Giorgia Meloni in Parlamento “sfida” l’Europa


Emergenza e sfide. Questi i binari sui quali si è sviluppato l’intervento della Presidente del Consiglio che oggi ha riferito in Parlamento in vista del prossimo Consiglio europeo, tracciando il sentiero entro cui si muoverà l’azione diplomatica e politica dell’Italia a Bruxelles. Il capo del Governo ha messo sul tavolo temi come sicurezza energetica, transizione industriale e fronti di guerra in Ucraina e in Medio Oriente, ribadendo la necessità di tutelare l’interesse nazionale senza cedere a compromessi al ribasso.

Partendo dalle tensioni sul fronte europeo orientale, Giorgia Meloni ha rappresentato un’analisi militare e politica della situazione sul campo, spiegando che l’aggressione russa, a dispetto dei continui proclami di Mosca, non si è mai trasformata in una vittoria grazie alla resistenza del popolo ucraino e al supporto concreto degli alleati occidentali, osservando: «dopo il fallimento dell’offensiva invernale, anche l’annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato successi alla Russia, il fronte è praticamente fermo e ad oggi Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo». Da questo stallo deriverebbe la frustrazione russa, sfociata in massicci attacchi contro i civili e violazioni dello spazio aereo europeo e della Nato in Romania.
La Meloni ha anche voluto sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi di rallentamento dell’impegno italiano, confermando la continuità dell’azione esecutiva e il sostegno al nuovo pacchetto di sanzioni comunitarie: «la nostra linea non cambia, sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l’unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale», ma la fermezza non deve tramutarsi in un vicolo cieco per l’azione diplomatica, ha precisato il capo del Governo.

Sul Medio Oriente la Meloni ha voluto riaffermare la neutralità militare del nostro Paese ricordando: «l’Italia non è parte del conflitto e non intende diventarne. Il nostro obiettivo è che la guerra termini al più presto, che si eviti un ulteriore allargamento della crisi e che si creino le condizioni per riportare il confronto dentro un percorso politico e diplomatico».
Dopo la notizia che il regime iraniano avrebbe nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz, la Presidente del Consiglio ha chiarito che l’Italia è pronta a contribuire agli sforzi internazionali con finalità esclusivamente difensive e nel pieno rispetto della Costituzione, precisando: «La libertà di navigazione è un bene comune mondiale e non può essere piegato a logiche di ricatto e perché consentire che qualcuno selezioni chi può e chi non può passare da uno snodo marittimo fondamentale significherebbe aprire il varco a un mondo nel quale le grandi rotte marittime diventano tutte strumenti di pressione politica o di coercizione militare». Questa sarà la posizione italiana anche al prossimo vertice del G7 di Evian, dove l’esecutivo si confronterà con i partner internazionali e con il Presidente statunitense Donald Trump. Rispetto all’Iran, secondo Giorgia Meloni l’Europa deve essere pronta ad alleggerire le sanzioni in modo rapido se Teheran mostrerà passi costruttivi e verificabili, ma dovrà inasprirle drasticamente se continuerà sulla strada della destabilizzazione e del sostegno alle milizie.

Le tensioni internazionali sono lo scenario di contesto per affrontare il tema della difesa continentale. Giorgia Meloni ha annunciato un incremento delle spese italiane fino al 2,8 percento del Pil, concentrato soprattutto sulla sicurezza interna, e ha rivendicato il “successo” del lungo negoziato con la Commissione Europea per ottenere maggiore flessibilità di bilancio per contrastare il caro-energia: «la possibilità di attivare su base volontaria la cosiddetta National Escape Clause ci consentirà di investire 14 miliardi di euro, nei primi tre anni, per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, che colpisce soprattutto le famiglie vulnerabili e le imprese energivore, ma più in generale tutti gli italiani».

Una stoccata è stata riservata alle passate gestioni governative: «sono lontani i tempi in cui l’Italia, per avere maggiore flessibilità di bilancio, doveva dirsi disponibile a ricevere più immigrati illegali sul suo territorio». Poi la critica a Bruxelles alla gestione burocratica dei dossier comunitari, a partire dall’applicazione del Green Deal, del sistema Ets e della clausola ambientale: la Meloni ha chiesto che la politica venga rimessa al centro delle decisioni comunitarie, affermando: «le decisioni che noi prendiamo devono essere rispettate, devono essere attuate, non possono essere rimesse in discussione o, addirittura, ribaltate da interpretazioni surreali, ammantate come tecniche di burocrati che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni», un riferimento ai recenti confronti avvenuti con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il Primo Ministro belga Bart De Wever. Sul piano commerciale, all’Europa l’Italia chiederà maggiore severità e reciprocità negli standard di sicurezza e un controllo rigoroso sugli investimenti esteri per ridurre le dipendenze strategiche su materie prime, terre rare e fertilizzanti, portando avanti l’impostazione paritaria del Piano Mattei.

Giorgia Meloni ha quindi esposto i tre paletti invalicabili che guideranno la delegazione italiana a Bruxelles sul quadro Finanziario Pluriennale: il rifiuto di un bilancio penalizzante per le risorse destinate all’Italia, l’eliminazione definitiva del sistema degli sconti rebates e il divieto assoluto di tagliare i fondi della coesione, della pesca e della Pca per finanziare le nuove priorità. «Chi vuole finanziare le nuove priorità tagliando le politiche tradizionali deve guardare altrove – ha detto il capo del Governo – Da parte nostra siamo pronti a investire su competitività e difesa, ma questo non si potrà fare a spese della Pac, della Pesca o della Coesione», proposto, invece, il taglio delle spese per l’amministrazione europea.

Totale contrarietà, poi, all’utilizzo politico della Relazione annuale sullo Stato di diritto come strumento di pressione finanziaria sui Governi, definendo inammissibile che un documento informale redatto da funzionari sulla base di «articoli di giornale» possa bloccare l’erogazione dei fondi europei.

L’intervento si è chiuso con la rivendicazione dei successi ottenuti in materia di immigrazione, come il nuovo regolamento sui rimpatri e la Dichiarazione di Chisinau sui centri nei Paesi terzi, e con l’annuncio di iniziative di coordinamento sanitario per il focolaio di virus Ebola registrato in Africa centrale, ribadendo: l’Italia «parteciperà al Consiglio europeo per determinare il corso degli eventi con il coraggio della verità» e con l’ambizioso obiettivo di partecipare al prossimo Consiglio europeo «non per inseguire il corso degli eventi, ma per contribuire a determinarlo».




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 Guglielmo Macavò

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