Tortorelli: «La vera emergenza della Basilicata è demografica, sociale e occupazionale. Non possiamo limitarci a contare chi se ne va»
Prima le culle vuote, ora anche le aule vuote. La crisi demografica della Basilicata non è più una previsione sul futuro: è già dentro le nostre scuole, nei piccoli comuni, nelle aree interne, nelle famiglie e nel mercato del lavoro.
«Mettendo in relazione i dati sull’occupazione pubblicati dall’Istat con le previsioni demografiche e occupazionali diffuse dallo stesso Istituto, emergono con chiarezza tutte le fragilità del nostro mercato del lavoro: invecchiamento della popolazione, calo della natalità, spopolamento delle aree interne, divari di genere e generazionali. È un quadro preoccupante che non può essere affrontato con interventi occasionali, ma richiede una strategia complessiva».
È quanto sostiene Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata, richiamando l’attenzione sul rapporto sempre più stretto tra crisi demografica e crisi del lavoro..
I numeri dell’imminente anno scolastico 2026/2027 restituiscono con immediatezza la dimensione del fenomeno. Saranno 63.595 gli studenti lucani sui banchi, 1.839 in meno rispetto ai 65.434 dello scorso anno scolastico, con una diminuzione del 2,8% in appena dodici mesi. L’anno precedente erano già stati persi altri 1.983 iscritti. In due anni, dunque, la scuola lucana ha perso quasi 4.000 studenti.
Nel dettaglio, gli alunni saranno 39.434 nella provincia di Potenza e 24.161 in quella di Matera, distribuiti complessivamente in 3.964 classi.
«Questi numeri – afferma Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata – raccontano forse meglio di qualsiasi statistica quello che sta accadendo alla nostra regione. Dopo le culle vuote arrivano le aule vuote. E quando diminuiscono bambini e studenti, qualche anno dopo diminuiscono anche giovani, lavoratori, famiglie, competenze e capacità di un territorio di costruire il proprio futuro».
Per la Uil Basilicata, però, la questione non è soltanto quanti abitanti perde la regione, ma soprattutto chi perde.
La Basilicata conta oggi circa 523 mila residenti, registra poco più di 3 mila nascite all’anno e vede aumentare progressivamente il peso della popolazione anziana.
«Stiamo entrando in una fase nella quale rischiamo di avere contemporaneamente meno bambini nelle scuole, meno giovani nel mercato del lavoro e più anziani da assistere. Questa è la vera questione sociale lucana e non può essere affrontata mettendo una toppa ogni volta che emerge un’emergenza».
MENO GIOVANI, PIÙ FRAGILITÀ NEL MERCATO DEL LAVORO
La crisi demografica si intreccia direttamente con quella occupazionale. I segnali di crescita dell’occupazione devono essere letti con attenzione, perché una parte rilevante dei nuovi posti di lavoro continua a concentrarsi su rapporti a termine, stagionali, precari e scarsamente remunerativi, che difficilmente consentono a un giovane di costruire un progetto di vita.
«Il punto non è soltanto creare un posto di lavoro – prosegue Tortorelli – ma creare lavoro stabile, qualificato e adeguatamente retribuito. Un ragazzo che non riesce a immaginare qui la propria autonomia, una casa, una famiglia e una crescita professionale continuerà a cercare altrove ciò che la Basilicata non riesce a offrirgli».
Ed è proprio questo il punto di contatto tra demografia e occupazione: senza lavoro di qualità non si fermano i giovani, senza giovani non c’è ricambio nel mercato del lavoro e senza ricambio si indebolisce ulteriormente il sistema economico e sociale regionale.
Anche il quadro nazionale conferma la necessità di intervenire. Come sottolineato dalla segretaria confederale Uil Ivana Veronese, le previsioni demografiche dell’Istat indicano una progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa, accompagnata dalla crescita delle famiglie senza figli e delle persone che vivono sole.
A questo si aggiungono i persistenti divari nell’accesso al lavoro. A luglio il tasso di occupazione femminile nazionale si è attestato poco sopra il 54%, con un divario di 17,3 punti percentuali rispetto agli uomini, mentre il tasso di disoccupazione giovanile riguarda circa 19 giovani su 100.
SCUOLA, DEMOGRAFIA E LAVORO: UNA SOLA EMERGENZA
Per la Uil Basilicata, dunque, scuola, demografia e lavoro non sono tre dossier separati: sono la stessa questione. «Se perdiamo quasi 4.000 studenti in due anni – continua Tortorelli – dobbiamo chiederci cosa accadrà tra dieci o quindici anni al nostro sistema produttivo, alla sanità, ai servizi, ai comuni delle aree interne e alla sostenibilità complessiva della regione». «Non possiamo aspettare che le culle vuote di oggi diventino i posti di lavoro scoperti e i paesi vuoti di domani. La crisi demografica va affrontata adesso, quando è ancora possibile intervenire sulle sue cause».
Per questo la Uil Basilicata rinnova alla Regione la proposta di istituire un Tavolo regionale per la questione sociale, coinvolgendo organizzazioni sindacali, sistema delle imprese, autonomie locali, mondo della scuola e dell’università e rappresentanze della società lucana. «Non chiediamo l’ennesimo tavolo per commentare i dati – precisa Tortorelli – ma un luogo nel quale decidere cosa vogliamo che sia la Basilicata nei prossimi dieci anni».
Secondo la Uil, occorrono obiettivi concreti e misurabili su occupazione giovanile e femminile, salari, servizi per l’infanzia, diritto allo studio, casa, mobilità, aree interne, formazione e politiche industriali. «La demografia deve diventare una priorità trasversale di ogni scelta regionale. Ogni politica pubblica dovrebbe essere valutata anche in base alla sua capacità di creare condizioni per restare, tornare, lavorare e mettere su famiglia in Basilicata».
E proprio alla vigilia dell’avvio del nuovo anno scolastico, fissato ufficialmente in Basilicata per il 16 settembre, il sindacato rilancia il proprio appello.
«Il disagio non si amministra: si ascolta e si affronta. Ma oggi dobbiamo fare qualcosa in più: dobbiamo impedire che diventi rassegnazione. Dopo le culle vuote e le aule vuote, non possiamo rassegnarci ad avere una Basilicata vuota.
La vera sfida – conclude Tortorelli – è tornare a riempirla di opportunità, lavoro, giovani e futuro».Quanto alla visita della Premier Meloni a Policoro “è senz’altro un segnale di attenzione per la comunità della città ionica. Adesso aspettiamo provvedimenti concreti del Governo che con la dichiarazione di stato di calamità eroghi prime risorse finanziarie per affrontare l’emergenza e destinare ristori”.
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