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(Tecnologia) – In occasione dell’International Repair Day, che si celebra sabato 17 ottobre e giunge quest’anno alla decima edizione, torna al centro dell’attenzione il tema della durata dei prodotti, della manutenzione e del riuso. Nel 2025 l’iniziativa ha coinvolto oltre 3.500 eventi in 50 Paesi; il tema scelto per il 2026, “Repair brings us together”, mette al centro anche il valore sociale della condivisione delle competenze.

Quello che per anni è rimasto ai margini dell’economia dell’elettronica sta assumendo una dimensione molto più ampia: ambientale, industriale, economica e sempre più normativa. Dietro cacciaviti, ricambi e laboratori c’è ormai una questione globale che riguarda il ciclo di vita dei dispositivi, il costo delle sostituzioni, la disponibilità dei componenti e la quantità crescente di rifiuti elettronici prodotti ogni anno.

Secondo il Global E-waste Monitor di ITU e UNITAR, nel 2022 il mondo ha generato 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Soltanto il 22,3% è stato documentato come correttamente raccolto e riciclato e, senza un cambio di traiettoria, nel 2030 si potrebbe arrivare a 82 milioni di tonnellate. Tra le cause indicate dal rapporto figurano anche cicli di vita più brevi dei prodotti e possibilità di riparazione ancora limitate.

In Europa il diritto alla riparazione è diventato una regola

L’International Repair Day 2026 cade in un momento particolare per l’Europa. Dal 31 luglio 2026 sono entrate nella fase applicativa le nuove norme europee sul diritto alla riparazione. Per i prodotti tecnicamente riparabili secondo la normativa europea, il consumatore può chiedere al produttore un intervento gratuito o a un prezzo ragionevole e in tempi ragionevoli. Se, durante il periodo di responsabilità legale, sceglie la riparazione anziché la sostituzione, la garanzia viene estesa di almeno dodici mesi. La normativa punta inoltre a rendere più accessibili informazioni sui servizi di assistenza e ricambi a prezzi ragionevoli. Nel 2027 dovrebbe diventare operativa una piattaforma europea destinata a facilitare l’incontro tra consumatori e riparatori. La Commissione stima che le nuove regole possano generare 4,8 miliardi di euro di crescita e investimenti nell’UE.

A spiegare la dimensione del fenomeno arrivano anche i dati pubblicati da Eurostat il 14 ottobre. Nel 2024 nell’Unione europea sono stati immessi sul mercato 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche per abitante, mentre i rifiuti elettronici raccolti si sono fermati a 12,3 chilogrammi pro capite. Dal 2015 la quantità di apparecchiature immesse sul mercato è aumentata del 79%.

La riparazione vale miliardi

Nell’analisi d’impatto che ha accompagnato la normativa europea, la Commissione ha stimato che il pacchetto di misure possa produrre nell’arco di quindici anni 176,5 miliardi di euro di risparmi per i consumatori, pari in media a circa 25 euro l’anno per consumatore. La stessa valutazione prevede 4,8 miliardi di euro di crescita e investimenti e un saldo positivo di circa 8.900 posti di lavoro. Si tratta di proiezioni legate agli effetti attesi della normativa, non di risultati già realizzati.

Il significato economico è rilevante perché la riparazione non elimina necessariamente valore: lo sposta. Una parte della spesa che sarebbe destinata all’acquisto anticipato di un nuovo prodotto può trasferirsi verso laboratori, componentistica, logistica, diagnostica, ricondizionamento e mercato dell’usato. Secondo la valutazione europea, la diminuzione delle vendite di alcuni prodotti nuovi sarebbe accompagnata da una crescita dell’attività e dell’occupazione nel settore delle riparazioni, mentre i risparmi dei consumatori potrebbero essere reimmessi nell’economia.

Esiste poi il valore fisico contenuto negli oggetti. I rifiuti elettronici generati nel mondo nel 2022 incorporavano metalli per circa 91 miliardi di dollari, tra cui 19 miliardi di rame, 15 miliardi di oro e 16 miliardi di ferro. Attraverso i sistemi documentati di riciclo sono state recuperate materie prime secondarie per circa 28 miliardi di dollari.

Il caso Acer: quando il post-vendita diventa infrastruttura

Secondo i dati diffusi dall’azienda, Enfinitec, società del gruppo Acer specializzata nei servizi post-vendita, gestisce nell’area EMEA oltre 1,8 milioni di riparazioni al mese, attraverso sette centri specializzati e più di 100 partner. La rete comprende strutture in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca e dispone complessivamente di circa 50.000 metri quadrati di infrastrutture. A queste si aggiungono dieci contact center internazionali, operativi in 28 Paesi e in grado di assistere gli utenti in 22 lingue attraverso telefono, e-mail, chat e servizi cloud.

Le attività comprendono manutenzione, gestione dei ricambi, logistica, recupero e ricondizionamento di prodotti Acer e di altri marchi, fino ad apparecchi domestici e mezzi per la mobilità come eScooter ed eBike. Uno dei nodi principali della rete è l’hub logistico di Wrocław, in Polonia, dove viene centralizzata la disponibilità dei componenti. Un elemento meno visibile rispetto al lancio di un nuovo dispositivo, ma determinante per decidere se un prodotto verrà riparato oppure sostituito: avere il ricambio necessario disponibile in tempi compatibili con le esigenze del cliente. Acer indica per la propria rete tempi medi di riparazione inferiori a cinque giorni.

È anche un cambio di prospettiva sul significato del post-vendita. L’assistenza non interviene più soltanto quando un prodotto si rompe, ma può diventare parte di una catena che comprende manutenzione, riparazione, seconda vita e, infine, recupero delle risorse. “Prolungare la vita utile dei prodotti tecnologici è un elemento importante di un modello di consumo più sostenibile”, afferma Massimiliano Rossi, Vicepresidente PBU e Assistenza presso Acer EMEA. “Rendere gli articoli più facili da riparare e aggiornare, garantire la disponibilità di ricambi e servizi di assistenza e favorire il ricondizionamento significa prolungarne la vita utile, ridurre gli sprechi e valorizzare le risorse già impiegate per produrli. È questo l’approccio con cui Acer promuove un modello di economia circolare, che coinvolge l’intero ciclo di vita dei prodotti”.

Francia, sapere quanto è riparabile prima dell’acquisto

Tra i Paesi europei, la Francia ha introdotto uno degli strumenti più riconoscibili, infatti su diverse categorie di prodotto è obbligatorio mostrare un indice di riparabilità da zero a dieci, visibile accanto al prezzo al momento dell’acquisto. Nel calcolo entrano elementi come documentazione, possibilità di smontaggio, disponibilità e prezzo dei ricambi. Per alcune categorie il sistema ha iniziato inoltre a evolvere verso un più ampio indice di durabilità, che considera non soltanto la possibilità di intervenire sul prodotto, ma anche affidabilità e aspettativa di vita. Il principio è spostare la decisione ancora più a monte: non chiedersi soltanto se un dispositivo rotto possa essere aggiustato, ma permettere al consumatore di conoscere già al momento dell’acquisto quanto sarà semplice mantenerlo in funzione.

Negli Stati Uniti il diritto cambia da Stato a Stato

Negli Stati Uniti il percorso è differente perché non esiste un’unica disciplina federale generale paragonabile al modello europeo per tutta l’elettronica di consumo. Le iniziative più significative sono arrivate dai singoli Stati.

New York ha introdotto il Digital Fair Repair Act, mentre California, Minnesota e Oregon hanno adottato proprie normative. L’Oregon ha affrontato anche il tema del cosiddetto parts pairing, cioè l’associazione digitale tra un componente e uno specifico dispositivo, una pratica che in determinate condizioni può rendere più difficile utilizzare ricambi compatibili.

Il problema illustra bene quanto la riparabilità contemporanea non dipenda più soltanto dalla possibilità di raggiungere fisicamente una vite o una batteria. Un componente può essere perfettamente funzionante dal punto di vista hardware e avere comunque bisogno di procedure software, calibrazioni o autorizzazioni digitali.

Canada, quando la riparazione incontra il software

Anche il Canada ha affrontato questa sovrapposizione tra hardware e software. Nel novembre 2024 è diventata legge una modifica al Copyright Act che consente, nelle condizioni previste dalla normativa, di aggirare una misura tecnologica di protezione quando l’operazione viene effettuata esclusivamente per diagnosticare, mantenere o riparare determinati prodotti. È un passaggio significativo perché riconosce che aprire un involucro e sostituire un pezzo può non essere più sufficiente. Per rendere realmente riparabile un dispositivo può essere necessario poter interagire anche con il codice che ne governa il funzionamento.

La tutela non procede ovunque alla stessa velocità. In molti Paesi non esiste ancora un diritto generale alla riparazione paragonabile a quello europeo e il tema resta affidato a norme settoriali o a proposte ancora in discussione. In Brasile, ad esempio, nel 2026 sono stati presentati progetti di legge specifici per introdurre obblighi di durabilità e diritto alla riparazione per smartphone, tablet, notebook e altri dispositivi elettronici portatili. Le proposte risultano però ancora in iter parlamentare.

Il risultato è un panorama globale nel quale disponibilità dei ricambi, accesso ai manuali, libertà di utilizzare riparatori indipendenti e possibilità di superare blocchi software possono cambiare sensibilmente da un mercato all’altro. Ma la riparabilità non dipende soltanto dalle norme: comincia già nel momento in cui un prodotto viene progettato.

Contano quindi l’accessibilità dei componenti, la possibilità di sostituire le parti soggette a usura, la disponibilità della documentazione tecnica, il prezzo dei ricambi e la durata del loro approvvigionamento. È su questo terreno che Acer colloca alcune delle proprie gamme professionali, come TravelMate e Veriton, progettate, secondo l’azienda, con viti standard e strutture interne accessibili per facilitare manutenzione e sostituzione dei componenti. A questo si affiancano ricambi originali, servizi di assistenza dedicati e guide per la manutenzione. Quando invece un dispositivo esce dalla sua prima vita commerciale, la rete Enfinitec può indirizzarlo, quando le condizioni lo consentono, verso il ricondizionamento, la rimessa in servizio o programmi di donazione. Soltanto successivamente entra in gioco il recupero delle risorse.

Il caso Enfinitec mostra come il post-vendita stia evolvendo da semplice servizio di assistenza a una vera infrastruttura industriale, nella quale logistica, disponibilità dei ricambi, manutenzione, ricondizionamento e recupero dei prodotti diventano parti dello stesso ciclo. Per Acer, questo significa estendere il rapporto con il dispositivo ben oltre il momento della vendita, intervenendo sulle fasi successive della sua vita utile e cercando di ridurre la sostituzione anticipata quando un prodotto può ancora essere mantenuto, riparato o rimesso in circolazione. Il tema assume un rilievo ulteriore considerando che ogni anno nel mondo vengono generate decine di milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, contenenti materie prime per miliardi di dollari. Riparazione, riuso e ricondizionamento diventano così non soltanto strumenti per ridurre l’impatto ambientale, ma attività capaci di conservare più a lungo il valore economico già incorporato nei prodotti.


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