Una palestra abbandonata trasformata in uno studentato con 25 posti letto, camere a partire da 241 euro al mese per gli studenti in difficoltà economica e un investimento complessivo di circa un milione e mezzo di euro. In una Bologna dove il costo degli affitti continua a rappresentare uno degli ostacoli principali per gli universitari fuori sede, apre ‘La Pilla’, la nuova residenza studentesca di via Marziale 3, nel quartiere Navile, realizzata grazie anche ai finanziamenti del Pnrr. Dietro al progetto c’è Giovanni Favia, ex esponente del Movimento 5 Stelle e candidato sindaco alle elezioni comunali del 2027, che ha investito nell’iniziativa insieme alla madre e al fratello. Una struttura privata che punta a offrire sistemazioni a prezzi inferiori rispetto a quelli di diverse residenze universitarie presenti in città, recuperando un immobile inutilizzato senza consumare nuovo suolo. Ma l’inaugurazione diventa anche l’occasione per un duro attacco politico all’amministrazione guidata da Matteo Lepore, accusata da Favia di non aver sostenuto il progetto e di non aver sfruttato adeguatamente le opportunità offerte dai fondi europei per affrontare l’emergenza abitativa degli studenti.
Dalla palestra abbandonata allo studentato: 25 posti letto nel quartiere Navile
La nuova residenza universitaria si trova in via Marziale 3 e ospita studenti già dallo scorso settembre. Il nome ‘La Pilla’, spiega Favia, non ha nulla a che vedere con il termine dialettale bolognese, ma deriva dal borgo di Monzuno dove nacque sua nonna, un riferimento alle radici familiari che i promotori hanno voluto conservare anche nella nuova attività. L’immobile, in precedenza utilizzato come palestra e successivamente abbandonato, è stato completamente riqualificato e trasformato in una struttura con 23 camere e 25 posti letto. Gli studenti sono stati selezionati attraverso un bando, sulla base dei requisiti previsti per l’accesso agli alloggi. Il progetto ha richiesto un investimento complessivo di circa un milione e mezzo di euro, comprendendo l’acquisto dell’edificio e i lavori di ristrutturazione. “Abbiamo investito 800mila euro per riqualificare la struttura, a cui si sommano i soldi spesi per l’acquisto dell’immobile, che portano la cifra totale intorno al milione e mezzo”, racconta Favia. I lavori sono stati completati in appena tre mesi, anche per rispettare le scadenze previste dal bando Pnrr. Particolare attenzione è stata riservata all’efficientamento energetico, con un impianto fotovoltaico da 16 kW e un sistema di accumulo da 50 kWh.
Quanto costa vivere a La Pilla: camere da 241 a 595 euro
Uno degli elementi centrali del progetto è il costo degli alloggi. Otto dei 25 posti letto sono riservati a studenti che possono accedere a tariffe calmierate, pari a circa il 32% della disponibilità complessiva. Per questi studenti il prezzo parte da 241 euro al mese per un posto in camera doppia e arriva a 292 euro per una singola. Per gli altri ospiti, invece, le tariffe ordinarie sono di 415 euro per un posto in doppia e 595 euro per una camera singola. Nei canoni sono comprese le utenze e la connessione Wi-Fi. La struttura dispone inoltre di una cucina comune, lavanderia, tre sale studio, spazi dedicati al coworking e alla lettura, una sala televisione e un deposito per le biciclette. L’obiettivo dichiarato è offrire una sistemazione funzionale, con servizi essenziali e spazi condivisi, evitando i costi aggiuntivi legati alle residenze universitarie di fascia alta.
Favia contro il Comune: “Ci aspettavamo sostegno, invece siamo stati ostacolati”
L’apertura dello studentato diventa per Favia anche l’occasione per criticare le politiche abitative dell’amministrazione comunale. Secondo l’ex consigliere regionale, il percorso per arrivare alla realizzazione della struttura sarebbe stato particolarmente complesso, soprattutto a causa delle richieste di integrazione documentale avanzate dagli uffici comunali. “L’emergenza abitativa è una delle grandi problematiche di Bologna. Proprio per questo ci aspettavamo sostegno da parte dell’amministrazione, ma così non è stato”, sostiene Favia. Il candidato sindaco racconta di aver dovuto affrontare un iter amministrativo che avrebbe rischiato di compromettere il rispetto delle scadenze previste per ottenere i finanziamenti. “Noi abbiamo deciso comunque di partire, con il rischio di perdere tutto, perché altrimenti non saremmo riusciti a rispettare i tempi del bando”, spiega. Le prescrizioni intervenute durante il procedimento avrebbero inoltre comportato una riduzione della capienza inizialmente prevista, facendo scendere i posti letto da 30 a 25. Una circostanza che Favia considera particolarmente significativa in una città alle prese con una forte domanda di alloggi universitari. Si tratta di contestazioni avanzate dal promotore del progetto, sulle quali non risulta, nel materiale disponibile, una replica dell’amministrazione comunale.
“Il Comune non ha realizzato studentati pubblici con il Pnrr”
La polemica si allarga poi all’utilizzo dei finanziamenti europei destinati a contrastare la crisi abitativa. Secondo Favia, Bologna avrebbe potuto cogliere l’occasione del Pnrr per realizzare nuove residenze universitarie pubbliche con affitti accessibili, offrendo una risposta strutturale alla domanda di alloggi degli studenti fuori sede. “L’amministrazione avrebbe potuto dare una risposta forte all’emergenza, realizzando stanze a costi calmierati, invece i soldi sono stati utilizzati per progetti come il contestato Museo dei bambini”, afferma. Nella documentazione diffusa in occasione dell’inaugurazione, Favia sostiene che il Comune non abbia realizzato alcuno studentato pubblico attraverso i fondi Pnrr e contesta una strategia che, a suo giudizio, avrebbe favorito l’ingresso di grandi operatori immobiliari internazionali. Una posizione che si collega anche alle proteste degli studenti scesi in piazza il 30 ottobre contro il caro vita e la difficoltà di trovare una stanza a prezzi sostenibili. “Non bastano gli slogan, servono risposte concrete”, è il messaggio che Favia rivolge all’amministrazione, rivendicando il progetto di via Marziale come esempio di una soluzione alternativa.
Il confronto con gli altri studentati: a Bologna camere fino a 1.240 euro
Per sostenere la propria posizione, Favia ha diffuso anche una comparazione tra i prezzi di La Pilla e quelli di altre residenze universitarie bolognesi, comprese alcune strutture gestite da grandi gruppi immobiliari. Secondo i dati riportati nella cartella stampa, Aparto, in via Rimesse, propone sistemazioni a partire da 824 euro, con monolocali che arrivano a 1.099 euro, mentre a Laude Living, in via Serlio, i prezzi indicati oscillano tra 790 e 1.240 euro. Si tratta di cifre che Favia considera incompatibili con le possibilità economiche di una parte significativa della popolazione studentesca. “Il Comune ha spalancato le porte ai fondi internazionali di investimento, che hanno costruito studentati di lusso. Questi non sono prezzi per studenti”, sostiene. Nella documentazione vengono citati anche i principali operatori del settore, tra cui il gruppo statunitense Hines, la società francese Ardian, Greystar e Kryalos, con riferimento ai progetti già realizzati o previsti in città. Il confronto comprende anche Domus Ind 33, in via Stendhal, una residenza realizzata con fondi Pnrr che dispone di 121 posti letto, dei quali 37 a canone calmierato. Secondo i dati diffusi dai promotori di La Pilla, le camere singole ordinarie costano 799 euro, mentre le sistemazioni calmierate partono da 238 euro per un posto in doppia e da 292 euro per una singola. Le cifre presentate da Favia fotografano le tariffe indicate nella documentazione del progetto e non costituiscono una rilevazione indipendente dei prezzi e delle disponibilità attuali delle altre strutture.
La sfida degli affitti universitari e il confronto politico verso il 2027
Con i suoi 25 posti letto, La Pilla rappresenta una risposta numericamente limitata rispetto alla domanda complessiva di alloggi universitari a Bologna. Per i promotori, tuttavia, il valore del progetto risiede soprattutto nel modello: recuperare immobili esistenti, utilizzare i finanziamenti pubblici disponibili e proporre tariffe differenziate, con una quota riservata agli studenti economicamente più fragili. L’iniziativa si inserisce in un mercato in cui la crescita della domanda di alloggi, il costo delle stanze e l’espansione delle residenze gestite da operatori privati alimentano da tempo il dibattito sul diritto allo studio. Per Favia, che si prepara alla sfida elettorale del 2027, lo studentato di via Marziale diventa anche un esempio concreto delle politiche abitative che intende sostenere. Il candidato rivendica la possibilità di realizzare strutture meno costose rispetto a quelle di fascia alta e accusa l’amministrazione Lepore di non aver affrontato con sufficiente determinazione l’emergenza. Resta aperto il confronto sul ruolo del Comune, sull’effettivo utilizzo dei fondi Pnrr e sul contributo che investimenti pubblici e privati possono offrire per aumentare i posti letto accessibili. Intanto, nel quartiere Navile, una palestra rimasta inutilizzata è tornata a vivere, ospitando 25 studenti. Un piccolo intervento di rigenerazione urbana che diventa terreno di scontro politico su uno dei temi più sentiti della città universitaria.
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