BARI – Il Consiglio regionale approva la legge sulle locazioni turistiche. I Comuni ad alta intensità turistica potranno introdurre limiti e requisiti specifici per tutelare il diritto alla casa e la residenzialità dei centri storici. Decaro: «Il turismo non può e non deve diventare un nemico delle comunità locali».
La Puglia prova a ridisegnare il rapporto tra turismo e diritto all’abitare. Con l’approvazione della nuova legge regionale sulle locazioni turistiche, il Consiglio regionale introduce uno strumento destinato a incidere sulla gestione degli affitti brevi nei territori maggiormente interessati dalla crescita dei flussi turistici. Una decisione che riguarda direttamente anche la Valle d’Itria e alcuni dei centri più visitati della provincia di Brindisi, dove la diffusione delle case vacanza ha contribuito alla trasformazione del mercato immobiliare e dell’economia locale.
Il provvedimento, intitolato “Disposizioni in materia di locazioni turistiche e modifiche alla legge regionale 1 dicembre 2017, n. 49”, nasce da un obiettivo preciso: trovare un equilibrio tra lo sviluppo di un settore strategico per l’economia pugliese e la necessità di garantire abitazioni accessibili a residenti, giovani coppie, famiglie e lavoratori.
Non si tratta di un divieto generalizzato degli affitti turistici. La legge attribuisce ai Comuni individuati dalla normativa la possibilità di intervenire attraverso regolamenti locali, stabilendo criteri e limitazioni in specifiche aree urbane. Saranno dunque le singole amministrazioni a valutare se e come utilizzare questi strumenti, sulla base delle caratteristiche del proprio territorio.
Una scelta che apre una nuova fase per il turismo pugliese e pone interrogativi importanti sul futuro dei centri storici, sempre più attrattivi per i visitatori ma anche esposti al rischio di perdere parte della propria popolazione residente.
Ostuni, Alberobello, Fasano e Carovigno: cosa cambia per il territorio
Tra i Comuni classificati ad alta intensità turistica e interessati dalla possibilità di introdurre regolamenti specifici figurano Ostuni, Alberobello, Fasano e Carovigno, quattro realtà nelle quali l’espansione dell’offerta ricettiva extralberghiera rappresenta un elemento significativo dell’economia turistica.
Per Ostuni, la Città Bianca, il tema assume particolare rilevanza in relazione alla trasformazione del centro storico e alla crescente presenza di immobili destinati all’ospitalità.
Ad Alberobello, il rapporto tra tutela del patrimonio architettonico, attività turistiche e vita quotidiana dei residenti costituisce una questione centrale per la gestione di una destinazione riconosciuta a livello internazionale.
Fasano presenta invece una realtà territoriale articolata, che comprende il centro urbano, le località costiere e le aree rurali caratterizzate dalla presenza di masserie e strutture destinate all’accoglienza.
Anche Carovigno, con il suo centro storico e le località marine di Torre Santa Sabina e Specchiolla, rientra tra i territori nei quali le amministrazioni potranno valutare interventi mirati.
Cisternino, Locorotondo e Martina Franca non compaiono invece nell’elenco dei 34 Comuni ad alta intensità turistica riportato nel provvedimento. Questo non significa che siano estranei alle trasformazioni del mercato immobiliare, ma che non rientrano, sulla base della classificazione indicata, tra i Comuni ai quali viene attribuita questa specifica facoltà regolamentare.
La differenza è importante perché la nuova disciplina non assegna indistintamente a tutti i Comuni pugliesi gli stessi poteri di limitazione delle locazioni turistiche.
I sindaci potranno stabilire limiti agli affitti turistici
Il cuore della legge è rappresentato dalla possibilità, per i Comuni interessati, di individuare aree nelle quali introdurre regole specifiche per lo svolgimento delle attività di locazione turistica, sia imprenditoriali sia non imprenditoriali.
Le amministrazioni dovranno valutare diversi indicatori, a partire dal rapporto tra il numero dei posti letto destinati agli affitti turistici e la popolazione residente.
Dovranno inoltre considerare la distribuzione delle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, le caratteristiche del tessuto urbano e l’impatto che la diffusione degli alloggi turistici produce sulla disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili.
Sulla base di queste valutazioni, i Comuni potranno introdurre limitazioni territoriali, stabilire un rapporto tra superficie degli immobili e numero massimo degli ospiti e definire requisiti qualitativi relativi ad accessibilità, igiene, decoro e connettività.
In sostanza, le amministrazioni avranno la possibilità di differenziare le regole tra zone della stessa città, tenendo conto delle condizioni locali.
La legge prevede anche disposizioni transitorie, con l’obiettivo di garantire un’applicazione graduale delle nuove misure e considerare la posizione degli immobili già regolarmente destinati alla locazione turistica.
La casa torna al centro del dibattito sul turismo
La questione che ha portato all’approvazione della norma riguarda un fenomeno sempre più discusso nelle destinazioni turistiche italiane: la progressiva riduzione degli immobili disponibili per gli affitti residenziali di lungo periodo.
La possibilità di ottenere rendimenti economici attraverso soggiorni brevi può spingere alcuni proprietari a preferire il mercato turistico rispetto a quello abitativo tradizionale.
Il risultato, nei territori dove il fenomeno assume dimensioni rilevanti, può essere una maggiore difficoltà per residenti, studenti e lavoratori nel trovare abitazioni a costi sostenibili.
È necessario, tuttavia, distinguere le diverse situazioni. La crescita dei prezzi immobiliari dipende da numerosi fattori, tra cui disponibilità degli alloggi, investimenti, domanda residenziale e attrattività delle destinazioni. La diffusione delle locazioni brevi può contribuire a queste dinamiche, ma il suo peso effettivo deve essere valutato attraverso dati territoriali.
Proprio per questo la legge affida ai Comuni il compito di analizzare il mercato locale prima di adottare eventuali limitazioni.
Per la Valle d’Itria, dove l’ospitalità turistica rappresenta una componente importante dell’economia, la sfida sarà conciliare la tutela dei residenti con le esigenze dei proprietari e degli operatori.
Decaro: «Il turismo non può diventare un nemico delle comunità locali»
Nel suo intervento in Consiglio regionale, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha spiegato le ragioni sociali e politiche alla base del provvedimento.
«Questa legge risponde alle tante voci che ci stanno chiedendo di garantire loro la possibilità di costruirsi un futuro nella nostra terra: gli studenti fuori sede, le giovani coppie, chi sta pensando di mettere su famiglia», ha dichiarato il presidente, richiamando anche la condizione di chi vive in affitto e rischia di perdere la propria abitazione.
Particolare attenzione è stata dedicata ai residenti dei centri storici, soprattutto alle persone anziane che contribuiscono a conservarne identità e riconoscibilità.
Decaro ha voluto inoltre chiarire che l’intervento regionale non nasce con l’obiettivo di penalizzare il settore turistico.
«La legge approvata non è contro qualcuno o qualcosa. Non è contro lo sviluppo turistico che anzi dobbiamo continuare ad alimentare. Non è contro chi fa impresa turistica che anzi colgo l’occasione per ringraziare».
Il presidente ha poi sintetizzato il principio che ispira la nuova disciplina:
«Il turismo non può e non deve diventare un nemico delle comunità locali».
Un riferimento al fenomeno dell’overtourism, che si manifesta quando la pressione turistica determina effetti negativi sulla qualità della vita, sull’accessibilità ai servizi e sull’equilibrio sociale dei territori.
Secondo il presidente, la legge vuole offrire strumenti ai sindaci per proteggere le comunità più esposte, senza compromettere le opportunità economiche generate dall’accoglienza.
Nessuna limitazione per chi affitta la propria abitazione principale
Uno degli aspetti più rilevanti della nuova normativa riguarda la distinzione tra gli immobili destinati prevalentemente alla locazione turistica e quelli che costituiscono la residenza principale del proprietario o dell’ospitante.
La disciplina esclude dai nuovi limiti comunali chi affitta la propria abitazione principale, salvaguardando quindi le situazioni nelle quali l’ospitalità rappresenta una forma di integrazione del reddito familiare.
La scelta tiene conto della diversa natura economica delle attività e della necessità di non equiparare chi affitta occasionalmente la casa in cui vive a chi destina immobili al mercato turistico.
Secondo i dati di ARET Pugliapromozione riferiti a settembre 2026, l’87,13% delle locazioni turistiche e l’85,38% dei posti letto risultano gestiti in forma non imprenditoriale.
Un dato che evidenzia il peso di questa modalità di gestione nell’offerta turistica regionale.
È però importante sottolineare che attività non imprenditoriale e locazione della propria residenza principale non sono sinonimi: anche un immobile diverso dall’abitazione principale può essere affittato in forma non imprenditoriale e, pertanto, rientrare nei criteri eventualmente stabiliti dai Comuni.
SCIA, CIA e controlli: le nuove procedure per i proprietari
La legge interviene anche sulle modalità amministrative necessarie per avviare e gestire le locazioni turistiche.
Per chi svolge l’attività in forma imprenditoriale è prevista la presentazione della SCIA, Segnalazione certificata di inizio attività.
Chi opera in forma non imprenditoriale dovrà invece presentare una CIA, Comunicazione di inizio attività.
Entrambe le pratiche dovranno essere trasmesse telematicamente allo Sportello Unico per le Attività Produttive, il SUAP, del Comune nel quale si trova l’immobile.
La documentazione dovrà contenere le informazioni relative all’agibilità, ai requisiti soggettivi, alla capacità ricettiva e alle caratteristiche dell’alloggio, nel rispetto delle disposizioni edilizie e igienico-sanitarie.
Le variazioni e le sospensioni dell’attività dovranno essere comunicate entro quindici giorni, mentre per la cessazione il termine previsto è di trenta giorni.
Restano inoltre confermati il sistema regionale di registrazione e attribuzione del Codice identificativo regionale, CIR, e gli obblighi relativi al Codice identificativo nazionale, CIN.
L’obiettivo è rendere più ordinato e monitorabile il settore, favorendo la conoscenza dell’effettiva consistenza dell’offerta turistica.
Leuzzi: «La casa non è più un diritto, ma è diventata un privilegio»
A sostenere la necessità dell’intervento è anche l’assessora regionale alle Politiche abitative Leuzzi, che ha richiamato le difficoltà di accesso al mercato immobiliare.
«Oggi la casa non è più un diritto, ma è diventata un privilegio. È necessario ristabilire un equilibrio tra il mercato e la rendita».
Secondo l’assessora, la possibilità di regolamentare gli affitti brevi rappresenta uno strumento per affrontare le conseguenze sociali della trasformazione del mercato immobiliare, senza penalizzare chi utilizza l’ospitalità come integrazione del proprio reddito.
«Abbiamo scelto di preservare il diritto dei pugliesi di essere cittadini dei propri quartieri, dai quali sono oggi esclusi a causa dei prezzi inaccessibili degli affitti e delle vendite».
Il tema si inserisce in una discussione più ampia sulle politiche abitative e sulla necessità di mantenere un equilibrio tra proprietà privata, attività economiche e interesse collettivo.
Una nuova fase per il turismo della Valle d’Itria
L’approvazione della legge regionale non determina automaticamente l’introduzione di divieti nei Comuni interessati. Per capire quali saranno gli effetti concreti bisognerà attendere le decisioni delle singole amministrazioni e l’eventuale approvazione dei regolamenti locali.
A Ostuni, Alberobello, Fasano e Carovigno si aprirà quindi la possibilità di affrontare in modo più specifico il rapporto tra espansione dell’offerta turistica e disponibilità di abitazioni per i residenti.
Le scelte dovranno tenere conto anche del ruolo economico assunto dalle locazioni turistiche, che hanno contribuito ad ampliare la capacità ricettiva e a generare opportunità per proprietari, imprese di servizi e lavoratori.
Il punto centrale sarà evitare che la crescita dell’accoglienza si traduca in una progressiva perdita della funzione abitativa dei centri storici. Il futuro turistico della Valle d’Itria passerà anche dalla capacità di conservare comunità vive nei luoghi che ogni anno attirano migliaia di visitatori.
Perché la bellezza di un borgo non è fatta soltanto di architetture, vicoli e panorami, ma anche delle persone che continuano ad abitarlo.
Ulteriori dettagli verificati
Dalla ricerca emergono due informazioni utili per completare l’articolo. La legge è stata approvata il 20 ottobre 2026 con 29 voti favorevoli, dopo oltre due ore di dibattito in Consiglio regionale. Inoltre, per le attività di locazione turistica già avviate al 30 settembre 2025 senza SCIA o CIA, la Regione aveva precedentemente prorogato al 31 dicembre 2026 il termine per presentare la documentazione.
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