Il Chat Control vuole trasformare l’Europa nell’Eurasia di George Orwell


Il Parlamento europeo ha rinnovato il Chat Control 1.0, tramite una deroga temporanea che consente alle aziende tecnologiche di analizzare i messaggi privati non crittografati dei cittadini europei. Motivo ufficiale: andare a caccia di materiale pedopornografico.

I colossi tecnologici potranno continuare a scansionare i messaggi delle chat autonomamente e, soprattutto, senza un ordine della magistratura.

Il via libera alla conferma della norma è arrivato al termine di un iter particolarmente contestato. Nei mesi scorsi il Parlamento europeo aveva infatti già respinto la proroga del provvedimento, ma il Consiglio dell’Unione europea ha riproposto un nuovo testo (praticamente uguale al precedente) attraverso una procedura d’urgenza su iniziativa della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Procedura che l’Aula ha successivamente approvato, consentendo di anticipare il voto all’ultima sessione plenaria prima della pausa estiva. Giovedì 9 luglio una mozione per respingere la posizione del Consiglio dell’Unione europea sulla proroga del Chat Control 1.0 ha ottenuto 314 voti favorevoli, 276 contrari e 17 astensioni; si è quindi espressa una maggioranza semplice, e non assoluta, dei votanti contro il provvedimento. Ma, trattandosi di una seconda lettura della norma, il rigetto avrebbe richiesto la maggioranza assoluta dell’intero Parlamento: almeno 361 dei 720 eurodeputati.

Tra i sostenitori della facoltà dello Stato di poter controllare senza limiti le comunicazioni dei cittadini spicca innanzitutto Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, oltre a Tomas Tobé, vicepresidente del Partito popolare europeo, di cui fanno parte Forza Italia e Noi Moderati. Il provvedimento ha ricevuto il plauso anche dai colossi tecnologici Google, LinkedIn, Microsoft, Snapchat, TikTok e Meta, che hanno spiegato di poter utilizzare il cosiddetto hash matching, una tecnica che impiega «impronte digitali irreversibili» dei file per identificare contenuti illegali già noti.

«Qui non si sta più parlando di catturare i criminali; è una vera e propria sorveglianza di massa imposta a tutti i 450 milioni di cittadini europei» commenta l’associazione FightChatControl, che sottolinea: «la normativa comporterà l’esecuzione della «scansione di massa dei messaggi privati senza mandato della magistratura almeno fino al 2028».

La norma ha sollevato feroci contestazioni, soprattutto perché il voto si è svolto nell’ultima sessione plenaria prima della pausa estiva, ovvero quando l’assenza di numerosi eurodeputati ha reso ancora più difficile raggiungere il numero di voti necessario per bloccare il testo. Tra le voci più critiche spicca Patrick Breyer, attivista per i diritti civili ed ex eurodeputato, che ha ribadito di «respingere nella maniera più assoluta» un approccio basato su un monitoraggio così invasivo. «Cercare di tutelare i bambini attraverso una sorveglianza di massa e senza alcun sospetto alla base è come voler asciugare il pavimento mentre il rubinetto è ancora aperto […] Abbiamo bisogno di più protezione per i bambini, ma di una protezione efficace, non di questa illusione di sicurezza». Breyer contesta inoltre come il provvedimento sia stato approvato attraverso una procedura d’urgenza, strumento riservato unicamente a nuove proposte legislative e non a testi già respinti dal Parlamento europeo. E aggiunge: «il fatto che il Chat Control proceda contro la volontà della maggioranza degli eurodeputati che hanno votato è una farsa che danneggia la democrazia. […] L’approvazione di una vera e propria normativa per la protezione dei bambini è ora seriamente a rischio».

Anche il partito conservatore spagnolo Vox ha annunciato di aver votato contro il provvedimento, precisando di aver presentato un emendamento che escluderebbe almeno per il momento dalle nuove normative le chat protette da crittografia end-to-end, come WhatsApp, Signal e iMessage: «Grazie all’approvazione del nostro emendamento per proteggere, almeno per ora, la crittografia delle conversazioni personali, la legge non entrerà immediatamente in vigore e dovrà essere validata dal Consiglio, ma non c’è nulla da festeggiare: è stato commesso un vero e proprio attacco alla libertà».

Critiche anche dal gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, che il 7 luglio ha dichiarato: «Il Parlamento europeo ha votato contro due volte, ma la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha deciso di farlo passare con una procedura d’urgenza. Questa non è democrazia. Se un voto non piace a lei o al suo gruppo politico, non può semplicemente decidere di votare di nuovo finché non passa».

«Chat Control? No, grazie. Difendiamo la privacy e la libertà dei cittadini, combattendo i criminali con strumenti efficaci, non con la sorveglianza di massa» ha commentato in Italia Matteo Salvini.

Il Chat Control 1.0 apre la strada al provvedimento a dir poco orwelliano denominato Chat Control 2.0, che darà invece in modo permanente allo Stato il potere, sempre senza autorizzazione giudiziaria (se il testo non verrà emendato), di obbligare arbitrariamente le aziende tecnologiche a scansionare anche i messaggi crittografati end to end, azzerando così la riservatezza delle comunicazioni online.

Il Chat Control 2.0 si trova attualmente nella fase di cosiddetto trilogo: il negoziato tra Parlamento europeo, Commissione europea e Consiglio dell’Unione europea, che rappresenta i Governi degli Stati membri. Se al termine di questa fase verrà raggiunto un accordo, il testo dovrà essere formalmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio e successivamente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Trattandosi di un normativa di Bruxelles, una volta entrata in vigore sarà direttamente applicabile in tutti i 27 Stati membri, senza la necessità di essere recepita come legge nazionale; gli Stati dovranno comunque adottare gli eventuali provvedimenti necessari per la sua attuazione, come la designazione delle autorità competenti e, ove previsto, la disciplina delle sanzioni.




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 Redazione ETI

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