«È un medico, può difendersi da sola»


PADOVA – Corteggiata, sedotta, conquistata, poi stregata, manipolata, aggredita e violentata. Per la giudice però ha gli strumenti per resistere, perché è una dottoressa affermata. Anzi, dovrebbe anche rivedere i suoi piani di lavoro per gestire il figlio nato proprio da quella relazione malata. Questa è solo una parte della storia di Aurora (nome di fantasia), 40enne medico padovana, colpevole solo di aver scelto di condividere una parte della sua vita all’estero con l’uomo sbagliato. Un uomo con cui poi ha anche avuto un bambino, di nemmeno 3 anni, diventato ulteriore motivo di scontro e di contesa.


Dall’altra parte c’è un uomo molto ricco, mediorientale di nascita con cittadinanza estera ed europea, 22 anni più grande di lei e una ricchezza costruita nell’ambito del mercato immobiliare e finanziario. Tutto questo però non è bastato alla giudice che ha tuttora in mano la causa civile per la gestione del bambino, la quale ha respinto quasi tutte le richieste della vittima, sostenendo che si tratti solo di litigi tra genitori. Intanto Aurora rimane priva di una concreta ed effettiva tutela da parte delle istituzioni a lottare quotidianamente con la paura di quello che potrebbe accadere ad opera di un uomo secondo lei violento e prepotente. 

La storia

Aurora conosce quest’uomo nel 2021, durante il periodo Covid e mentre lavora all’estero come medico: «Con me è sempre stato molto carino, mi portava la cena dopo il lavoro a casa, passavamo insieme del tempo di qualità in un momento storico come quello della pandemia, in cui non potevamo uscire – racconta a Il Gazzettino Aurora – .In quel momento già accadevano piccole cose, ma che ho collegato solamente dopo, quando poi sono iniziate le violenze». 

I due diventano una coppia, anche se con alti e bassi: lei vuole più stabilità, mentre lui sembra non sentirsela e quindi non inizia mai una vera e propria convivenza. Passano però gli anni e Aurora rimane incinta e da quel momento inizia il calvario: «Non ha mai dimostrato felicità per l’arrivo di questo bambino e mi ha accusato per mesi di averlo incastrato, di volere solo i suoi soldi, aggredendomi verbalmente quasi ogni giorni, fino ad una vera e propria violenza sessuale avvenuta mentre ero incinta – svela Aurora tra le lacrime – .Dopo quell’episodio, che io in quel momento ho deciso di non denunciare, sono tornata in Italia per partorire. Ma da quel momento la mia vita è diventata un inferno».

Aurora torna a Padova, va a vivere a casa dei suoi genitori, partorisce e con il loro aiuto si prende cura del piccolo appena nato. Ma l’ombra del padre e dell’ex si materializza nella città del Santo. L’uomo compra una casa difronte a quella dei genitori di Aurora e, al momento dell’iscrizione all’anagrafe, cambia il nome al bambino: «Lui e alcuni suoi collaboratori hanno filmato me, il bambino e anche i miei genitori più volte – continua la donna -. Si è scontrato più volte con loro, ha preso a pugni mio padre e insultato me e mia madre». Anche dagli atti delle udienze e dai testimoni, emerge come l’uomo si appostasse in un bar vicino per poter controllare gli spostamenti di Aurora.

Dopo l’ennesima aggressione avvenuta in questura, con la minaccia di «sottrarre il bambino con un volo privato» (riferisce Aurora anche in udienza), mentre i due erano lì per richiedere il passaporto per il bambino, lei viene intercettata dalla polizia e convinta a raccontare tutto e denunciare. Dalla questura parte un primo ammonimento, che non vale un divieto di avvicinamento, ma minaccia di farlo se i fatti dovessero ripetersi.

Mentre subito dopo Aurora viene nuovamente aggredita fisicamente. Nel frattempo Aurora ha ripreso a lavorare solo online, ma dall’estero la reclamano in presenza e l’avvisano che potrebbe perdere posto e carriera. Aurora però ci tiene e fa di tutto per non perderlo, perfino voli in giornata (alcuni con il figlio). A questo punto teme due cose: che l’uomo le sottragga il figlio e che debba rinunciare alla sua professione. La giudice infatti non l’ha autorizzata a tornare all’estero. 

Il tribunale

Si arriva davanti ad un giudice civile per ora (ma in piedi c’è anche una causa penale), che però sembra stravolgere i racconti di Aurora. In aula ci va anche lui, con un interprete. La prima scelta della giudice, nonostante la denuncia di violenze domestiche, aggressioni e minacce, è quella di revocare l’ordine di protezione, riducendo tutto ad una conflittualità tra ex, nonostante le numerose prove: «Niente sembra trovare sostegno probatorio nel pregresso comportamento del padre – scrive nell’ordinanza – oltre che nel suo contegno processuale, dato che lo stesso si è costituito in giudizio ed ha presenziato all’udienza con una propria interprete, nonostante la tardiva notificazione dell’atto introduttivo, vantando inoltre un proprio elevato livello socio-culturale, che lo renderebbe alieno da atti di inciviltà».

Ora Aurora non esclude di rivolgersi al Consiglio Superiore della Magistratura. Secondo lei non avrebbe tenuto conto delle aggressioni (durante le udienze due testimoni le hanno confermate). E la stessa giudice riporta le frasi dell’uomo che dimostrerebbero invece la sudditanza che lui avrebbe preteso da lei: «Non puoi essere uguale a me, se mi sei ubbidiente possiamo andare avanti. Altrimenti metti un milione di euro e ci comportiamo da eguali». Poi però scrive, riferendosi ad Aurora e motivando la revoca dell’ordine di protezione: «Lei è stata ed è in grado di rifiutare le condizioni suindicate». «Come fa a sostenere una tesi del genere se invece mi ha rovinato la vita. Mi sta dicendo che ho gli strumenti per resistere alle violenze», replica la donna. 

All’estero

In tutto questo c’è il capitolo lavoro. Aurora vorrebbe tornare all’estero con il figlio per continuare a svolgere la sua professione, ma per ora è bloccata qui e riesce a lavorare solo a distanza o facendo dei voli in giornata. Una volta avvisati i datori di lavoro, loro stessi le hanno consigliato di rivolgersi anche alle forze dell’ordine in quel paese. Cosa che Aurora ha fatto, tant’è che proprio il weekend scorso, l’uomo si trovava lì ed è stato arrestato per questo motivo.

Uscito su cauzione, ora però non può superare i confini, ma gestisce il figlio a Padova con un suo emissario che ieri, mentre Aurora ci parlava, portava a spasso il bambino per la città. Per la giudice però, parlando delle scelte di vita, dice di Aurora che: «Per superare l’attuale conflitto la madre deve eventualmente rivedere il suo progetto di vita professionale». «Ho trovato tutte le porte chiuse, nonostante si parli di un fenomeno così attuale. Voglio solo vivere in sicurezza» chiude Aurora piangendo.




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