Otto anni di dialisi, un trapianto e una nuova speranza: la storia di Marzia e la lettera al reparto che l’ha salvata


Ci sono storie che vanno oltre la malattia, oltre le corsie di un ospedale e oltre il rapporto tra un paziente e chi si prende cura di lui. Sono storie fatte di tempo, di paure, di attese, di cadute e di ripartenze. Ma soprattutto di persone. Quella di Marzia V. è una di queste.

Una storia iniziata quando era appena sedicenne e che per otto anni l’ha vista affrontare la dialisi. Un percorso lungo e difficile, nel quale alla sofferenza della malattia si sono intrecciate speranze, delusioni e nuove possibilità. Fino alla telefonata del giugno 2020, quella che sembrava annunciare finalmente il momento tanto atteso: un trapianto. Un sogno che, però, non è andato come sperato. Dopo un anno e mezzo Marzia è stata costretta a tornare in dialisi, tornando anche in quel reparto di Alatri che nel frattempo era diventato molto più di un luogo di cura.

Perché in otto anni cambiano le persone. Crescono. Si trasformano. E cambiano anche i rapporti con chi, giorno dopo giorno, le accompagna. Marzia è entrata in quella dialisi da ragazzina e oggi ne esce con una nuova possibilità davanti a sé. È nuovamente trapiantata. E prima di guardare definitivamente al futuro ha scelto di voltarsi indietro, per ringraziare chi ha fatto parte del suo cammino.

Lo ha fatto con una lettera intensa, personale, capace di raccontare il volto più umano della sanità: quello fatto di professionalità, ma anche di presenza, ascolto, sorrisi, parole e piccoli gesti che, per chi vive una malattia, possono diventare enormi. Un ringraziamento rivolto ai medici, agli infermieri e a tutto il personale della Dialisi di Alatri. Un grazie particolare per il dottor Giustini, che Marzia racconta di aver sentito vicino come un “secondo papà”. Ma soprattutto un grazie rivolto a un’intera squadra, perché un percorso così lungo, scrive, non può essere affrontato da una sola persona.

La sua testimonianza è stata condivisa dall’Asl di Frosinone, trasformando una storia personale in un messaggio che parla a tutta la comunità. Perché dietro ogni paziente c’è una persona. E dietro ogni percorso di cura ci sono professionisti che, talvolta, finiscono per diventare parte della vita di chi assistono. Quella di Marzia è una storia di malattia, ma soprattutto è una storia di resilienza, di legami e di gratitudine.

La lettera

Ci sono persone che entrano nella nostra vita per un periodo di tempo e poi ci sono persone che, senza nemmeno rendersene conto, diventano parte della nostra storia. Voi siete stati questo per me. Vi ho conosciuti quando avevo appena 16 anni, quando ero ancora una ragazzina e mi sono ritrovata ad affrontare qualcosa di molto più grande di me. Eppure, entrando in questo reparto, non mi sono mai sentita soltanto una paziente. Mi avete accolta come una figlia, protetta, coccolata e, lasciatemelo dire, anche un po’ viziata… forse perché ero la più piccolina qui dentro.

In tutti questi anni avete conosciuto non solo la mia malattia, ma soprattutto me. Avete visto i miei sorrisi, le mie paure, le mie lacrime, i miei momenti di rabbia e soprattutto le mie giornate no. E proprio in quelle giornate siete riusciti a regalarmi una parola, un sorriso, una battuta o semplicemente la vostra presenza. A volte non serviva nemmeno parlare: bastava sapere che c’eravate. Poi, nel giugno del 2020, è arrivata quella telefonata che sembrava finalmente portare con me la speranza che aspettavo da tanto: la possibilità di un trapianto. Per un attimo ho pensato che il mio percorso in dialisi potesse essere finito. Ma purtroppo quel trapianto non è andato come speravo e, dopo un anno e mezzo, nel 2021 sono tornata da voi. Sono tornata con una ferita in più nel cuore, ma anche con la consapevolezza di voler ricominciare. E l’ho fatto a testa alta, con forza e con coraggio, anche grazie a voi. Mi avete accompagnata ancora una volta, giorno dopo giorno, senza mai farmi sentire sola. Avete condiviso con me la fatica, le speranze, le paure e anche quei piccoli momenti di felicità che, in un percorso così difficile, diventano enormi. E oggi, mentre scrivo queste parole, posso finalmente dirvelo: sono di nuovo trapiantata. Se oggi posso guardare avanti con una nuova speranza, una parte di questo cammino la devo anche a voi.

Vorrei ringraziarvi uno per uno, perché ognuno di voi ha lasciato qualcosa dentro di me. Non importa quanto tempo abbiamo trascorso insieme, quante volte ci siamo incontrati durante una dialisi o quante volte mi avete chiesto come stessi: ogni gesto, ogni parola e ogni attenzione hanno avuto un valore enorme. Un ringraziamento particolare voglio dedicarlo al dottor Giustini, che nel corso degli anni mi ha seguita un po’ più da vicino. Con lui ho avuto un rapporto speciale e, più di qualche volta, per me è stato davvero come un secondo papà. Mi ha accompagnata, sostenuta e rassicurata nei momenti in cui ne avevo più bisogno.

Ma voglio che queste parole non facciano sentire nessuno meno importante: il mio grazie è per tutti voi, perché un percorso così lungo non si affronta grazie a una sola persona. Si affronta grazie a una squadra, e io ho avuto la fortuna di incontrare una squadra speciale. Voi avete conosciuto la bambina di 16 anni che entrava in questo reparto, avete visto quella ragazzina crescere, cadere, rialzarsi, sperare, soffrire e combattere. E oggi conoscete la donna che sono diventata. Per questo, in qualche modo, una parte di me resterà sempre qui con voi, in questa dialisi. Porterò sempre nel cuore i vostri volti, le vostre voci, le risate, le battute, le giornate difficili e tutte quelle volte in cui mi avete fatto sentire a casa. Non so se esistano parole abbastanza grandi per ringraziarvi per tutto quello che avete fatto per me.

Posso solo dirvi, con tutto il cuore grazie:

Grazie per avermi accolto come una figlia.
Grazie per avermi trattata come una principessa.
Grazie per avermi coccolata quando ne avevo bisogno.
Grazie per avermi sopportata anche nei miei momenti peggiori.
Grazie per aver creduto in me quando io facevo fatica a farlo.
Grazie per esserci stati quando avevo paura.
Grazie per avermi accompagnata in questo lungo viaggio.
E grazie, soprattutto, per aver contribuito a farmi sentire una persona e non soltanto una paziente.

Oggi il mio futuro ha finalmente un nuovo inizio. E se posso affrontarlo con un sorriso e con tanta gratitudine, è anche perché nel mio passato ci siete stati voi. Con infinito affetto e riconoscenza, grazie per essere stati parte della mia vita. La vostra piccolina della dialisi.


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