Erasmus a Cagliari, la stanza non c’è


All’Erasmus Welcome Day di fine settembre l’Università di Cagliari ha accolto oltre 500 nuovi studenti internazionali, con la Spagna al primo posto seguita da Polonia, Germania e Francia, per soggiorni da due a dodici mesi. La prorettrice per l’internazionalizzazione, Alessandra Carucci, ha parlato di numeri in forte crescita. Un anno fa i 470 arrivi del primo semestre, sommati ai quasi 270 del secondo, avevano portato l’ateneo oltre quota 700 presenze internazionali nell’anno accademico. Quest’anno il conto parte già da più in alto. Ognuno di quei ragazzi, la mattina dopo la cerimonia, ha avuto lo stesso problema: dove dormire.

Un mercato che è rincarato più di quasi tutti

La risposta passa per un mercato che negli ultimi sei anni è cambiato radicalmente. Secondo lo studio di Immobiliare.it Insights, tra marzo 2020 e marzo 2026 una stanza singola a Cagliari è passata in media da 283 a 449 euro al mese, un aumento del 58%, secondo solo a quello di Bari (+59%). Nello stesso periodo, nelle città dei dieci mega atenei italiani, l’aumento medio si è fermato al 41%. Cagliari, che mega ateneo non è, ha quindi corso più di Milano, dove la singola resta comunque la più cara d’Italia con 729 euro. Le piattaforme di annunci confermano l’ordine di grandezza: i dati aggregati di Spotahome indicano un prezzo medio delle stanze di 447 euro a settembre 2026, con un ulteriore rialzo di quasi il 3%.

Per uno studente Erasmus il confronto con la borsa è impietoso. Secondo un’indagine di Erasmus Student Network e European Students’ Union condotta su quasi 9.000 risposte, più della metà degli studenti in mobilità spende oltre 400 euro al mese per l’alloggio, e le spese dipendono più dalla disponibilità di alloggi universitari che dal livello medio dei prezzi del Paese. A Cagliari, dove quella disponibilità è scarsa, vale la seconda ipotesi.

Gli annunci “solo Erasmus”

Sfogliando gli annunci di ottobre emerge un fenomeno che le statistiche non catturano. Su idealista e su Casa.it si ripete la stessa formula, in maiuscolo: “Si accettano solo studenti Erasmus (no fuorisede)”, con canoni intorno ai 491-496 euro, disponibilità dal 1° febbraio 2027 e un minimo di sei mesi prenotabili. Accanto compaiono le stanze con la dicitura opposta, “solo per fuorisede (no Erasmus)”. Il mercato si è insomma segmentato per tipo di inquilino: chi ha un’università da frequentare per sei mesi viene collocato in un canale a canone più alto e a durata fissa, chi studia a Cagliari per anni in un altro. Alcune offerte arrivano a cifre decisamente superiori: una suite nel quartiere San Benedetto è proposta a 635 euro al mese.

Il calendario

Il calendario aggrava la situazione. L’analisi di Spotahome sulla disponibilità delle stanze nei prossimi sei mesi segnala che gennaio sarà il mese più difficile, con appena l’1,4% di disponibilità, cioè proprio a ridosso dell’arrivo degli studenti del secondo semestre. Va precisato che si tratta di dati di una singola piattaforma e di una fotografia degli annunci online, non di un censimento del mercato.

C’è poi la parte sommersa. La rappresentante degli studenti nel Cda dell’Ersu, Maria Anedda, ha spiegato all’Unione Sarda che i proprietari prediligono gli affitti brevi o propongono contratti in nero, che impediscono agli studenti di ottenere la borsa per fuorisede. Gli Erasmus, che hanno spesso meno strumenti per difendersi, sono la categoria più esposta. Sempre secondo l’indagine europea, oltre il 38% degli studenti diretti in Italia ha subìto una truffa, contro il 10% di chi va in Finlandia, e in un caso su due la caparra richiesta supera un mese di affitto (il dato sulla caparra riguarda il campione europeo complessivo). Inoltre in Italia il 28% degli studenti ha trovato casa solo dopo l’arrivo, contro una media europea del 16%.

Il pubblico copre poco, e agli Erasmus pensa pochissimo

L’offerta pubblica è il punto debole. Quest’anno il bando dell’Ersu si è chiuso il 28 agosto con oltre 10.500 domande per borse e servizi e 1.400 per un posto letto. Le recenti indagini parlano di 1.432 richieste di stanza nelle residenze, una cinquantina più del 2025, a fronte di un ente che arriva a soddisfare circa un terzo della domanda. Sul sito dell’Ersu i posti a bando per il 2026/27 indicati nella tabella sono 238 al Campus Lussu di viale La Playa e 22 in via Sassari, cui si aggiungono le altre residenze, di cui la tabella non riporta i numeri.

Il ritardo ha radici profonde. Nel 2022 l’Unione sindacale di base denunciava che i posti erano scesi da 800 a 500 già prima del Covid per la chiusura di strutture storiche come via Roma, via Montesanto e la foresteria di via Sassari. In un decreto ministeriale a Cagliari risultavano 13.409 fuorisede senza alloggio in strutture universitarie a fronte di 460 posti, con un fabbisogno di 2.314 letti per coprire il 20% della domanda. L’Ersu ha alzato il proprio obiettivo a 2.774 letti. Sul fronte degli investimenti, la Giunta regionale ha approvato oltre 22 milioni per le case dello studente, di cui 11,6 milioni per riaprire Palazzo Vivanet in via Roma.

Gli Erasmus in entrata, in questo schema, restano ai margini. La scheda di Esn Italia sull’housing nelle varie città elenca per Cagliari nessun programma abitativo dell’università per gli Erasmus e nessun programma dell’associazione, che si limita a raccogliere richieste e annunci privati per far incontrare domanda e offerta. In altre città della stessa scheda l’ateneo trova alloggio a tutti gli studenti in scambio. Il documento non è datato e va verificato con gli attori locali.

Il quadro nazionale

A livello nazionale la risposta è il Pnrr. Il bersaglio era 60mila nuovi posti letto entro giugno 2026. Il ministero dell’Università ha annunciato a settembre di aver attivato 63.200 posti, con oltre 33mila già realizzati e per gli altri circa 30mila firmati gli atti d’obbligo con la Cassa depositi e prestiti. Pagella Politica ha però precisato che solo 33.000 risultano già realizzati, mentre l’Unione degli universitari ricordava un anno e mezzo fa che i posti pubblici erano 46.193 su circa 900mila studenti, cioè il 5% della domanda, contro i quasi 200mila della Germania e i 175mila della Francia. La Regione Sardegna, dal canto suo, ha appena inserito la pressione studentesca nei criteri di riparto: nel programma da 15 milioni presentato dall’assessore Antonio Piu pesa per il 20%, e a Cagliari andranno 4,4 milioni.

Come hanno fatto gli altri

Il Portogallo è il caso più studiato. Con il Piano nazionale per l’alloggio degli studenti, affidato all’agenzia nazionale Erasmus+, Lisbona ha messo in campo 516 milioni di contributi pubblici a fondo perduto per circa 18mila letti accessibili entro giugno 2026, un aumento di circa l’80% dell’offerta pubblica, con 137 progetti in 60 comuni. I canoni sono fissati per legge e bloccati per contratto per trent’anni, a partire da 91 euro al mese per i borsisti, ed esiste un osservatorio che pubblica in tempo reale prezzi e occupazione, anche del mercato privato. Il contributo massimo è di 27.500 euro per letto nelle nuove costruzioni e 8.500 per le ristrutturazioni. Per risparmiare, il piano ha recuperato edifici pubblici in disuso: le Ferrovie portoghesi hanno ceduto con una concessione trentennale un ex dormitorio a Lisbona, trasformato in 26 camere singole. E le residenze sono aperte agli scambi: l’Iscte di Lisbona riserva i posti anche agli studenti Erasmus+ e a quelli di altri accordi di mobilità.

Nei Paesi Bassi il problema è esploso prima e le soluzioni sono più dure. Il Monitor nazionale 2026 conta una carenza di 20.200 alloggi per studenti, ridotta di appena 1.300 unità in un anno, nonostante un piano da 60mila abitazioni in più, per cui nel 2024 risultavano contribuiti circa 9mila alloggi. Il dato più interessante per Cagliari è un altro: nel 2025/26 le cooperative degli alloggi studenteschi hanno ospitato il 31% dei 127.200 studenti internazionali ma il 61% di circa 18.500 studenti in scambio, garantendo loro la casa tramite l’istituzione di provenienza. Gli Erasmus, cioè, sono considerati una categoria da tutelare per convenzione. L’altra strada olandese, ridurre gli arrivi, è controversa: le università hanno annunciato che non svilupperanno nuovi corsi triennali in inglese finanziati dallo Stato, anche per la crisi abitativa. Un modello che a Cagliari, dove gli arrivi servono a internazionalizzare l’ateneo, ha poco senso.

C’è anche un caso italiano che funziona. A Ferrara, dove metà dei 25mila studenti non è residente, l’ente pubblico che gestisce le case popolari gestisce anche le residenze universitarie: stanze con utenze incluse da 270 a 429 euro al mese, in convenzione con l’ateneo e l’ente regionale per il diritto allo studio, con un modello replicato a Reggio Emilia anche su edifici privati selezionati. A Cagliari, con una stanza media a 449 euro, un canone calmierato sotto i 430 euro con le spese incluse sarebbe una differenza concreta. In Irlanda, dove la strategia nazionale 2026-2035 ammette un deficit di 15mila letti, destinato a salire a 42mila nel 2035, il governo punta anche su incentivi ai proprietari che affittano le camere libere agli studenti. A livello europeo, la Commissione sta valutando con la Bei un fondo di garanzia per ridurre o eliminare il deposito cauzionale e prepara un progetto pilota Erasmus+ per l’alloggio degli studenti di famiglie svantaggiate, atteso nel 2027.

Cosa ne ricava Cagliari

Dal confronto emergono tre lezioni, che sono una lettura di chi scrive e non indicazioni ufficiali. La prima è che gli Erasmus vanno inseriti nella pianificazione: Olanda e Portogallo riservano loro quote o li ammettono esplicitamente, mentre a Cagliari le nuove residenze, da Palazzo Vivanet in poi, sono pensate soprattutto per i fuorisede italiani. La seconda è che servono dati pubblici: senza un osservatorio sui prezzi e sull’occupazione, come quello portoghese, il rincaro del 58% resta una statistica privata di un portale immobiliare. La terza è la dimensione dell’intervento. Con il tetto portoghese di 27.500 euro a letto, i 4,4 milioni assegnati dalla Regione a Cagliari basterebbero, a titolo di confronto, per circa 160 posti, ma quei fondi riguardano tutta l’edilizia sociale, non solo gli studenti. Il piano da 22 milioni dell’Ersu va nella direzione giusta, ma il fabbisogno stimato dal ministero è di oltre duemila letti.

Resta aperta la parte più delicata, quella privata. L’accordo territoriale sui canoni concordati firmato ad aprile a Palazzo Bacaredda è il primo tentativo di portare gli affitti brevi per studenti dentro regole certe. Funzionerà solo se i proprietari che oggi scelgono il canale solo Erasmus a sei mesi troveranno più conveniente quello calmierato, e se i controlli sulle caparre e sui contratti in nero esisteranno davvero.


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