Oggi il digestato non è più considerato semplicemente un sottoprodotto della produzione di biogas, ma una risorsa agronomica di grande valore. E presso il Crea è stato avviato un progetto finanziato da Masaf e due regioni: Lombardia e Lazio
L’agricoltura moderna è chiamata a rispondere a una sfida sempre più complessa: produrre alimenti di qualità riducendo l’impatto ambientale e preservando la fertilità dei suoli.
In questo contesto, i digestati e i nuovi fertilizzanti rappresentano strumenti fondamentali per costruire un modello produttivo più sostenibile, capace di valorizzare le risorse disponibili e ridurre la dipendenza dai fertilizzanti di sintesi.
Negli ultimi anni l’attenzione verso questi prodotti è cresciuta notevolmente, anche grazie alle politiche europee che promuovono l’economia circolare, la riduzione delle emissioni di gas serra e un uso più efficiente dei nutrienti.
Oggi il digestato non è più considerato semplicemente un sottoprodotto della produzione di biogas, ma una risorsa agronomica di grande valore.
E presso il Crea è stato avviato un progetto – progetto finanziato dal Masaf e sostenuto anche dalle regioni Lombardia e Lazio – che prevede in cinque siti sperimentali l’analisi di soluzioni tecniche affidabili per una gestione più efficiente del digestato, migliorando la sostenibilità dei sistemi agrozootecnici e rafforzando la circolarità dei nutrienti e la sostenibilità dei sistemi produttivi.
Ma che cos’è il digestato?
Il digestato è il materiale residuo ottenuto dal processo di digestione anaerobica, durante il quale microrganismi trasformano sostanze organiche in assenza di ossigeno producendo biogas, una miscela costituita prevalentemente da metano e anidride carbonica.
Le matrici impiegate possono essere molto diverse: reflui zootecnici, residui colturali, colture di secondo raccolto, sottoprodotti agroalimentari e scarti organici.
Al termine del processo, la sostanza organica non viene completamente consumata, ma si trasforma in un prodotto ricco di elementi nutritivi che può essere restituito al terreno.
Il digestato contiene principalmente azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio e numerosi microelementi indispensabili per la crescita delle piante. Inoltre, conserva una quota significativa di sostanza organica stabilizzata che contribuisce a migliorare la fertilità del suolo.
Le caratteristiche agronomiche
Uno degli aspetti più interessanti del digestato riguarda la forma dell’azoto presente. Durante la digestione anaerobica, infatti, parte dell’azoto organico viene trasformata in azoto ammoniacale, prontamente disponibile per l’assorbimento radicale.
Questo significa che il digestato può garantire un’effettiva disponibilità nutritiva già nelle prime fasi dello sviluppo delle colture, riducendo il ricorso ai concimi minerali tradizionali.
Parallelamente, la componente organica residua favorisce numerosi processi biologici del terreno. Essa migliora la struttura del suolo, aumenta la capacità di trattenere l’acqua, stimola l’attività della microflora e contribuisce alla formazione dell’humus.
Nei terreni soggetti a degradazione o poveri di sostanza organica, questi effetti assumono un’importanza ancora maggiore, soprattutto in un contesto caratterizzato da eventi climatici estremi sempre più frequenti.
Digestato liquido e digestato solido
Il digestato può essere separato in due frazioni. La frazione liquida contiene prevalentemente azoto ammoniacale e viene utilizzata come fertilizzante ad azione relativamente rapida, risultando particolarmente indicata per le concimazioni di copertura.
La frazione solida è invece più ricca di sostanza organica, fosforo e fibra vegetale. Questa componente svolge un ruolo importante nel miglioramento delle proprietà fisiche del terreno e nella ricostituzione della fertilità organica.
La scelta della frazione da distribuire dipende dalle caratteristiche del terreno, dalle esigenze nutrizionali della coltura e dalla programmazione della fertilizzazione aziendale.
I vantaggi ambientali
L’impiego del digestato offre numerosi benefici ambientali. Innanzitutto consente di recuperare nutrienti che altrimenti andrebbero dispersi, trasformando residui agricoli e zootecnici in risorse produttive.
Si realizza così un perfetto esempio di economia circolare, nella quale gli scarti diventano nuove materie prime. Inoltre, sostituendo almeno in parte i fertilizzanti minerali, si riduce il consumo di energia necessario per la loro produzione.
La sintesi industriale dell’azoto richiede infatti elevate quantità di combustibili fossili ed è responsabile di significative emissioni di anidride carbonica. Anche il bilancio del carbonio può risultare favorevole.
L’apporto di sostanza organica contribuisce infatti all’accumulo di carbonio stabile nel terreno, migliorando la qualità del suolo e contrastando, almeno parzialmente, i fenomeni di desertificazione.
Le corrette modalità di impiego
Come ogni fertilizzante, anche il digestato richiede una gestione tecnica accurata. Le dosi devono essere calcolate sulla base delle esigenze della coltura, della fertilità del terreno e del contenuto di nutrienti del prodotto distribuito.
Le moderne analisi chimiche consentono oggi di conoscere con precisione la composizione del digestato, permettendo piani di concimazione molto più accurati rispetto al passato. Un altro aspetto fondamentale riguarda le modalità di distribuzione.
L’impiego di macchine che interrano rapidamente il digestato oppure lo distribuiscono direttamente nel terreno permette di limitare le perdite di azoto per volatilizzazione ammoniacale, migliorando l’efficienza della fertilizzazione e riducendo le emissioni in atmosfera.
La distribuzione dovrebbe inoltre evitare periodi caratterizzati da piogge intense o terreni saturi d’acqua, così da minimizzare il rischio di ruscellamento e di perdita dei nutrienti.
I nuovi fertilizzanti del futuro
Accanto al digestato stanno emergendo nuove categorie di fertilizzanti sviluppate grazie ai progressi della ricerca scientifica.
Tra questi assumono particolare interesse i fertilizzanti organo-minerali, che combinano matrici organiche con elementi nutritivi minerali, garantendo un rilascio più graduale e una maggiore efficienza d’uso.
Sempre più diffusi sono anche i fertilizzanti a cessione controllata, nei quali particolari rivestimenti regolano la velocità di rilascio dell’azoto in funzione delle esigenze della coltura.
In questo modo si riducono le perdite per lisciviazione e aumenta l’efficienza dell’unità fertilizzante distribuita. Grande interesse stanno suscitando inoltre i biostimolanti, prodotti che non apportano direttamente elevate quantità di nutrienti, ma migliorano l’efficienza fisiologica delle piante, favorendo l’assorbimento degli elementi nutritivi e aumentando la tolleranza agli stress ambientali.
Anche i fertilizzanti ottenuti dal recupero di nutrienti da matrici di scarto rappresentano una frontiera promettente. Tra questi figurano prodotti ricavati dal recupero del fosforo, dell’azoto e di altri elementi provenienti da reflui civili, industriali o agricoli, perfettamente in linea con gli obiettivi dell’economia circolare.
Innovazione e agricoltura di precisione
L’efficacia dei nuovi fertilizzanti aumenta ulteriormente quando viene integrata con le tecnologie dell’agricoltura di precisione. Sensori, mappe di vigore, immagini satellitari, droni e sistemi Gps consentono infatti di distribuire il digestato e gli altri fertilizzanti soltanto dove realmente necessari e nelle quantità richieste dalle diverse aree del campo.
Questa gestione sito-specifica permette di ridurre gli sprechi, contenere i costi di produzione e diminuire l’impatto ambientale della fertilizzazione, migliorando contemporaneamente la produttività aziendale.
L’integrazione tra fertilizzanti innovativi e tecnologie digitali rappresenta oggi una delle principali direttrici dello sviluppo agricolo europeo.
Una risorsa strategica per la sostenibilità
Il digestato rappresenta uno dei migliori esempi di come sia possibile trasformare un residuo produttivo in una risorsa preziosa.
Il suo utilizzo consente di chiudere il ciclo dei nutrienti, migliorare la fertilità dei terreni e ridurre la dipendenza dai fertilizzanti di origine industriale.
I nuovi fertilizzanti, insieme ai biostimolanti, ai prodotti a rilascio controllato e alle tecnologie di precisione, stanno cambiando profondamente il concetto stesso di concimazione.
Non si tratta più soltanto di fornire elementi nutritivi alle piante, ma di gestire in modo intelligente l’intero sistema suolo-pianta, massimizzando l’efficienza e minimizzando gli impatti ambientali.
Il futuro dell’agricoltura passerà sempre più attraverso queste soluzioni innovative, nelle quali sostenibilità, economia circolare e innovazione tecnologica si integrano per garantire produzioni agricole competitive, rispettose dell’ambiente e capaci di preservare la fertilità dei suoli per le generazioni future.
Crediti immagine: Depositphotos
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Domenico Prisa
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