per Forlì-Cesena oltre 3,7 milioni e 56 nuovi posti


In Emilia-Romagna il 45,9% dei bambini tra zero e tre anni frequenta i servizi per la prima infanzia nell’anno educativo 2026-27: la regione supera così, con quattro anni di anticipo, il traguardo del 45% fissato dall’Unione europea per il 2030. Sono 38.649 i bambini che accedono a un nido o a un servizio educativo. I dati sono stati presentati a Bologna dall’assessora al Welfare, Politiche per l’infanzia e Scuola, Isabella Conti, e dall’assessore al Bilancio, Montagna e Aree interne, Davide Baruffi.

“La Regione interviene su due leve – commenta la consigliera regionale del Partito democratico Valentina Ancarani -: abbassare o azzerare le rette e aumentare i posti per ridurre le liste d’attesa. Nel forlivese le risorse sono distribuite su dodici Comuni: oltre 545mila euro e 102 posti a Forlì, gli altri 236 posti tra i Comuni del comprensorio. Nei territori montani e nelle aree interne il nido è gratuito per le famiglie con Isee fino a 40mila euro, negli altri Comuni le rette si riducono per chi ha un Isee fino a 26mila euro. Un nido accessibile, soprattutto nei piccoli Comuni, aiuta a conciliare vita e lavoro e sostiene l’occupazione femminile. Con 37,2 milioni stanziati e il 45,9% dei bambini sotto i tre anni nei servizi educativi, l’Emilia-Romagna ha raggiunto con quattro anni di anticipo l’obiettivo europeo del 2030. Questa misura indica la direzione: continuare a investire perché nessuna famiglia debba rinunciare al nido per ragioni economiche”.

“È un’iniziativa importante, che conferma la scuola pubblica come priorità della nostra politica regionale – conclude la consigliera -. Frequentare il nido e la scuola dell’infanzia è per ogni bambina e ogni bambino un’opportunità di crescita, di benessere e di sviluppo cognitivo, oltre che di socialità. Voglio sottolinearlo ricordando Giancarlo Cerini, che diceva che l’educazione è un diritto universale e che la possibilità di frequentare il nido non può dipendere dal territorio e dalle condizioni in cui si nasce”.

Gli investimenti regionali

Il risultato è sostenuto da un investimento significativo attraverso il programma regionale di fondi europei Fse+, salito dai 24 milioni di euro del 2022 agli attuali 37 milioni e 187mila euro, con un incremento del 55%. Di queste risorse, 29,7 milioni sono destinati all’abbattimento delle rette, di cui 13 milioni 621.608 euro specificamente per i Comuni montani e le aree interne, e 7,4 milioni all’ampliamento dell’offerta per ridurre le liste d’attesa.

Con il nuovo bando regionale sono stati sostenuti complessivamente 6.956 posti in 233 Comuni e Unioni: 5.564 con abbattimento delle rette, 924 nuovi posti (con un incremento del 27% rispetto all’anno precedente) e 468 posti consolidati. Nei territori montani e nelle aree interne sono stati sostenuti 3.016 posti, con gratuità del servizio per le famiglie con Isee fino a 40mila euro. Nei restanti Comuni è stata garantita una riduzione delle rette per i nuclei familiari con Isee fino a 26mila euro.

“Il superamento, con largo anticipo, del traguardo europeo di copertura degli asili nido racconta la scelta della Regione di investire con continuità nei nidi come infrastruttura fondamentale per la crescita dei bambini, il sostegno alle famiglie e la qualità del futuro – spiegano Conti e Baruffi -. L’incremento degli investimenti e l’attenzione al doppio investimento, sull’abbattimento delle rette e sulla creazione di nuovi posti, rafforzano l’accesso ai servizi e garantiscono opportunità educative diffuse e di qualità per tutte e tutti i bambini, indipendentemente dal contesto territoriale e socioeconomico di provenienza. L’abbattimento delle rette nei Comuni montani e nelle aree interne ha consentito una forte diffusione dei servizi, rivelandosi strumento indispensabile per contrastare lo spopolamento, sostenere la permanenza delle famiglie e favorire nuovi arrivi. In Emilia-Romagna, dove l’educazione nella primissima infanzia è da sempre il pilastro di un modello sociale riconosciuto in tutta Europa, nessuna bambina e nessun bambino deve rinunciare al nido perché non c’è posto o perché è troppo caro”.

“È questa – proseguono gli assessori Conti e Baruffi – la direzione che ci siamo dati e su cui continueremo a investire. La nuova sfida ora è consolidare una rete educativa sempre più qualificata, flessibile, accessibile e integrata. Sappiamo ormai con certezza, grazie a numerose ricerche internazionali, che la frequentazione precoce dei servizi educativi ha effetti positivi duraturi sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale, promuove autonomia, autostima e capacità relazionali. Ed è per questo che, insieme agli enti territoriali, vogliamo garantire la più ampia partecipazione possibile, affinché ogni bambina e ogni bambino, a prescindere dal contesto di partenza, possa contare su pari opportunità di crescita e di futuro. Sostenendo al contempo la conciliazione tra vita e lavoro e l’occupazione femminile, con benefici che riguardano l’intera comunità”.

I dati per provincia

Il maggiore investimento riguarda la città metropolitana di Bologna, con 10 milioni e 45.134 euro destinati a 226 nuovi posti. Seguono la provincia di Modena con 5 milioni e 934.060 euro e 192 nuovi posti, e la provincia di Reggio Emilia con 4 milioni e 41.576 euro per 51 nuovi posti. A Parma lo stanziamento è di 3 milioni e 565.782 euro con 96 nuovi posti; a Forlì-Cesena di 3 milioni e 752.892 euro con 56 nuovi posti; a Ferrara di 3 milioni e 122.064 euro con 54 nuovi posti. La provincia di Ravenna dispone di 2 milioni e 646.270 euro per 84 nuovi posti, Rimini di 2 milioni e 453.814 euro per 81 nuovi posti, Piacenza di 1 milione e 625.184 euro per 84 nuovi posti.

A queste risorse si affiancano gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La rete regionale conta oggi 1.291 servizi tra nidi pubblici, convenzionati e privati, distribuiti su tutto il territorio. Il tasso di saturazione dell’88,4% segnala una domanda in costante crescita e un utilizzo pressoché pieno dei posti disponibili.


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