Firenze, 6 ottobre 2026 – Oltre 1.100 sportelli bancari in meno in diciassette anni. È la misura della contrazione della rete fisica delle banche in Toscana. Secondo le elaborazioni Irpet, le filiali sono passate da 2.541 nel 2008 a 1.410 nel 2025, con una riduzione del 44,5%. Quasi un dimezzamento, in linea con l’andamento nazionale, che sta cambiando il rapporto tra banche e territori.
I numeri emergono dall’indagine Irpet “La rarefazione dei servizi bancari in Toscana – Un indice di rischio comunale”, presentato a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze nell’ambito dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria. Lo studio, curato da Sabrina Iommi con il supporto statistico di Donatella Marinari, individua le aree nelle quali la perdita delle filiali rende più difficile l’accesso ai servizi. Le conseguenze riguardano le persone anziane e chi ha meno competenze digitali, ma anche le piccole aziende e la nascita di nuove imprese.
Senza sportelli 31 Comuni, altri 58 ne hanno uno soltanto
La contrazione della rete è stata particolarmente intensa nell’ultimo decennio considerato dal rapporto. Tra il 2015 e il 2025 gli sportelli toscani sono diminuiti da 2.265 a 1.410: 855 in meno, circa il 38% della dotazione iniziale. Nello stesso periodo i Comuni completamente privi di filiali sono aumentati da 12 a 31, mentre quelli con un solo sportello sono passati da 39 a 58.
Alla base del ridimensionamento, il rapporto individua le riorganizzazioni seguite alle crisi finanziarie del 2008 e del 2011 e lo sviluppo dei servizi digitali. Le fusioni hanno favorito la razionalizzazione delle reti, mentre pagamenti elettronici e operazioni online hanno ridotto la necessità di recarsi in filiale per molte attività ordinarie.
La mappa del rischio
L’indice costruito da Irpet considera la presenza fisica degli sportelli e dei servizi alternativi, l’offerta disponibile rispetto alla domanda di famiglie e imprese e la vulnerabilità della popolazione. In quest’ultima dimensione rientrano l’incidenza delle persone di almeno 75 anni e la dispersione degli insediamenti, con residenti in nuclei e case sparse. Nelle due fasce di maggiore criticità si collocano 109 Comuni su 273, il 40% del totale. In questi territori vive l’11,7% della popolazione toscana e ha sede il 9,1% delle imprese regionali, con l’8,2% degli addetti.
La quota più alta di Comuni nelle fasce critiche si registra a Massa-Carrara, con il 65%, seguita da Pistoia, con il 60%, e Lucca, con il 52%. Seguono Prato al 43% e Arezzo al 42%. Pistoia è invece la provincia più esposta per il peso della popolazione e delle imprese coinvolte: nei Comuni critici vive il 30,1% dei residenti della provincia e ha sede il 27,9% delle aziende.
Due le situazioni che emergono dal dossier. Nei piccoli Comuni montani e periferici la debolezza del presidio bancario si somma all’invecchiamento della popolazione e alla distanza tra le abitazioni. È il caso di aree della Lunigiana e della Garfagnana, della Montagna pistoiese, del Casentino e della Valtiberina, dell’Amiata, della Val d’Orcia e della Maremma interna.
Nei territori intermedi e produttivi, invece, la banca può essere presente ma con un’offerta insufficiente rispetto al numero di residenti e aziende. Tra le aree indicate figurano la Valdinievole, la Val di Bisenzio e la Piana pratese, insieme alla Media Valle del Serchio e al Valdarno. Prato rappresenta un caso particolare: il problema riguarda soprattutto la sproporzione tra domanda e offerta, più che l’isolamento fisico. Un gruppo di 38 Comuni, dove vive l’1,9% della popolazione regionale, presenta criticità in tutte e tre le dimensioni considerate.
Le conseguenze per il credito e la nascita di nuove imprese
La diffusione dei servizi online e la presenza degli uffici postali hanno contribuito a compensare la riduzione delle filiali per le operazioni di base. Questa sostituzione, però, funziona in modo diverso a seconda delle competenze digitali degli utenti e dei servizi richiesti.
Per le micro e piccole imprese conta anche la conoscenza diretta del cliente da parte della banca. Il rapporto richiama studi che segnalano possibili effetti negativi sull’accesso al credito ed una riduzione della nascita di nuove imprese manifatturiere nei contesti analizzati. L’effetto risulta più forte quando chiudono filiali storiche, che hanno accumulato nel tempo conoscenza del territorio e relazioni con le attività locali.
Il direttore di Irpet Nicola Sciclone descrive il fenomeno come “una trasformazione strutturale con cui dobbiamo fare i conti” e avverte che “non possiamo pensare di tornare indietro”. “La digitalizzazione – spiega il direttore Irpet – ha cambiato radicalmente il modo con cui utilizziamo la banca. Pensare di ricostruire la rete bancaria di dieci o venti anni fa ha poco senso. Tuttavia un eccesso di rarefazione può costituire un problema. Lo sportello resta comunque un presidio di prossimità sia per le moltissime piccole e micro imprese che caratterizzano il tessuto economico, che per le famiglie, considerata l’alta incidenza di popolazione anziana che ha una minore accessibilità ai canali digitali bancari”. “La rarefazione dell’offerta bancaria – prosegue Sciclone – non è un problema solo per i comuni montani o periferici, ma anche per quelli intermedi e produttivi dove magari lo sportello esiste, ma la rete di servizi è sottodimensionata rispetto alla popolazione e alle imprese esistenti. Il punto è quindi non tanto il numero di sportelli persi, quanto piuttosto come questa riduzione è divenuta una perdita di accessibilità, relazioni e opportunità per famiglie e imprese”.
Giani: “La politica non può incidere sulle scelte commerciali”
Il presidente della Regione Eugenio Giani richiama le conseguenze per le attività economiche e il ruolo dell’Osservatorio regionale. “Non è un fenomeno che riguarda solo le aree periferiche o montane, coinvolge anche quelle che vedono la presenza di piccole attività industriali e manifatturiere, dove una presenza fisica della banca potrebbe rivelarsi utile. Abbiamo istituito più di un anno fa l’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria per monitorare il fenomeno ed analizzare l’impatto sui territori e individuare soluzioni a tutela di cittadini e imprese. La politica però non può incidere sulle scelte commerciali di istituti privati, ma può tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica. In Toscana, rispetto ad altre regioni, la presenza resta abbastanza diffusa, ma la digitalizzazione dei servizi avanza in modo inesorabile, modificando radicalmente le abitudini degli utenti abituati ad un contatto fisico, soprattutto le persone anziane”.
Marras: “La banca è un presidio”
Per l’assessore regionale all’economia Leonardo Marras, la trasformazione tecnologica deve accompagnarsi al mantenimento di un accesso effettivo ai servizi. “La banca non è soltanto il luogo in cui si svolgono operazioni: per le famiglie e, in particolare, per le micro e piccole imprese è anche un presidio di relazione ed un interlocutore importante per l’accesso al credito. La digitalizzazione è una grande opportunità, ma deve accompagnarsi a servizi capaci di rispondere alle diverse condizioni dei territori e delle persone. Il rapporto Irpet ci offre una base di conoscenza concreta per individuare le soluzioni più adatte: servizi mobili o condivisi dove pesa la distanza, assistenza e formazione digitale dove gli utenti sono più fragili. Dobbiamo lavorare insieme al sistema bancario e alle comunità locali per mantenere un accesso effettivo ai servizi essenziali in tutta la Toscana”.
Le proposte del rapporto cambiano a seconda delle difficoltà dei territori. Dove manca il presidio fisico, Irpet indica sportelli periodici o itineranti e punti condivisi tra più banche, anche attraverso convenzioni con gli uffici postali. Dove l’offerta è insufficiente rispetto alla domanda, propone un rafforzamento selettivo della rete. Per gli utenti più fragili diventano centrali l’educazione finanziaria e digitale e l’assistenza nell’utilizzo dei servizi.
Anci Toscana, il ruolo del credito cooperativo
Il direttore di Anci Toscana Simone Gheri offre la collaborazione dei Comuni per individuare risposte adeguate alle diverse realtà. “Diamo la nostra disponibilità a lavorare insieme per costruire soluzioni adeguate alle diverse realtà territoriali coinvolgendo anche gli istituti bancari che hanno un forte radicamento nelle nostre comunità. Penso in particolare al credito cooperativo, che può rappresentare un interlocutore importante per mantenere servizi di prossimità”.
“È un fenomeno che colpisce in modo particolare i piccoli Comuni e le aree interne – aggiunge Gheri –, dove la presenza di un presidio bancario continua ad avere un valore importante per cittadini e imprese”. “Ringraziamo la Regione Toscana, con il presidente Eugenio Giani e l’assessore Leonardo Marras – conclude – per l’attenzione dedicata a questo tema e per il lavoro di monitoraggio e analisi avviato, che può rappresentare una base importante per individuare insieme risposte concrete alle esigenze dei territori”.
Fisac Cgil, rischio di nuove chiusure
“Dietro questi numeri – sottolinea la segretaria generale della Fisac Cgil Toscana Sabrina Marricchi – c’è una questione di inclusione finanziaria e quindi di possibilità di iniziativa economica e partecipazione alla vita sociale, politica e organizzativa del territorio”, dichiara. “Dove resta un solo sportello non esiste più alcuna possibilità di scelta se non spostandosi di chilometri. Una situazione che pesa soprattutto sulle aree interne e montane e su chi ha meno dimestichezza con i servizi digitali”. Il sindacato teme che il risiko bancario in corso possa provocare un’ulteriore riduzione della presenza fisica degli istituti.
“Qualunque sia l’esito della partita, il risultato sarà un’ulteriore concentrazione tra grandi gruppi”, prosegue Marricchi. “L’esperienza di questi anni ci dice che ogni accorpamento si traduce nel rischio di chiusure di filiali, con ricadute sui territori e sull’occupazione. La Toscana non può permettersi un’altra stagione di tagli”. Per la Fisac Cgil l’Osservatorio dovrebbe diventare una cabina di regia permanente, utilizzando gli indici elaborati da Irpet per assumere impegni concreti sul mantenimento dei presidi, a partire dai Comuni serviti da una sola filiale. Il sindacato chiede inoltre un confronto preventivo con le parti sociali sui piani di riorganizzazione della rete.
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