Quasi quattro abitazioni private su dieci non sono occupate, ma per tante famiglie trovare una casa a un prezzo sostenibile è sempre più difficile. È uno dei paradossi dell’emergenza abitativa a Messina, dove al patrimonio immobiliare inutilizzato si affiancano sfratti, pignoramenti e un mercato delle locazioni che, secondo l’Unione Inquilini, penalizza chi non dispone di redditi adeguati o di garanzie economiche sufficientemente solide. Una crisi che colpisce anche gli studenti e che, per l’organizzazione, richiede interventi pubblici strutturali.
A fotografare la situazione è il report diffuso dall’Unione Inquilini in occasione della mobilitazione “Sfratti Zero 2026”, inserita nel più ampio movimento europeo per il diritto all’abitare. Il dato più significativo riguarda proprio le abitazioni non occupate: secondo il rapporto 2025 della fondazione Ifel citato nel comunicato, a Messina rappresentano il 39,8% del patrimonio privato considerato. Una percentuale inferiore soltanto a quella indicata per Reggio Calabria, pari al 40,2%, e superiore a quella di Palermo, ferma al 32,5%.
“Messina non è un’eccezione italiana: è lo specchio di una crisi europea”, sostiene Antonio Currò, segretario provinciale dell’Unione Inquilini. Il punto, nella lettura dell’organizzazione, è la distanza tra la disponibilità di immobili e la possibilità concreta, per una parte della popolazione, di accedere a un’abitazione dignitosa senza compromettere il proprio bilancio familiare.
Sfratti, 61 esecuzioni nella provincia
I numeri relativi agli sfratti restituiscono la dimensione del disagio. Nel 2025 in Sicilia sono stati registrati 1.735 provvedimenti, 3.519 richieste di esecuzione e 661 sfratti eseguiti con l’intervento della forza pubblica. Nella provincia di Messina i provvedimenti emessi sono stati 167, le richieste di esecuzione 164 e gli sfratti eseguiti 61. Nel capoluogo, secondo i dati riportati dall’Unione Inquilini, la morosità rappresenta il 90% dei casi.
Dietro queste cifre, osserva l’organizzazione, ci sono spesso difficoltà economiche che impediscono di sostenere regolarmente il costo dell’affitto. Una condizione che si inserisce in un contesto di redditi deboli e potere d’acquisto ridotto, aggravato negli ultimi anni dall’inflazione e dall’aumento delle rate dei mutui a tasso variabile.
Il problema riguarda anche le esecuzioni immobiliari. L’Unione Inquilini segnala che in Sicilia il volume delle procedure è tra i più elevati in Italia e che, a Messina, la quasi totalità dei pignoramenti pendenti riguarderebbe immobili residenziali. I lotti riferiti al Comune capoluogo rappresenterebbero storicamente tra il 35% e il 45% del totale provinciale. Secondo Currò e l’organizzazione, la debolezza della domanda immobiliare locale, legata anche alla scarsa liquidità e al calo demografico, contribuisce a lasciare numerosi immobili pignorati invenduti dopo ripetuti tentativi d’asta. Il comunicato segnala basi di vendita che, in alcuni casi, scendono a 20-45 mila euro.
Il rischio è che la vendita non basti a estinguere il debito. “In alcuni casi arriva la beffa: la svendita non copre il debito residuo, lasciando le famiglie senza casa e per di più ancora indebitate”, denuncia l’Unione Inquilini.
Affitti, crescono le locazioni per singole stanze
Un altro fronte riguarda le trasformazioni del mercato privato. Secondo l’organizzazione, proprietari e intermediari privilegiano sempre più spesso gli affitti per singole stanze e le locazioni turistiche brevi, formule che possono risultare più remunerative rispetto ai contratti tradizionali.
A Messina, stando ai dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate richiamati nel comunicato, la locazione di porzioni degli alloggi è aumentata del 200% rispetto al 2018. Una crescita che segnala un cambiamento nell’offerta abitativa e che, secondo l’Unione Inquilini, rischia di ridurre le opportunità per chi cerca una casa intera per viverci stabilmente. L’organizzazione denuncia inoltre una crescente selettività nella scelta degli inquilini. Famiglie numerose con figli minori, anziani, persone con disabilità, lavoratori senza contratti a tempo indeterminato e cittadini stranieri possono incontrare maggiori ostacoli nell’accesso alle locazioni.
È la ricerca del cosiddetto “inquilino ideale”, come la definisce l’Unione Inquilini, che lamenta un mercato sempre meno accessibile proprio per le fasce che avrebbero maggiore bisogno di un alloggio a costi sostenibili.
Studenti, una stanza può costare 400 euro
La pressione sugli affitti interessa anche la popolazione universitaria. A Messina il costo di una singola stanza può arrivare a 400 euro mensili, secondo quanto riferisce l’organizzazione. Una cifra che, rapportata ai redditi di molte famiglie e alle risorse a disposizione degli studenti, può diventare un ostacolo alla possibilità di studiare lontano da casa. Per rispondere al problema, l’Università di Messina ha attivato il progetto “Casa UniMe”, attraverso il quale 230 studenti ricevono un contributo per le spese di locazione.
L’Unione Inquilini considera però insufficienti gli interventi esistenti rispetto alle dimensioni del fenomeno e richiama l’attenzione sulle rette degli studentati privati e sulla necessità di rafforzare l’offerta pubblica. Il diritto allo studio, nella prospettiva dell’organizzazione, deve comprendere anche la possibilità di trovare un alloggio a prezzi accessibili.
Edifici pubblici inutilizzati, la proposta del recupero
Tra le questioni sollevate da Currò c’è anche quella del patrimonio pubblico inutilizzato. Ex caserme, immobili demaniali e comunali, ex sedi ferroviarie e strutture abbandonate potrebbero, secondo l’organizzazione, essere recuperati e destinati a finalità abitative.
Il comunicato richiama inoltre le botteghe Iacp e comunali in disuso e gli alloggi di edilizia residenziale pubblica in condizioni di degrado, citando in particolare le aree di Giostra, Camaro, Gazzi e Fondo Fucile. “Non serve costruire nuovo cemento, serve riuso”, è la posizione espressa dall’Unione Inquilini, che propone di puntare sul recupero degli immobili esistenti per ampliare l’offerta di case popolari e alloggi sociali.
L’obiettivo è trasformare una parte del patrimonio inutilizzato in una risposta concreta alla domanda abitativa, con interventi di riqualificazione e risorse adeguate. Una strada che, secondo l’organizzazione, dovrebbe affiancare le politiche di sostegno agli affitti e di prevenzione degli sfratti.
Dalla Sicilia all’Europa, le richieste dell’Unione Inquilini
La mobilitazione “Sfratti Zero 2026” collega la situazione messinese a una crisi che attraversa numerose città europee, da Madrid a Parigi. La piattaforma “Europe Needs Home”, sostenuta da oltre 300 organizzazioni secondo il comunicato, chiede di riconoscere la casa come diritto fondamentale e di contrastare gli effetti della speculazione immobiliare, degli immobili vuoti e della finanziarizzazione del mercato abitativo.
Tra gli obiettivi indicati c’è quello di contenere il costo della casa entro il 30% del reddito familiare, oltre a prevenire gli sfratti quando non sia disponibile una soluzione abitativa alternativa. La piattaforma sollecita anche maggiori investimenti nell’edilizia pubblica, il recupero degli immobili sfitti e regole sugli affitti brevi nei territori in cui sottraggono abitazioni alla residenza stabile.
Per Messina, l’Unione Inquilini chiede il rifinanziamento dei fondi per il sostegno agli affitti e alla morosità incolpevole, un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica e sociale, il recupero del patrimonio inutilizzato e il potenziamento degli alloggi universitari a canone sostenibile.
La richiesta conclusiva di Currò e dell’organizzazione è che la casa venga considerata una priorità delle politiche pubbliche, non soltanto una questione affidata alle dinamiche del mercato. Perché, nella città in cui quasi il 40% delle abitazioni private risulta non occupato secondo i dati citati, la sfida è trasformare il patrimonio disponibile in un’opportunità reale per chi oggi fatica a trovare o a mantenere un alloggio.
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