’organizzazione del vivaio e avvicinandosi progressivamente al lavoro dirigenziale. Nel frattempo studiò e conseguì la laurea in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano.
La svolta arrivò nel gennaio 1998, quando l’Inter lo assunse come segretario del settore giovanile. Nel 2001 diventò responsabile organizzativo al fianco di Beppe Baresi, allora responsabile tecnico, e successivamente assunse la direzione del vivaio. A dicembre 2010 arrivò la promozione in prima squadra al fianco di Marco Branca, responsabile dell’area tecnica. Quattro anni dopo, con l’uscita di Branca, Ausilio prese direttamente in mano la direzione sportiva. Da allora ha lavorato sotto quattro proprietà differenti. Ha cominciato con Massimo Moratti, ha attraversato gli anni di Erick Thohir e Steven Zhang e oggi lavora con il fondo statunitense Oaktree. Un arco temporale nel quale sono cambiati presidenti, amministratori delegati, allenatori e disponibilità economiche, mentre Ausilio è rimasto nella struttura sportiva del club. Dal 2014, quando ha assunto direttamente la responsabilità del mercato, l’Inter ha conquistato 3 Scudetti, 3 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane. Allargando lo sguardo agli ultimi 16 anni trascorsi da Ausilio nell’area della prima squadra, i trofei nerazzurri sono 15: una Champions League, un Mondiale per club, quattro Scudetti, cinque Coppe Italia e quattro Supercoppe italiane.
I numeri di Ausilio: 25 mercati e oltre 1,3 miliardi di acquisti
Tra il 2014 e il 2026, contando sessioni estive e invernali, Ausilio ha condotto in prima persona 25 campagne trasferimenti.
I numeri elaborati su dati Transfermarkt comprendono anche giovani del vivaio e calciatori rientrati dai prestiti. In totale risultano 564 giocatori arrivati per 1.313,91 milioni di euro e 549 partiti per 938,71 milioni, con un saldo negativo complessivo indicato in 375,23 milioni di euro. Ausilio ha attraversato mercati con disponibilità elevate e stagioni nelle quali il club ha dovuto finanziare gli acquisti attraverso le cessioni, mantenendo comunque la squadra stabilmente nelle prime posizioni italiane e tornando a competere nelle fasi finali della Champions League. Molti dei giocatori sui quali è stato costruito l’ultimo ciclo nerazzurro portano la sua firma.
La Top 11 di Ausilio: Lautaro, Barella e Bastoni guidano la squadra dei colpi riusciti
Mettendo insieme i migliori acquisti dell’era Ausilio viene fuori una formazione da 3-5-2, con Antonio Conte in panchina.
TOP 11: Onana; Bisseck, Acerbi, Bastoni; Hakimi, Barella, Calhanoglu, Brozovic, Perisic; Lautaro, Thuram. Allenatore: Conte.
In porta c’è André Onana. Davanti a lui Yann Bisseck, Francesco Acerbi e Alessandro Bastoni. Sulle fasce Achraf Hakimi e Ivan Perisic, con un centrocampo formato da Nicolò Barella, Hakan Calhanoglu e Marcelo Brozovic. L’attacco riassume due delle operazioni più riuscite dell’Inter degli ultimi anni. Lautaro Martinez, arrivato giovanissimo dall’Argentina e diventato capitano, e Marcus Thuram, inserito nella squadra senza pagamento del cartellino. Senza dimenticarci di Lukaku e di De Vrij.
Barella e Bastoni sono diventati colonne dell’Inter e della Nazionale, Calhanoglu ha trovato a Milano, sponda nerazzurra, una nuova dimensione tattica, mentre Hakimi è stato uno degli uomini decisivi della squadra di Conte. Operazioni diverse per costi, formule ed età dei giocatori, ma accomunate dall’impatto avuto sui risultati nerazzurri.
La Flop 11: da Dalbert e Lazaro fino a Correa e Taremi
Il mercato di quasi tredici anni da responsabile dell’area sportiva comprende inevitabilmente anche errori e investimenti che non hanno prodotto il rendimento sperato.
La Flop 11 schierata ancora con il 3-5-2 è composta da: Brazao; Godin, Vidic, Miranda; Lazaro, Gagliardini, Asllani, Kondogbia, Dalbert; Taremi, Correa. Allenatore: Frank de Boer.
Il reparto difensivo richiede una distinzione. Diego Godin, Nemanja Vidic e Joao Miranda sono stati calciatori di livello internazionale, ma tutti arrivarono a Milano quando una parte importante della loro carriera era già alle spalle. A centrocampo trovano posto Valentino Lazaro, Roberto Gagliardini, Kristjan Asllani, Geoffrey Kondogbia e Dalbert. Alcuni non sono riusciti a imporsi, altri non hanno giustificato l’investimento sostenuto per portarli a Milano. Davanti ci sono Mehdi Taremi e Joaquin Correa, due operazioni che non hanno garantito il contributo offensivo atteso. Anche la presenza di Frank de Boer sulla panchina della Flop 11 va però contestualizzata. L’allenatore olandese non fu una scelta diretta di Ausilio, ma arrivò nell’estate 2016 durante i primi mesi della gestione cinese di Suning.
Lo stesso vale per due degli acquisti più costosi e meno riusciti di quella fase. Joao Mario e Gabigol, pagati complessivamente circa 75 milioni di euro, furono operazioni fortemente volute dalla nuova proprietà cinese e non possono quindi essere attribuite interamente al direttore sportivo.
Ausilio è sopravvissuto professionalmente a quella stagione e a molte altre rivoluzioni interne. Ora la continuità che lo ha accompagnato dal 1998 rischia di interrompersi per un contratto che scade tra meno di un anno. L’Inter ha messo sul tavolo un prolungamento annuale alle condizioni attuali, il dirigente non lo considera sufficiente e una separazione anticipata è diventata una possibilità concreta. Se le parti arriveranno alla risoluzione consensuale, Ausilio lascerà il club nel quale è entrato da segretario del vivaio e dal quale potrebbe uscire dopo aver diretto 25 mercati e contribuito alla costruzione di diverse generazioni dell’Inter.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Affaritaliani
Source link



