Il prossimo 15 ottobre, gli spazi della Fondazione Marazzato a Stroppiana ospiteranno un atteso appuntamento di networking organizzato dal Circolo delle Imprese e dedicato al settore dell’automotive. Un’occasione importante in cui la cultura d’impresa e le sfide del futuro si incontreranno nello scenario unico di una delle più ricche collezioni di mezzi storici d’Italia.
Abbiamo intervistato Alberto Marazzato per farci raccontare le origini della famiglia, il senso della Collezione e i progetti futuri della Fondazione.
Le origini e l’evoluzione dell’azienda
D: Alberto Marazzato, la storia del vostro Gruppo è indissolubilmente legata a quella della vostra famiglia. Come è iniziato questo percorso imprenditoriale?
Alberto Marazzato: «La storia del Gruppo Marazzato e quella della nostra famiglia sono profondamente intrecciate. Tutto nasce nel 1952 da Lucillo Marazzato, nostro nonno, che dopo le prime esperienze nel mondo del trasporto decide di mettersi in proprio partendo da un solo camion, un Fiat 680 N. È l’inizio di un percorso imprenditoriale costruito sul lavoro, sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti e soprattutto sulla volontà di guardare sempre un po’ più avanti.
Negli anni Settanta entra in azienda nostro padre Carlo, che accompagna una delle trasformazioni più importanti: dal trasporto tradizionale ai servizi ambientali. L’introduzione dei primi mezzi per gli spurghi civili e industriali segna infatti l’inizio di un’evoluzione che porterà progressivamente l’azienda ad ampliare le proprie competenze nella gestione dei rifiuti, nei servizi ambientali e nelle bonifiche.
Con la terza generazione questa crescita è proseguita, ma cercando di mantenere vivo un principio che apparteneva già a Lucillo e Carlo: innovare senza perdere il legame con le proprie radici. Oggi Marazzato è un gruppo strutturato e opera in un settore completamente diverso rispetto a quello da cui era partito nel 1952, ma conserva una forte identità familiare e un rapporto molto stretto con il territorio. Proprio da questa consapevolezza nasce anche la Fondazione Marazzato: dall’idea che la storia di un’impresa non sia soltanto qualcosa da ricordare, ma un patrimonio da restituire alla comunità. Raccontare da dove veniamo significa raccontare anche una parte della trasformazione economica e sociale del nostro Paese: il mondo dell’autotrasporto, l’industrializzazione, il lavoro, l’evoluzione tecnologica e, più recentemente, la crescente attenzione verso l’ambiente e la sostenibilità».
La nascita e la filosofia della Collezione
Come è nata l’idea della Collezione Marazzato e da dove deriva questa passione per la conservazione dei veicoli storici?
Alberto Marazzato: «La Collezione nasce prima di tutto da una storia personale. Fu nostro padre Carlo ad avviare, a partire dagli anni Duemila e poi in maniera sempre più strutturata dal 2010, la ricerca e il recupero dei mezzi che avevano accompagnato la vita lavorativa di nostro nonno Lucillo e, più in generale, la storia dell’autotrasporto italiano. All’inizio c’era soprattutto il desiderio di ritrovare i camion legati alle origini della famiglia. Alcuni mezzi hanno infatti un significato particolarmente simbolico: dal Moto Guzzi Ercole utilizzato da Lucillo quando lavorava nella consegna del pane in Valle d’Aosta, al Fiat 680 N con cui iniziò l’attività in proprio, fino all’Isotta Fraschini D80 che rappresentava uno dei camion che più aveva desiderato.
Con il tempo, però, quella ricerca familiare si è trasformata in qualcosa di molto più ampio. Carlo comprese che questi veicoli non raccontavano soltanto la storia Marazzato: raccontavano la storia del lavoro e dell’industria italiana. Dietro ogni camion ci sono infatti aziende, progettisti, carrozzieri, autisti, officine, territori e trasformazioni sociali. Ci sono la ricostruzione del dopoguerra, il boom economico, la meccanizzazione dell’agricoltura, lo sviluppo delle infrastrutture e l’evoluzione del trasporto.
Oggi la Collezione riunisce centinaia di veicoli e continua a crescere attraverso attività di ricerca, acquisizione, recupero e restauro. L’obiettivo, però, non è semplicemente conservare dei mezzi all’interno di un capannone. Vogliamo che questo patrimonio possa essere vissuto. Per questo a Stroppiana cerchiamo sempre più di affiancare all’esposizione tradizionale visite guidate, documenti e materiali d’archivio, mezzi funzionanti, testimonianze, incontri con esperti e nuove tecnologie. Un esempio è il progetto di realtà virtuale “Vivi la Storia”, che permette al visitatore di entrare idealmente a bordo di un mezzo storico e ritrovarsi nel contesto in cui quel veicolo avrebbe realmente operato. È un modo per trasformare il camion da semplice oggetto da osservare a strumento attraverso cui comprendere un’epoca».
I progetti futuri e il Museo 2026
Guardando avanti, quali sono i progetti in corso e quali iniziative sono previste per il futuro della Fondazione?
Alberto Marazzato: «Guardando al futuro, la Fondazione Marazzato sta lavorando a un’evoluzione importante del proprio progetto culturale, con l’obiettivo di rendere la Collezione e gli spazi di Stroppiana sempre più accessibili, attivi e aperti a pubblici differenti. Uno dei passaggi principali sarà l’apertura del Museo Marazzato, prevista a partire da novembre 2026, che consentirà di strutturare in modo continuativo la fruizione della Collezione, valorizzando non solo i veicoli storici, ma anche le storie, le tecnologie e le trasformazioni sociali e produttive che essi hanno rappresentato nel corso del ‘900.
Parallelamente, stiamo sviluppando un’offerta di experiences e attività dedicate a gruppi, aziende e visitatori, costruite intorno alla Collezione e al territorio. L’obiettivo è affiancare alla visita museale esperienze capaci di mettere in relazione motorismo storico, paesaggio, cultura locale ed eccellenze del Vercellese, attraverso itinerari, attività a bordo dei mezzi e proposte tematiche personalizzabili.
Un altro progetto rilevante che ci ha impegnato nell’ultimo anno è stato il rinnovamento degli spazi della sede di Stroppiana, che sono ora a disposizione anche di soggetti terzi per l’organizzazione di eventi, incontri e iniziative aziendali. Il complesso comprende una sala conferenze da 100 posti, una sala dedicata alla produzione di podcast e contenuti multimediali, una sala showroom con una capienza fino a circa 600 persone e una grande area verde esterna. La Fondazione punta così a valorizzare il proprio patrimonio anche attraverso una nuova funzione di luogo di incontro, relazione e cultura d’impresa.
Particolare attenzione sarà inoltre dedicata alle scuole di diverso ordine e grado, con programmi di visita, laboratori e attività formative. I veicoli storici diventeranno strumenti attraverso cui approfondire temi come l’evoluzione dei trasporti, il territorio, la sostenibilità e la sicurezza stradale. La prospettiva è quindi quella di trasformare progressivamente la Fondazione in un polo culturale attivo durante tutto l’anno, capace di coniugare conservazione del patrimonio, educazione, innovazione, turismo culturale ed esperienze, rafforzando al tempo stesso il rapporto con il territorio e con le sue comunità».
La sinergia con il Circolo delle Imprese
Venendo all’evento del 15 ottobre, come è nata la collaborazione con il Circolo delle Imprese e quale valore aggiunto porta alla Fondazione?
Alberto Marazzato: «Abbiamo conosciuto il Circolo delle Imprese partecipando ad alcuni degli eventi da loro organizzati, occasioni nelle quali abbiamo potuto apprezzare la qualità delle iniziative proposte, il livello degli ospiti coinvolti e l’attualità dei temi affrontati. Da queste esperienze è nata in modo naturale l’idea di avviare una collaborazione e di ospitare uno degli appuntamenti del Circolo presso la nostra Fondazione. Abbiamo scelto di dedicare l’incontro al tema dell’automotive, un ambito di grande attualità e particolarmente coerente con l’identità della Fondazione e con il patrimonio rappresentato dalla Collezione Marazzato.
Per noi questa collaborazione ha un valore importante perché interpreta bene uno degli obiettivi della Fondazione: fare di Stroppiana non soltanto un luogo dedicato alla conservazione della memoria storica, ma anche uno spazio aperto al confronto, alla cultura d’impresa e alla condivisione di idee. La sinergia con il Circolo delle Imprese ci permette inoltre di mettere in relazione il nostro patrimonio con temi contemporanei e con il tessuto imprenditoriale del territorio, creando occasioni di incontro tra storia, innovazione e futuro. È proprio attraverso collaborazioni di questo tipo che la Fondazione può rafforzare il proprio ruolo come luogo capace di generare relazioni e nuove opportunità di dialogo».
Caterina Romanello
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