Hai mai mangiato carne di squalo? Probabilmente sì (ma non lo sai)


Mangeresti carne di squalo? La risposta è sicuramente no, ma forse lo hai già fatto senza rendertene conto. In Italia è legale vendere questi predatori, che puoi trovare nei supermercati e nelle pescherie più facilmente di quanto immagini. Ti spiego come fare acquisti più consapevoli, a partire da un’attenta lettura delle etichette

Qualche tempo fa una mia amica mi disse, in preda allo stupore, che nella mensa del suo ufficio servivano verdesca: proprio così… uno squalo a rischio estinzione. E sì, è tutto perfettamente legale. C’è una buona probabilità che anche tu abbia mangiato almeno una volta carne di squalo senza saperlo. Sembra incredibile, eppure è molto più comune di quanto si pensi. In Italia, infatti, gli squali arrivano regolarmente sulle nostre tavole, ma quasi mai con questo nome. Al supermercato, in pescheria o al ristorante li troviamo sotto denominazioni come verdesca o palombo, che la maggior parte dei consumatori non associa affatto a questi preziosi predatori marini.

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È un paradosso che racconta bene il nostro rapporto con gli squali: mentre ci preoccupiamo della loro progressiva scomparsa dagli oceani, continuiamo a consumarli inconsapevolmente, alimentando un mercato di cui pochi conoscono l’esistenza. E non finisce qui: studi recenti hanno individuato tracce di carne di squalo perfino nel cibo per cani e gatti, dove la presenza è spesso nascosta dietro generiche diciture come “pesce bianco” o “pesce dell’oceano”.

L’Italia è tra i maggiori importatori di carne di squalo

Pochi lo sanno, ma il nostro Paese è tra i cinque maggiori importatori di carne di squalo al mondo. Negli ultimi sette anni sono state importate oltre 43.000 tonnellate, soprattutto da Spagna e Francia. Eppure, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Marine Policy, il 64% degli italiani non sa che la carne di squalo sia legalmente venduta nei supermercati e nei ristoranti. Il dato forse più sorprendente è un altro: sebbene il 93% degli intervistati dichiari di non averla mai acquistata, quasi tre persone su dieci (28%) l’hanno consumata inconsapevolmente, proprio perché commercializzata con nomi poco riconoscibili.

Una realtà poco nota raccontata anche dal documentario #SharkPreyed dei fratelli Spinelli, che mostra come gli squali finiscano sulle nostre tavole “mascherati” da pesci comuni.

I nomi dietro cui si nasconde lo squalo

Per evitare acquisti inconsapevoli è utile conoscere le denominazioni commerciali più diffuse dietro cui si nascondono diverse specie di squalo, fra cui :

  • verdesca (Prionace glauca)
  • palombo (Mustelus mustelus)
  • gattuccio (Scyliorhinus canicula)
  • spinarolo (Squalus acanthias)
  • smeriglio (Lamna nasus)

Molte di queste specie sono considerate vulnerabili o sono in forte declino a causa della pesca eccessiva. Gli squali sono predatori apicali e svolgono un ruolo essenziale nel mantenere l’equilibrio degli ecosistemi marini. Controllano le popolazioni di molte specie, contribuiscono alla salute delle catene alimentari e favoriscono la stabilità degli habitat oceanici.

Come ricorda il WWF, la loro presenza è importante anche per il corretto funzionamento degli ecosistemi marini che contribuiscono allo stoccaggio del carbonio e, quindi, alla regolazione del clima.

Nonostante questo, ogni anno vengono uccisi circa 100 milioni di squali per soddisfare la domanda di carne, pinne, olio di fegato, cartilagine e pelle.

Leggi anche: Squali pesce palombo esibiti come trofei: l’agghiacciante video-denuncia di Andrea Spinelli

La carne di squalo finisce anche nel cibo per cani e gatti

Come se non bastasse il consumo umano, la carne di squalo può finire anche nelle ciotole dei nostri animali domestici. Uno studio condotto qualche anno fa dal Yale-NUS College di Singapore e pubblicato sulla rivista Frontiers in Marine Science ha analizzato 45 prodotti alimentari per animali appartenenti a 16 marchi. Attraverso l’analisi del DNA, i ricercatori hanno scoperto che circa un terzo dei campioni conteneva DNA di squalo.

Tra le specie identificate figuravano soprattutto:

  • verdesca (Prionace glauca);
  • squalo seta (Carcharhinus falciformis)
  • squalo pinna bianca (Triaenodon obesus)

E le ultime due sono inserite nella Lista Rossa della IUCN tra le specie classificate come vulnerabili. Va precisato che i marchi non sono stati resi pubblici e che lo studio ha riguardato prodotti acquistati a Singapore. Non è quindi possibile sapere se gli stessi alimenti siano presenti anche sul mercato italiano.

Il nodo delle etichette poco chiare anche nel pet food

L’aspetto più preoccupante emerso dalla ricerca è che nessun prodotto riportava esplicitamente la presenza di carne di squalo tra gli ingredienti.

Sulle confezioni comparivano soltanto definizioni molto generiche come:

  • “pesce dell’oceano”
  • “pesce bianco”
  • “pesce marino”

Secondo gli autori dello studio, questa terminologia impedisce ai consumatori di fare scelte informate e potrebbe portare molti proprietari di animali domestici a contribuire inconsapevolmente allo sfruttamento di specie già minacciate.

Come evitare di acquistare carne di squalo

Per ridurre il rischio di consumare carne di squalo senza saperlo è importante leggere sempre con attenzione le etichette dei prodotti ittici e verificare:

  • la denominazione commerciale e il nome scientifico della specie;
  • la zona FAO di cattura;
  • il metodo di produzione;
  • il tipo di attrezzo da pesca.

Conoscere i nomi dietro cui si nascondono gli squali è già un primo passo. Se poi il prodotto è privo di etichetta o presenta informazioni incomplete sulla provenienza, è meglio orientarsi verso alternative più trasparenti e tracciabili.

La Giornata Mondiale dello Squalo è l’occasione per ricordare che la tutela di questi animali non passa soltanto dalle aree marine protette o dai divieti di pesca. Passa anche dalle nostre scelte quotidiane. Perché evitare di acquistare inconsapevolmente carne di squalo significa contribuire alla salvaguardia di predatori fondamentali per la biodiversità degli oceani.

 

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 Rosita Cipolla

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