In Spagna il caro affitti ha causato un terremoto politico, con le dimissioni del premier Sánchez ed elezioni anticipate. Eppure la Svizzera ha il record europeo di inquilini (60%) e per il 40% delle famiglie l’affitto supera la soglia critica del 30% del reddito. Perché allora gli spagnoli scendono in piazza e gli svizzeri no?
Il “caso Abascal”
Per rispondere a questa domanda andiamo con ordine, iniziando dal “caso Abascal”: il simbolo della crisi abitativa spagnola. L’87enne Maricarmen Abascal è stata sfrattata con la forza in barella dalla sua casa di Madrid dove viveva da 70 anni, dopo che un fondo d’investimento ha acquistato l’immobile e aumentato l’affitto del 275%. Lo sfratto ha avuto una grande eco mediatica, innescando una massiccia ondata di proteste nazionali e una grave crisi politica legata al caro-affitti.
Il “Decreto Casa” e lo scontro in Parlamento
Per tentare di arginare il problema dell’alloggio, il Governo di minoranza guidato da Sánchez aveva varato a fine settembre due decreti d’urgenza molto restrittivi.
–Stretta sulle speculazioni: limiti agli affitti brevi e temporanei, blocco degli sfratti per le fasce vulnerabili fino al 2030 e divieto per i fondi di investimento di acquistare immobili residenziali a scopi speculativi.
I decreti sono stati però bocciati in Parlamento. A fare mancare il supporto decisivo al governo non sono state solo le opposizioni di centrodestra (Partito Popolare e Vox), ma soprattutto i 7 deputati di Junts, il partito indipendentista catalano, che hanno votato contro sostenendo che le tutele eccessive avrebbero disincentivato i proprietari ad immettere immobili sul mercato, peggiorando così la scarsità di offerta.
Le proteste di piazza e le elezioni anticipate
La bocciatura delle tutele ha fatto esplodere la rabbia popolare. Nei giorni scorsi, decine di migliaia di persone sono scese in piazza in circa 50 città spagnole. La protesta è stata particolarmente violenta a Barcellona e Valencia. E a Madrid sono scese in piazza almeno 70’000 persone (ma il Sindacato degli inquilini ha stimato in circa 500’000 i partecipanti).
Preso atto dell’impossibilità di governare e di far passare le riforme economiche cruciali, Sánchez ha rassegnato le dimissioni e ha sciolto le Camere, rimandando la decisione ai cittadini con il voto anticipato del 29 novembre di quest’anno.
L’ultimo atto di Sanchez: varati due nuovi decreti
E dopo lo scioglimento delle Camere e la convocazione delle elezioni anticipate, il premier ha rilanciato, con l’approvazione, martedì in Consiglio dei ministri, di due nuovi decreti legge sulla casa, dopo la bocciatura al Congresso dei precedenti provvedimenti.
I nuovi testi dovranno ora passare alla Deputazione Permanente del Congresso, l’organo che esercita le funzioni parlamentari durante lo scioglimento delle Camere. E dove Sanchez si è assicurato i voti per la convalida, prescindendo da Junts, con il sostegno al principale decreto garantito dal Partito Nazionalista basco (PNV).
La grave crisi abitativa spagnola: i dati Eurostat
Secondo gli indicatori ufficiali di Eurostat del 2025 sul “tasso di sovraccarico dei costi abitativi” (chi spende più del 40% del reddito disponibile), la media generale della popolazione spagnola si attesta intorno all’8,5%, mentre la media dell’UE complessiva è vicina al 10,6% (e la spesa media generale per la casa nell’UE si aggira sul 19% del reddito disponibile).
Spagna: i dati INE
L’Istituto nazionale di statistica (INE) entra nel dettaglio delle fasce di reddito e certifica che il “sovraccarico” colpisce in modo brutale le fasce più povere: il 20% degli spagnoli con i redditi più bassi arriva a dedicare oltre il 70% delle proprie entrate mensili solo per pagare l’affitto.
Inoltre, per i single sotto i 35 anni e le famiglie monoparentali nelle grandi aree urbane (Madrid, Barcellona, Malaga), il tasso di sforzo abitativo reale supera abbondantemente il 40-45% del salario.
“Il campeggio non è un’attrazione turistica”, la protesta per la crisi dell’alloggio a Puerta del Sol, Madrid
La situazione in Svizzera: Paese di inquilini
La Svizzera detiene la quota più alta d’Europa di persone che vivono in affitto (circa il 60% della popolazione).
Gli affitti sono aumentati di circa il 32% negli ultimi 20 anni. E secondo i sondaggi più recenti dell’Associazione Svizzera Inquilini (ASI), quasi il 40% delle economie domestiche spende più del 30% del proprio reddito per l’affitto, una soglia considerata critica e oltre la quale scatta il rischio povertà.
Sono soprattutto le economie domestiche a basso e medio reddito a risentire di questo pesante onere, prosegue l’ASI. Le persone il cui reddito lordo non supera i 4’000 franchi vi destinano il 37,8% delle proprie entrate.
Perché allora in Svizzera non si scende in piazza?
“Se in Svizzera non si scende in piazza come in Spagna – afferma il presidente di ASI Ticino Adriano Venuti con una battuta – è perché qui non ci sono gli spagnoli…”.
“L’inquilino che sta bene in casa sua, anche se fa fatica a pagare l’affitto, non si mobilita. Inoltre si tende ad evitare lo scontro con il padrone di casa per evitare ritorsioni“, prosegue. ”In Svizzera – aggiunge Venuti – manca una coscienza collettiva sull’alloggio, forse perché il diritto dell’alloggio non è collettivo, ma individuale: se qualcuno reclama, lo fa solo per sé stesso”.
In Svizzera manca una coscienza collettiva sull’alloggio, forse perché il diritto dell’alloggio non è collettivo, ma individuale: se qualcuno reclama, lo fa solo per sé stesso
Adriano Venuti, presidente di ASI Ticino
Le richieste dell’ASI
L’Associazione svizzera inquilini chiede da tempo un cambio di rotta da parte dei responsabili politici: secondo l’associazione, occorre applicare il principio dell’”affitto basato sui costi”.
Sarebbe inoltre necessario rafforzare la Lex Koller per frenare l’afflusso di capitali finanziari nel mercato immobiliare residenziale. L’associazione auspica anche un maggior numero di “alloggi di utilità pubblica”.
L’ASI critica infine il controprogetto indiretto previsto dal Consiglio federale in risposta all’Iniziativa sulle pigioni da lei presentata. Il controprogetto comporterebbe un “aumento ancora più marcato degli affitti”, sostiene l’associazione per la difesa degli inquilini.
La situazione in Ticino
Secondo uno studio della SUPSI, l’impatto del caro affitti varia sensibilmente tra le regioni del Ticino.
Il Luganese soffre la pressione cumulativa maggiore in termini assoluti, complice anche la carenza di alloggi dovuta agli affitti brevi di Airbnb.
Il Mendrisiotto vive il paradosso più critico: concentra quasi il 39% dello scompenso cantonale per via di salari bassi, nonostante un alto tasso di sfitto.
Infine, Bellinzonese e Locarnese coprono rispettivamente il 21,6% e il 17,5% delle famiglie in difficoltà, penalizzate da redditi medio-bassi e vocazione turistica.
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