Artisti del territorio. Lenti gialle, sguardi di donne tra arte e filosofia


Grande interesse sta suscitando la mostra di pittura “Lenti gialle. Sguardi di donne tra arte e filosofia”, con opere di Stefano Bernardi, in corso dal 22 maggio presso il Centro Culturale Archivio Artisti Veneti di Fontane di Villorba e che durerà fino al 27 Giugno prossimo.

La serata di inaugurazione del 22 maggio scorso è stata una occasione per ricordare quanto sia centrale, a livello mondiale e nel corso dei secoli, il ruolo di Treviso nella pittura che ritragga soggetti che indossino gli occhiali. Ma quale è la vicenda che ha dato origine a questa centralità di Treviso nella storia dell’arte?

Chi non l’avesse ancora visitata, troverà nella “Sala del Capitolo” presso il primo chiostro del Seminario Vescovile di Treviso, attiguo alla Basilica di San Nicolò, il celeberrimo affresco di Tomaso Barisini, più noto come Tomaso da Modena, siamo nel 1352, raffigurante il cardinale dominicano provenzale Ugo di Saint-Cher, nell’atto di consultare un testo sacro con l’aiuto degli occhiali. Le lenti, appunto. È il primo caso nella storia della pittura di ogni tempo. E Ugo di Saint-Cher è uno dei quaranta dominicani raffigurati in questo capolavoro, intenti alle loro attività quotidiane, rivolti verso il crocifisso che domina l’intero affresco.

Il nome della sala, “del Capitolo”, si deve al fatto che qui, quotidianamente, la Comunità Dominicana del convento di Treviso, si riuniva per la lettura di un capitolo della Regola e per fare il punto delle attività giornaliere: oggi la chiameremmo la sala del briefing mattutino. Ma come si giunge a questo capolavoro e a chi si deve la commissione a Tomaso di tanta bellezza? Le ragioni storiche sono fondamentalmente due, entrambe legate all’importanza che aveva assunto Treviso negli anni del Cardinalato prima e del Pontificato poi di Niccolò Barissini o Barissio, futuro Papa Benedetto XI, nativo di Valdobbiadene nel 1240 e divenuto Cardinale su nomina di Bonifacio VIII nel 1298.

Siamo a cavallo tra il tredicesimo e quattordicesimo secolo quando Benedetto XI coltiva in sé l’idea, tra le altre, di spostare il Papato da Roma e portarlo a Treviso, stanco com’era, dopo aver assistito al famoso “schiaffo di Anagni” da parte degli emissari di Filippo IV di Francia, detto il Bello, al suo predecessore Bonifacio VIII, del continuo conflitto legato alla volontà francese di sottomettere il Papa. Il Nostro, fedelissimo a Bonifacio, mal sopportava che si mettesse in discussione l’Autorità del Papa, che riteneva assoluta ed accettava di buon grado incarichi da Ministro degli Esteri dell’epoca, potendo così allontanarsi da Roma e dalle trame politico-religiose che occupavano le sale vaticane. Il suo primo finanziamento per la costruzione della imponente chiesa di San Nicolò avvenne di ritorno da un viaggio in Ungheria, e, per gli stessi conflitti, una volta divenuto Papa, si spostò temporaneamente a Perugia, dove trovò la morte, per una “intossicazione” da fichi di cui era molto goloso; il virgolettato fa capire che è sempre passata anche la tesi dell’avvelenamento provocato, entrando così, Benedetto XI, coi suoi soli duecentocinquantanove giorni di papato, nel novero dei pontificati più brevi della storia.

Benedetto XI, prima di quell’intossicazione, o avvelenamento, fece a tempo a lasciare un secondo ricco lascito per l’ampliamento ulteriore della Basilica e dei suoi annessi, ed ecco che, quarantotto anni dopo, il Priore Fra’ Fallione da Vazzola sul Piave commissionò la Sala a Tomaso Barisini da Modena, con l’aspirazione che potesse diventare la sede dell’Ordine Generale dei Dominicani. È bello pensare che questa commissione, che ha generato il celeberrimo ritratto con gli occhiali di Ugo di Saint-Cher,  possa avere avuto una parte nella stesura successiva, da parte di Tomaso, delle straordinarie “Storie di Sant’Orsola”, custodite oggi nell’Auditorium della Chiesa di Santa Caterina a Treviso. Tomaso da Modena infatti rimase a Treviso ancora per sei anni. 

E per una mostra al femminile, come quella in corso fino al 27 Giugno, il colore delle lenti degli occhiali, scelto dal curatore Antonio Pezzella per il manifesto di presentazione, non poteva che essere il giallo. Colore femminile per definizione: è il colore dell’energia solare, il colore del grano, cibo primario, il colore dell’oro e quindi della preziosità.  Energia, nutrimento, preziosità: elementi della vita che riscalda, nutre, impreziosisce e quindi fondanti dell’universo femminile. Ma il giallo è anche il colore dell’inatteso, della sorpresa, del cambiamento, dello sfuggire alle regole. Ricordiamoci di Penelope, che tenne in scacco i tracotanti Proci, pretendenti al suo nuovo matrimonio, tessendo e disfacendo la tela destinata al sudario del suocero Laerte, fino al ritorno di patria di Ulisse. E poi Beatrice di Dante che, al contrario, pur non avendone assecondato l’innamoramento, sin dal primo incontro a Firenze, essendo prima andata in sposa diciannovenne ad un banchiere in un matrimonio di interesse familiare, e poi in seguito a causa della sua giovanile morte improvvisa, fu per il Sommo Poeta l’ispiratrice della Commedia e la causa del suo perdersi nella “selva oscura”.

Che dire, poi ancora, del cambiamento, nel nome dell’amore, della principessa Turandot che, nell’incompiuta opera di Giacomo Puccini, sposa il principe “ignoto” Calaf che aveva osato sfidarla nel risolvere i tre enigmi per sedersi al suo fianco, e da regnante famosa per la sua insopportabile crudeltà, canta al Coro finale dell’opera che il nome del suo principe è “Amore”! Penelope, Beatrice, Turandot: tre donne dall’animo giallo così diversamente intenso, ma capaci tutte di suscitare, nell’arte, sensazioni fortissime di solidarietà o di diniego, ed evocare, nella realtà, quel richiamo al valore delle emozioni che fanno dell’universo femminile un territorio sempre fertile e generoso, specie in quest’epoca che vorrebbe “tecnologizzare” anche i sentimenti. Ma, come recita il titolo del famoso libro di Tzvetan Torodov, “La bellezza salverà il mondo”. Buona mostra!

(Autore: Antonio Pezzella)
(Foto: Antonio Pezzella)
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 Redazione Qdpnews.it

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