La domanda di soluzioni a basso impatto ambientale sta trasformando l’olivicoltura. Da un lato, la rogna dell’olivo (Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi) richiede trattamenti rameici che accumulano metalli pesanti nel suolo. Dall’altro, la crescente frequenza di eventi di siccità rende critica la gestione idrica e nutrizionale, in particolare del potassio (K⁺), elemento chiave per la regolazione stomatica.
La zeolitite di tipo chabasitico possiede elevata capacità di scambio cationico (CSC), ritenzione idrica e biocompatibilità con microrganismi utili. Questa ricerca di dottorato ha testato due applicazioni distinte ma complementari: zeo-biopesticida (ZBp) per il controllo biologico della rogna (Esperimento A, Emilia-Romagna) e ammendante granulare per migliorare la disponibilità di K⁺ e la resilienza alla siccità (Esperimento B, Spagna).
Esperimento A: Zeo-biopesticida contro la rogna dell’olivo
Materiali e metodi
Il lavoro è stato condotto all’interno del progetto LIFE Microfighter in due oliveti commerciali in Emilia-Romagna. Il prodotto ZBp era composto da chabasite micronizzata (frazione <10 µm) e il ceppo Pseudomonas synxantha DLS65. Sono stati confrontati:
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ZBp (applicato fogliare, 3 trattamenti/anno)
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Rame tradizionale (idrossido di rame, dose standard)
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Controllo non trattato
Persistenza sulle foglie
Analisi microscopiche al SEM hanno confermato che le particelle di zeolitite aderiscono stabilmente alla superficie fogliare, anche dopo eventi piovosi. Questa adesione meccanica favorisce la colonizzazione del biocontrollore DLS65.
Efficacia fitopatometrica
In condizioni di copertura fogliare ridotta (autunno inoltrato), ZBp ha ridotto la formazione di galle del 68% rispetto al controllo non trattato, con livelli statisticamente comparabili al trattamento rameico (74% di riduzione). In piena vegetazione, l’efficacia di ZBp ha raggiunto l’81%.
Conclusioni dell’Esperimento A
ZBp rappresenta una valida alternativa al rame per la gestione sostenibile della rogna, riducendo l’impatto ambientale senza penalizzare produzione e qualità.
Esperimento B: zeolitite come ammendante e resilienza alla siccità
Impostazione sperimentale
Presso l’azienda La Hampa (IRNAS-CSIC, Spagna), olivi cv. Arbequina in vaso sono stati sottoposti a tre fasi:
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Irrigazione regolare (100% ETc)
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Siccità (sospensione irrigua per 21 giorni)
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Recupero (re-irrigazione)
I trattamenti del suolo erano:
Capacità di scambio cationico e K⁺ disponibile
I suoli con zeolite hanno mostrato una CSC doppia rispetto ai controlli (24,3 vs 11,2 cmol₍₊₎/kg). In assenza di fertilizzante, la zeolite ha mantenuto una concentrazione di K⁺ scambiabile nel suolo pari a 156 mg/kg contro i 72 mg/kg del suolo senza zeolite. La zeolite agisce dunque come serbatoio tampone.
Risposte fisiologiche
La conduttanza stomatica massima (gₛₘₐₓ) è stato l’indicatore più sensibile.
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In irrigazione regolare, le piante con basso K⁺ solubile (0% NPK senza zeolite) hanno mostrato gₛₘₐₓ più alta del +22% rispetto al controllo fertilizzato, indicando una regolazione stomatica compromessa (stomi più aperti anche in condizioni subottimali).
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Durante la siccità, queste stesse piante hanno subito un crollo di gₛₘₐₓ dell’85% in 12 giorni, contro il 54% delle piante con zeolite.
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In recupero, le piante non fertilizzate ma trattate con zeolitite hanno ripristinato la gₛₘₐₓ in 8 giorni a valori simili alle piante fertilizzate, grazie al rilascio graduale di K⁺ dalla zeolite.
Crescita dei germogli
Le piante con zeolite in assenza di fertilizzante hanno mostrato un allungamento dei germogli inferiore del 18% rispetto al pieno fertilizzante, ma hanno mantenuto un rapporto radici/getti più equilibrato, vantaggioso in condizioni di stress idrico.
Conclusioni dell’Esperimento B
La zeolitite migliora la disponibilità di K⁺ anche in assenza di concimazione, normalizza la regolazione stomatica e aumenta la resilienza alla siccità. L’effetto è attribuibile al rilascio di K⁺ “su richiesta” in funzione dell’assorbimento radicale.
Discussione integrata e implicazioni agronomiche
I due esperimenti mostrano la duplice utilità della zeolitite chabasitica in olivicoltura:
Non sono stati osservati effetti negativi né sulla resa in olive, né sulla qualità dell’olio (acidità, perossidi, polifenoli).
Limiti dello studio
Indicazioni operative per il tecnico e l’olivicoltore
Sulla base dei risultati, si suggerisce:
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Per il controllo della rogna
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Utilizzare zeo-biopesticida a base di chabasite micronizzata + P. synxantha DLS65 in alternativa al rame.
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Applicare 3 interventi/anno: prefiorale, allegagione, post-raccolta.
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Verificare la persistenza: in caso di piogge abbondanti (>30 mm in 24 h), ripetere il trattamento.
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Per la gestione della fertilità e dello stress idrico
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Incorporare zeolitite granulare (chabasite) nel suolo alla dose di 2-4 kg/m³ di terreno.
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In oliveti con suoli poveri di K⁺, la zeolite consente di ridurre la concimazione potassica del 50-70%.
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L’effetto tampone è particolarmente utile in regime di irrigazione deficitaria controllata.
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Conclusioni
La zeolitite ricca di chabasite si configura come un materiale multifunzionale di alto valore per l’olivicoltura sostenibile. I due studi presentati dimostrano che:
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Il zeo-biopesticida ZBp controlla Pseudomonas savastanoi in modo efficace quanto il rame, senza residui metallici e senza alterare la qualità dell’olio.
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L’ammendante zeolitico migliora la disponibilità di K⁺, la regolazione stomatica e la resilienza alla siccità, riducendo la dipendenza da fertilizzanti sintetici.
L’adozione di strategie basate sulla zeolite risponde alle esigenze del nuovo quadro normativo europeo (riduzione del rame e dei nitrati) e alle sfide climatiche del Mediterraneo.
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