Idroelettrico, niente gare per i piccoli impianti lo ha deciso la Corte europea. Granella (Dolomiti Energia): “Possibili riflessi anche sulle grandi derivazioni”


TRENTO. Con una recente sentenza, la Corte di giustizia europea ha stabilito che la direttiva Bolkestein (la 2006/123/CE) non si applica alle piccole derivazioni idroelettriche – agli impianti, quindi, con potenza uguale o inferiore a 3.000 kW – aprendo a nuovi scenari per quanto riguarda la gestione di un settore strategico nel contesto italiano.

 

I giudici Ue si sono infatti espressi nel merito di una particolare normativa della Regione Emilia Romagna, che prevedeva per i piccoli impianti che avevano beneficiato di incentivi la possibilità di estendere la concessione fino al termine del periodo incentivante, senza superare però i 30 anni previsti dalla normativa nazionale. Il governo aveva impugnato davanti alla Corte costituzionale la norma, interpretandola come, di fatto, un rinnovo automatico.

 

É in questo contesto che la Corte di giustizia europea si è espressa favorevolmente rispetto alla posizione delle autorità regionali dell’Emilia Romagna – in ogni caso, ora la norma dovrà comunque tornare alla Corte costituzionale – mettendo però in chiaro un principio di portata, potenzialmente, ben più ampia, e cioè che la produzione di energia elettrica va intesa non come un servizio ma come un bene, un prodotto.

 

Proprio per questo la Bolkestein, che riguarda principalmente il mercato interno dei servizi, non la vendita di prodotti in quanto tali, non andrebbe applicata agli impianti che hanno come attività principale la produzione di energia elettrica, quali le piccole derivazioni – e per le quali, in forza di quella direttiva, non sarebbe dunque obbligatorio ricorrere alle gare.

 

Il contenzioso in questo caso è su un aspetto ben preciso, ma la linea espressa dai giudici di Lussemburgo potrebbe a questo punto giocare un ruolo anche nella più ampia partita legata alle grandi concessioni – per le quali, da tempo, il governo sta trattando con Bruxelles per arrivare a delineare una “quarta via”, che garantisca un’assegnazione diretta delle concessioni al gestore uscente a fronte di un massiccio piano di investimenti.

 

Il tema è naturalmente molto sentito in Trentino e, più in generale, in tutti quei territori montani che possono contare su grandi derivazioni destinate, allo stato attuale, ad essere riassegnate nel giro di pochi anni.

 

Oltre alla Bolkestein ci sono comunque diversi altri aspetti che devono essere presi in considerazione per quanto riguarda la messa a gara delle grandi concessioni: in primis le norme europee che, come specificato nell’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, proteggono la libertà di stabilimento e quindi la libera concorrenza tra operatori dei vari Paesi. In altre parole, il rinnovo automatico non è possibile quando una concessione presenta un interesse transfrontaliero certo, cioè quando può realisticamente interessare un operatore di un altro Paese. Proprio qui piccoli e grandi impianti seguono strade diverse: per una piccola centralina di valle, quell’interesse è tutto da dimostrare; per una grande derivazione è pressoché scontato.

 

In secondo luogo, la stessa legge italiana ha precisato tre viegara pubblica, partenariato pubblicoprivato o affidamento in house – per l’assegnazione delle grandi derivazioni, escludendo il rinnovo diretto all’uscente (l’opzione che si sta cercando di recuperare, in poche parole, con la quarta via). Il tutto senza contare l’impegno diretto che l’Italia ha preso con Bruxelles ad aprire il settore con procedure competitive nell’ambito del Pnrr.

 

In ogni caso, dal punto di vista politico (e non solo) la recente sentenza arrivata dalle autorità europee è stata interpretata come un passo in avanti verso una più generale revisione anche sul fronte delle grandi concessioni

 

“La pronuncia della Corte – è il commento a il Dolomiti del Ceo di Dolomiti Energia, Stefano Granella – rappresenta un passaggio di grande rilevanza per il settore idroelettrico, perché contribuisce a fare chiarezza su un tema che negli ultimi anni ha generato incertezza tra operatori e istituzioni. Si tratta di un principio che dovrà ora essere sviluppato nell’ambito della normativa europea, nazionale e provinciale, che già oggi restituisce certezza agli operatori e riconosce la specificità di un comparto fondamentale per la sicurezza energetica, la transizione ecologica e la competitività del Paese“. 

 

“La sentenza – continua Granella – potrebbe avere riflessi anche sulle grandi concessioni idroelettriche, permettendo di sviluppare i piani di investimento necessari per la valorizzazione del patrimonio idroelettrico nel pieno rispetto della tutela della risorsa idrica, degli equilibri ambientali e delle competenze dei territori“. 

 

La viceministra dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Vannia Gava, mette a sua volta l’accento sulla rilevanza ben più ampia del pronunciamento arrivato dalla Corte: “La produzione di energia elettrica – ribadisce – è produzione di un bene e non costituisce, in quanto tale, una prestazione di servizi assoggettata alla direttiva Bolkestein. Questa sentenza ci impone ora di aprire un confronto con la Commissione europea. Il sistema delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche è stato costruito negli ultimi anni anche sulla base di un’interpretazione della disciplina europea che oggi deve essere riletta alla luce del principio affermato dalla Corte. Abbiamo ora l’opportunità di costruire un quadro più stabile e coerente con la natura strategica dell’idroelettrico, che possa garantire certezza agli investimenti, assicurare benefici concreti ai territori attraverso energia a condizioni più competitive, sicurezza delle infrastrutture e maggiore capacità produttiva”.

 

“Su questo percorso – continua – vogliamo lavorare insieme alle Regioni, che hanno un ruolo centrale nella gestione delle concessioni, per arrivare a una disciplina capace di valorizzare pienamente il patrimonio idroelettrico del Paese e di accompagnare una nuova stagione di investimenti”.

 

Nel commentare la notizia, Assoidroelettrica ha fatto espressamente riferimento a possibili conseguenze legate anche alla partita sulle grandi concessioni: “La sentenza – scrive l’associazione – chiarisce finalmente la reale portata e l’ambito applicativo della Direttiva Bolkestein rispetto alle piccole concessioni idroelettriche (ma con immaginabili riflessi anche sulle grandi concessioni), consentendo a Regioni e Province di affrontare con certezza i procedimenti di rinnovo delle piccole concessioni, superando ogni titubanza circa l’insussistenza dell’obbligo di sottoporre tali concessioni alle procedure di evidenza pubblica, richieste da una parte della giurisprudenza e dai minacciosi moniti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato”.

 

Tornando al territorio trentino, la sentenza è stata accolta con favore anche dal presidente del Consorzio Bim Adige Trento, Michele Bontempelli: “La pronuncia muove da un assunto molto importante, dal riconoscimento dell’energia come un ‘bene‘, una merce e non come un servizio. Tale principio rafforza ancor più il valore intrinseco dell’idroelettrico: acqua ed energia, rappresentano l’input e output di un processo di produzione che rappresenta, soprattutto per i piccoli concessionari pubblici (Comuni), un elemento fondamentale per lo sviluppo dei territori. Oggi i proventi della produzione vanno a sostenere i bilanci dei nostri Comuni nell’interesse principale dei cittadini”.




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