Leggendo i titoli di giornale di questi giorni, sembrerebbe che il presidente Antonio Decaro e la Regione Puglia abbiano finalmente trovato la soluzione all’emergenza abitativa.
Una stretta sugli affitti brevi, nuove regole, case restituite alle famiglie, agli studenti e alle giovani coppie.
Insomma, a leggere certi titoli sembra quasi che da domani trovare una casa in affitto a prezzi ragionevoli sarà più semplice.
Peccato che, approfondendo il contenuto della legge, la realtà sia ben diversa dalla narrazione.
PRIMO DATO. La possibilità di introdurre limitazioni riguarda soltanto 40 Comuni pugliesi, circa il 16% del totale. Non tutta la Puglia, dunque, ma soltanto alcuni territori ad alta intensità turistica e i capoluoghi di provincia.
SECONDO DATO. La Regione non ha imposto alcuna limitazione generalizzata agli affitti brevi. Ha semplicemente trasferito ai sindaci interessati la facoltà di adottare, se lo riterranno opportuno, appositi regolamenti per determinate zone dei rispettivi territori.
Quindi nessun automatismo. Occorreranno ulteriori decisioni amministrative che potrebbero anche non arrivare mai.
E qui la memoria mi riporta a due precedenti che dovrebbero insegnarci qualcosa.
Ricordate la legge regionale n. 36 del 2023, il cosiddetto nuovo Piano Casa? Anche in quel caso la Regione affidò ai Consigli comunali il compito di approvare le deliberazioni necessarie per rendere operativi gli interventi edilizi previsti dalla norma.
Una possibilità riconosciuta a tutti i Comuni pugliesi.
Ebbene, a dicembre 2024 risultava che appena una quindicina di Comuni avesse adottato le relative deliberazioni. Circa il 6% del totale! Non dispongo di un censimento aggiornato al 2026, ma quel dato dimostrava già quanto fosse difficoltoso trasformare un annuncio legislativo in provvedimenti concretamente applicabili.
E vogliamo parlare della Banca della Terra?
Una legge regionale del 2014, successivamente modificata nel 2017, che avrebbe dovuto favorire il recupero dei terreni agricoli incolti o abbandonati, consentendo di incrociare l’offerta dei proprietari con la domanda di chi desiderava intraprendere un’attività agricola.
Anche allora i Comuni avrebbero dovuto censire i terreni, individuare quelli disponibili, pubblicare gli avvisi e trasmettere gli elenchi alla Regione, per alimentare una banca dati accessibile ai cittadini.
Un progetto presentato come un’opportunità per i giovani, per l’agricoltura e per il recupero del territorio.
Ma già nel 2022 la stessa Regione rilevava difficoltà nell’attuazione, Comuni che procedevano autonomamente senza trasmettere i dati e l’assenza di informazioni su eventuali bandi.
Dopo oltre dieci anni, quanti terreni sono stati effettivamente assegnati? Quanti giovani hanno potuto avviare un’attività grazie a quella legge? Dove sono i risultati?
Ecco il problema di una politica che troppo spesso confonde l’approvazione di una norma con la realizzazione dei suoi obiettivi.
Annunci solenni, titoli entusiastici, grandi aspettative. Poi tutto viene affidato a ulteriori adempimenti e, progressivamente, quelle promesse finiscono nei cassetti della memoria collettiva, fino a essere dimenticate.
Se questi sono i precedenti, perché dovremmo credere che affidare nuovi regolamenti a soli 40 sindaci equivalga ad aver risolto l’emergenza abitativa?
TERZO DATO. Nel fascicolo ufficiale del Consiglio regionale, alla voce relativa alla spesa, troviamo scritto chiaramente NO.
La legge non stanzia un solo euro per costruire o recuperare abitazioni destinate alle famiglie.
QUARTO DATO. Nessuno può garantire che un proprietario, al quale venga impedito di avviare una nuova locazione turistica, decida automaticamente di affittare il proprio appartamento a una famiglia.
Potrebbe tranquillamente lasciarlo inutilizzato.
E allora, di quale soluzione all’emergenza abitativa stiamo parlando?
Ma la vera ipocrisia politica, a mio giudizio, emerge quando guardiamo a ciò che la Regione avrebbe potuto fare concretamente in tutti questi anni.
In Puglia esistono le ARCA, le Agenzie regionali per la Casa e l’Abitare, che gestiscono un vastissimo patrimonio di edilizia residenziale pubblica.
Parliamo di oltre 61.000 alloggi popolari in tutta la Puglia, dei quali circa 54.000 gestiti dalle cinque ARCA territoriali. La sola ARCA Puglia Centrale ne amministra oltre 20.000.
Un patrimonio immenso, che dovrebbe rappresentare uno dei principali strumenti per garantire il diritto alla casa e che invece presenta problemi strutturali e manutentivi riconosciuti dalla stessa Regione.
Pensate che già nel Piano regionale per la Casa del 2022 si ammetteva che il 40% degli alloggi popolari aveva superato i quarant’anni di età, denunciando carenze nella manutenzione straordinaria e obsolescenza degli impianti.
E non è soltanto una questione di edifici fatiscenti.
L’11 marzo 2025 l’ANSA riportava i dati comunicati da ARCA, circa 4.000 alloggi popolari occupati abusivamente in Puglia, ben 571 nella sola città di Bari.
Quattromila abitazioni sottratte alle regolari procedure di assegnazione, mentre migliaia di famiglie aspettano legittimamente il proprio turno.
E qui entrano in gioco anche le responsabilità dei Comuni, ai quali la normativa regionale affida la predisposizione dei bandi, la formazione delle graduatorie e l’assegnazione degli alloggi.
La legge regionale n. 10 del 2014 prevede persino che i bandi siano adottati obbligatoriamente con cadenza biennale.
E allora mi domand, quanti Comuni rispettano puntualmente questa previsione? Quante graduatorie vengono aggiornate? Quanti alloggi vengono effettivamente assegnati? Quanti immobili occupati abusivamente sono stati recuperati e restituiti agli aventi diritto?
Sono queste le domande alle quali bisognerebbe rispondere.
Perché il degrado delle periferie, le occupazioni abusive, le assegnazioni irregolari e il rischio di clientele politiche non si combattono con un altro titolo di giornale.
Quando ero consigliere regionale avevo avanzato anche una proposta per consentire agli assegnatari degli alloggi popolari di diventarne progressivamente proprietari, attraverso un meccanismo di riscatto sul modello del rent to buy.
L’obiettivo era responsabilizzare gli assegnatari legittimi, favorire la cura degli immobili, ridurre il rischio di occupazioni abusive e contrastare quei meccanismi di gestione che possono alimentare favoritismi, sprechi e manutenzioni inefficaci.
Ma c’era anche un altro aspetto fondamentale.
Le risorse ricavate dal riscatto degli immobili sarebbero state reinvestite nell’edilizia residenziale pubblica, per finanziare nuovi alloggi e dare ai Comuni la possibilità di individuare aree e realizzare nuove abitazioni destinate a chi ne ha realmente bisogno.
Una proposta concreta, discutibile e migliorabile quanto si vuole, ma che affrontava il problema dell’abitare intervenendo direttamente sul patrimonio immobiliare.
Perché le case non si moltiplicano con le conferenze stampa.
La Puglia è la terza Regione, dopo Toscana ed Emilia-Romagna, entrambe amministrate dal centrosinistra, a intervenire sugli affitti turistici.
E mentre la Corte costituzionale ha confermato importanti disposizioni toscane, ha recentemente dichiarato illegittimi due articoli della disciplina emiliano-romagnola.
Non c’è due senza tre, almeno negli annunci. Per i risultati, invece, siamo ancora in attesa.
Sia chiaro, sono favorevole a contrastare gli affitti abusivi, l’evasione fiscale e le attività irregolari. Ma quelle regole esistono già e devono essere fatte rispettare.
Non si può confondere la regolamentazione del turismo con una vera politica per la casa.
Dopo oltre vent’anni di governo regionale del centrosinistra, prima con Vendola, poi con Emiliano e oggi con Decaro, i pugliesi hanno il diritto di chiedere risposte concrete, investimenti e risultati verificabili.
Il problema non è approvare una legge. Il problema è raccontarla come una risposta all’emergenza abitativa quando, da sola, non garantisce neppure una casa in più.
Una narrazione che considero profondamente ipocrita, perché alimenta aspettative in chi vive ogni giorno il dramma di non riuscire a trovare un’abitazione dignitosa.
E mentre i titoli dei giornali celebrano l’ennesima svolta, una famiglia che cerca casa continuerà a cercarla.
Presidente Decaro, i pugliesi non hanno bisogno di altre illusioni. Hanno bisogno di case.
Mario Conca
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