Gli incendi che hanno colpito Francia e Spagna nell’estate 2026 non sono stati un evento eccezionale, ma il risultato di condizioni climatiche rese molto più probabili dal riscaldamento globale.
Non è stata una semplice stagione degli incendi, ma un punto di svolta. L’estate 2026 rischia infatti di entrare negli archivi come uno degli anni più devastanti per gli incendi boschivi nell’Europa occidentale. Tra Francia e Spagna sono andati in fumo centinaia di migliaia di ettari di territorio, migliaia di abitazioni sono state distrutte e oltre 300.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Secondo la nuova analisi di World Weather Attribution (WWA), il cambiamento climatico causato dalle attività umane ha avuto un ruolo determinante nel creare le condizioni meteorologiche estreme che hanno alimentato questi roghi.
Gli studiosi parlano di un cambiamento ormai misurabile: nel clima attuale condizioni favorevoli a incendi di questa intensità sono almeno due volte più probabili nel sud-ovest della Francia e almeno venti volte più probabili nella Spagna centrale rispetto all’epoca preindustriale. Si tratta inoltre di stime definite prudenti dagli stessi ricercatori.
Dall’inverno piovoso alla “polveriera”: il meccanismo del weather whiplash
Uno degli aspetti più significativi emersi dal rapporto è il cosiddetto weather whiplash, il “colpo di frusta meteorologico”, una rapida successione di condizioni climatiche opposte che aumenta drasticamente il rischio di incendi.
L’inizio del 2026 è stato caratterizzato da precipitazioni abbondanti che hanno favorito una crescita eccezionale della vegetazione. In alcune aree della Spagna le piogge hanno superato del 175% la media stagionale. Quella che inizialmente poteva sembrare una notizia positiva si è trasformata però in un fattore di rischio.
Dalla tarda primavera sono infatti arrivate ondate di calore consecutive, accompagnate da una siccità precoce. Le temperature elevate hanno rapidamente prosciugato i suoli e disseccato la vegetazione cresciuta durante i mesi umidi, trasformandola in una grande quantità di combustibile altamente infiammabile. È questa concatenazione di eventi, spiegano gli scienziati, ad aver creato le condizioni ideali per incendi estremamente violenti.
Incendi sempre più frequenti
Per misurare la gravità delle condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi, i ricercatori hanno utilizzato il Daily Severity Rating (DSR), un indicatore derivato dal Canadian Fire Weather Index che tiene conto di temperatura, umidità, vento, precipitazioni e stato del territorio, stimando quanto sia difficile controllare un incendio una volta innescato.
I risultati indicano che eventi di questa intensità non possono più essere considerati eccezionali. Nel clima attuale, condizioni analoghe hanno un tempo di ritorno di circa vent’anni nel sud-ovest della Francia e addirittura di sei anni nella Spagna centrale.
Secondo gli autori dello studio, questo significa che episodi di questo tipo rischiano di diventare parte della nuova normalità climatica.
Un’estate di incendi senza precedenti
Le conseguenze sono state particolarmente pesanti. In Spagna, solo nel mese di luglio, sono bruciati circa 140.000 ettari di territorio, mentre in Francia dall’inizio dell’anno gli incendi hanno già interessato circa 115.000 ettari. Alcuni roghi hanno raggiunto dimensioni tali da generare un proprio sistema meteorologico, rendendo estremamente difficile il lavoro delle squadre antincendio.
Gli incendi hanno provocato almeno tre vittime, distrutto migliaia di abitazioni e costretto oltre 300.000 persone all’evacuazione.
Non è solo il clima: pesa anche la gestione del territorio
Il rapporto evidenzia come il cambiamento climatico non sia l’unico elemento in gioco. Negli ultimi decenni la superficie bruciata in Europa era generalmente diminuita grazie a sistemi di prevenzione e spegnimento sempre più efficaci. Tuttavia questa maggiore capacità di intervenire rapidamente sui piccoli incendi ha favorito, nel tempo, l’accumulo di materiale combustibile nei boschi. Quando oggi si verificano condizioni meteorologiche estreme, questo combustibile alimenta incendi che possono diventare rapidamente ingestibili.
Anche le caratteristiche del territorio hanno contribuito ad aumentare la vulnerabilità. In Francia vaste superfici sono occupate da foreste artificiali di pino, caratterizzate da un’elevata densità e da una lettiera di aghi particolarmente infiammabile, condizioni che facilitano la propagazione delle fiamme tra le chiome. In Spagna, invece, lo spopolamento delle aree rurali ha favorito un’espansione incontrollata delle superfici forestali e un aumento della densità della vegetazione.
L’altra emergenza: il fumo e la qualità dell’aria
Gli effetti degli incendi non si limitano alle aree percorse dalle fiamme. Secondo il rapporto, gli incendi hanno provocato enormi emissioni di carbonio e una grave crisi della qualità dell’aria. I pennacchi di fumo hanno trasportato particolato fine fino a 400 chilometri di distanza dai fronti del fuoco.
Nell’area di Bordeaux i livelli di PM2.5 hanno raggiunto concentrazioni fino a venti volte superiori rispetto alla soglia considerata di “qualità dell’aria discreta” in Europa, mentre in Spagna le autorità hanno invitato circa 100.000 persone a rimanere al chiuso per limitare l’esposizione al fumo.
Gli scienziati sottolineano come questi incendi abbiano colpito territori densamente popolati, amplificando gli effetti sanitari e sociali dell’emergenza.
Un segnale per l’adattamento climatico
Secondo World Weather Attribution, quanto accaduto nell’estate 2026 rappresenta un esempio di rischi climatici concatenati: piogge eccezionali, crescita della vegetazione, siccità precoce e ondate di calore si sono susseguite creando condizioni favorevoli a incendi di eccezionale intensità.
Per gli autori dello studio, il cambiamento climatico sta aumentando la probabilità che questa combinazione di fattori si verifichi sempre più spesso. Da qui l’appello ad accelerare sia la riduzione delle emissioni climalteranti sia le strategie di adattamento, rafforzando prevenzione, gestione del territorio e capacità di risposta agli incendi sempre più estremi.
Fonte: WWA
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Silvia Romano
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