i costi nascosti mettono in crisi il modello produttivo


L’olivicoltura tradizionale della provincia di Jaén, cuore della produzione mondiale di olio di oliva, si trova di fronte a una crisi che va oltre le oscillazioni del mercato e gli effetti del cambiamento climatico. A essere messo in discussione è il modello produttivo che per decenni ha consentito la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole grazie al lavoro familiare non remunerato, al forte radicamento territoriale e alla trasmissione ereditaria delle piccole proprietà.

Secondo una recente ricerca, questo equilibrio non è più sostenibile. L’invecchiamento degli agricoltori, le difficoltà del ricambio generazionale e la crescente concorrenza internazionale impongono una profonda revisione dell’organizzazione delle aziende olivicole, fondata su una valutazione più realistica dei costi di produzione.

Il divario tra costi apparenti e costi reali

Lo studio evidenzia come molte aziende ritengano di essere economicamente sostenibili perché, una volta sostenute le spese per carburante, fertilizzanti, trattamenti e altri input, rimane un margine positivo. Tuttavia, questa valutazione trascura elementi fondamentali quali il valore della manodopera familiare, il tempo dedicato dall’imprenditore e il costo opportunità del capitale immobilizzato nella terra.

Considerando tutti questi fattori, emerge un netto divario tra il costo apparente e quello reale di produzione. Mentre il primo si attesta intorno a 2,18 euro per chilogrammo di olio, il secondo raggiunge 4,98 euro/kg, più del doppio.

Una differenza che, secondo gli autori, spiega la crescente difficoltà ad attrarre nuove generazioni verso il settore: un’attività che remunera il lavoro dell’agricoltore ben al di sotto di altri comparti economici non rappresenta una prospettiva imprenditoriale sufficientemente attrattiva.

La frammentazione fondiaria aumenta i costi

Tra i principali fattori che compromettono la competitività dell’olivicoltura tradizionale figura la forte frammentazione delle proprietà.

Nella provincia di Jaén il 71% delle aziende agricole possiede meno di cinque ettari, mentre il 72% delle singole particelle agricole non supera un ettaro. Una configurazione che obbliga gli operatori a lavorare numerosi appezzamenti di piccole dimensioni, spesso distanti tra loro.

Le conseguenze economiche sono rilevanti. Il confronto tra una particella di 0,25 ettari e una di 3 ettari, considerata una dimensione ottimale, mostra un incremento del 22% dei costi di produzione, un aumento del 38% del tempo necessario per la manodopera e un consumo di carburante superiore del 46%, con un corrispondente incremento delle emissioni di anidride carbonica.

Le continue operazioni di trasferimento dei mezzi agricoli, le manovre e i tempi improduttivi incidono infatti in maniera significativa sulla redditività complessiva delle aziende.

L’alternanza produttiva amplifica la vulnerabilità

La ricerca evidenzia inoltre l’impatto dell’alternanza di produzione tipica dell’olivo.

Una diminuzione del raccolto del 50% può determinare un aumento del costo unitario compreso tra il 75 e l’80%, mentre un incremento equivalente della produzione consente di ridurre il costo per chilogrammo soltanto del 25-30%.

Questa asimmetria rende particolarmente vulnerabili gli oliveti tradizionali, soprattutto quelli in asciutto, già esposti alla volatilità dei prezzi dei mezzi tecnici e dell’energia.

OliCost misura il tempo per individuare le inefficienze

Per superare una gestione basata esclusivamente sull’esperienza empirica, lo studio propone l’utilizzo del metodo OliCost, una metodologia che analizza i costi di produzione partendo dall’impiego del tempo nelle diverse operazioni colturali.

Il sistema non si limita a contabilizzare le spese sostenute dall’azienda, ma misura le ore di lavoro richieste da ogni attività, valutando il tempo impiegato dai mezzi agricoli, le perdite dovute alle manovre, ai rifornimenti e agli spostamenti tra le parcelle.

Integrando queste informazioni con i costi degli input, gli oneri finanziari e il capitale investito, OliCost consente di stimare in maniera più accurata il costo effettivo di produzione dell’olio.

Una fotografia dettagliata dell’efficienza aziendale

La metodologia distingue quattro diversi livelli temporali: il Tempo Teorico, che rappresenta la massima efficienza raggiungibile; il Tempo Iniziale, dedicato alla preparazione delle attrezzature; il Tempo Pratico, che include le perdite dovute alle caratteristiche delle parcelle e alle manovre; e il Tempo Finale, che considera anche gli spostamenti tra gli appezzamenti.

Nelle aziende caratterizzate da una forte frammentazione il Tempo Finale può risultare anche due o tre volte superiore rispetto al Tempo Teorico, evidenziando come una parte consistente della giornata lavorativa venga assorbita non dalle operazioni agronomiche, ma dalla complessa organizzazione logistica.

Secondo gli autori, questa analisi consente finalmente di quantificare con precisione le inefficienze strutturali e di valutare possibili strategie di miglioramento, come l’accorpamento fondiario, la condivisione della meccanizzazione o la riconversione di parte delle superfici verso impianti più efficienti.

Una transizione ormai inevitabile

Lo studio conclude che il futuro dell’olivicoltura tradizionale passerà necessariamente attraverso una gestione sempre più professionale delle aziende. La competitività non dipenderà esclusivamente dall’andamento dei prezzi dell’olio di oliva, ma dalla capacità di conoscere i reali costi di produzione, ridurre le inefficienze organizzative e adottare modelli aziendali in grado di garantire redditività nel lungo periodo, preservando al tempo stesso il valore economico, sociale e paesaggistico degli oliveti tradizionali di Jaén.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 <a href="https://www.teatronaturale.it/autore/c-s-1.htm" class="autore">C. S.</a>

Source link

Di